Il caso Angelo Burzi apre una voragine: “Condanna iniqua”. Il pg di Torino: “Non vi fu persecuzione”

Scoppiano le polemiche sulla tragica morte di Angelo Burzi. L’ex assessore e consigliere regionale, storico esponente di Forza Italia in Piemonte era stato condannato il 14 dicembre in appello a tre anni nell’inchiesta “Rimborsopoli”.  «Siamo scioccati dalla scomparsa di Angelo Burzi. Tra i fondatori di Forza Italia a livello piemontese, per anni è stato un centro di gravità per giovani, e meno giovani, simpatizzanti e militanti, che in lui hanno sempre trovato un punto di riferimento solido e preparato. Anche chi nel nostro partito lo considerava ingombrante, perché sapeva farsi valere con la forza della preparazione e della cocciutaggine, gli riconosceva però l’alta statura politica». Ad affermarlo in una nota il Coordinamento Regionale di Forza Italia in Piemonte.

«Qualcuno ha cercato di appannare la sua immagine, ma chi lo ha conosciuto sa quanto fosse uomo di alti principi e rispettoso dei valori della galanteria d’altri tempi. La sua tragedia ci deve far interrogare e deve far interrogare il mondo politico se non vi sia qualche cosa da riformare nel sistema italiano. Perché la sua dipartita ha delle colpe e deve portare ad una serie riflessione. Angelo Burzi ci mancherà perché anche quando sembrava più lontano da Forza Italia incarnava al meglio i nostri principi e valori e per loro ha combattuto fino all’ultimo giorno della sua vita», conclude la  nota del Coordinamento Regionale di Forza Italia in Piemonte.

«Provo un profondo dolore per la scomparsa di Angelo. Politico di razza, autentico liberale, persona dalle grandi intuizioni. Il suo contributo nella fondazione di Forza Italia, così come nei miei anni di presidente  del Piemonte è stato determinante nel creare un modello di governo regionale virtuoso che, ancora oggi, ci viene riconosciuto anche dagli avversari politici». Enzo Ghigo, ex governatore piemontese oggi presidente del Musro del Cinena di Torino ricorda l’ex consigliere regionale.

«Rapportarsi con lui, come con tutte le persone di viva intelligenza è stato, a volte, sì impegnativo, ma sempre costruttivo e stimolante: molte delle sue idee e proposte poi da me accolte e realizzate hanno lasciato un segno positivo per la comunità piemontese – aggiunge – da uomo orgoglioso qual era, è stata sicuramente  per lui  dolorosa la vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto in un periodo storico in cui, con indubbie storture commesse da alcuni, anche  molti politici retti e onesti sono stati travolti, convinti in buona fede, secondo le regole allora vigenti, di non aver mai commesso illeciti. Sono vicino ai suoi cari e lo ricordo con grande stima e affetto», conclude Ghigo.

Duro Marco Taradash che su Twitter ha scritto: «Un modo infame di dare una notizia. Burzi aveva animato la politica liberale in Piemonte e a Torino per tutta la sua vita. E aveva subito una condanna iniqua. Riposi in pace», scrive su Twitter.

Guido Crosetto, dal canto suo, ha scritto sempre su Twitter: «Non riesco a trattenere la rabbia, mi scuso. Da questa mattina non riesco a pensare che al suicidio di un uomo perbene e di ciò che lo ha spinto a quel gesto. Contro di lui (e molti altri) hanno usato la giustizia. Perché c’è gente che l’amministra solo per combattere nemici».

Tiziana Maiolo, già parlamentare FI ed ex presidente della commissione Giustizia, su Twitter ha commentato: «Il suicidio di Angelo Burzi, ingiustamente condannato per comportamenti legittimi (qualificati come reati a posteriori) è un atto di denuncia politica al sistema-giustizia. La commissione d’inchiesta proposta da @forza_italia e da @roberto_cota é sacrosanta»

«Conoscevo bene Angelo Burzi e in questo momento prevale il sentimento di commozione e di vicinanza alla famiglia. Era un uomo di grande valore, colto, intelligente, ironico, con una grande passione per la politica. Angelo per certi versi era una persona d’altri tempi. Allo stato non conosco i motivi di questo tragico gesto ma, se si dovesse scoprire un legame con l’uso di una giustizia che non agisce per fini di tutela del diritto ma solo per scopi politici, ci troveremmo di fronte all’ennesima infamia, di una giustizia che ha smarrito il suo vero ruolo e la sua funzione primaria». Lo ha detto all’Adnkronos la senatrice di Fi Stefania Craxi. «Mi auguro che la politica reagisca e spero che il prossimo presidente della Repubblica – ha concluso Stefania Craxi – non sia silente o connivente di fronte a uno scempio che non è più tollerabile».

Sul caso interviene il Procuratore Generale di Torino Francesco Saluzzo che risponde in una nota alle prese di posizione di numerosi esponenti politici. «Ho letto la tristissima notizia della morte dell’ingegner Angelo Burzi, evento di fronte al quale esprimo tristezza e umana condivisione dei sentimenti di dolore di chi gli era vicino. Seppur con il necessario garbo, debbo, però, intervenire sulle inaccettabili affermazioni di alcuni esponenti politici (anche passati) che hanno ritenuto di utilizzare la morte di un uomo per accuse del tutto false e contraddette dai fatti». E osserva: «I magistrati non hanno “nemici” (neppure “amici”) e per quanto riguarda le Procure del mio Distretto (e quella di Torino, in primo luogo) e la Procura Generale, l’affermazione, oltre che “destabilizzante” e irricevibile, è ampiamente contraddetta dal fatto che indagini e processi (e non è necessario fare riferimento ai singoli procedimenti) hanno riguardato, negli anni, esponenti politici di differenti versanti. Perché l’azione di questi Uffici è rigorosamente ancorata ai principi ed alle garanzie costituzionali, alla imparzialità ed alla assoluta indipendenza».

Per il Pg Saluzzo non vi fu persecuzione nei confronti di Burzi il quale “aveva “patteggiato” una pena di oltre un anno di reclusione per una serie di ipotesi che, evidentemente, non riteneva di poter contestare, pur rivendicando, in più occasioni, la correttezza complessiva del suo operato: spese che riguardavano sia alcune sue proprie sia spese autorizzate a beneficio di altri consiglieri del suo gruppo politico”. La recente condanna della Corte di appello di Torino, non è intervenuta su quella precedente applicazione di pena (c.d. patteggiamento) che era divenuta definitiva il 23.1.2020, ma, sulla base di quanto aveva disposto la Corte di Cassazione, ha rivalutato quattro ipotesi di reato, e per esse vi è stata condanna, ed ha provveduto ad un “ricalcolo” della pena ed alla applicazione di un aumento per effetto della continuazione con quattro e diverse ipotesi di reato contestate.

Pubblicato da edizioni24

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