Green Pass, la truffa per ottenerlo. Il sistema e le falle

Non bastavano i no vax e i no green pass a rallentare la fine della pandemia. Ora sbucano anche i “furbetti” del tampone, quelli che ne provano di ogni pur di mettere in tasca (gratis) la certificazione verde. L’ultima trovata degli “attendisti” – indecisi o pseudo tali, poco importa – è quella di riutilizzare lo stessoscontrino fiscale per ripetere l’antigenico senza dover tirare fuori un euro di tasca propria. E così i farmacisti sono costretti a siglare il retro delle ricevute di pagamento per evitare la truffa.

Se c’è un ingrediente che non è mancato in questa pandemia è sicuramente l’astuzia. Dagli espedienti per sfuggire ai controlli nei varchi portuali, in tempi non sospetti di passaporto vaccinale, alle autocertificazioni mediche fai da te: ne abbiamo viste di tutti i colori. L’ultima alzata d’ingegno – un tentativo di truffa bella e buona, in realtà – riguarda i tamponi. Da quando l’obbligo di certificazione verde sui luoghi di lavoro (Decreto Green Pass Bis), le farmacie sono state prese letteralmente d’assalto da quei lavoratori necessitanti di un test antigenico, con esito negativo, per poter accedere agli uffici. E se fino a qualche settimana tutto filava liscio come l’olio (o quasi), adesso l’esborso per il costo di un tampone, al prezzo calmierato di 15 euro e con validità di 48 ore, comincia “a farsi sentire”. Dunque qualche “indeciso” ha ben pensato di aggirare l’ostacolo con l’inganno. In che modo? Riutilizzando lo stesso scontrino per poter ripetere – gratis, ovviamente – il test. La truffa, oltre all’eventuale danno economico, sta rischiando di tracciare un caso senza precedenti dal momento che in Italia si contano ancora 7 milioni di non vaccinati. Per arginare la lunga scia di “furbetti”, i farmacisti ora sono costretti a siglare sul retro le ricevute di pagamento. Con buona pace dei no vax, attendisti e anti green pass.

Sui tamponi è guerra aperta tra sindacati e governo. I primi ritengono che debba essere lo Stato a farsi carico del costi per ogni singolo lavoratore non vaccinato, mentre l’esecutivo di Mario Draghi pare stia vagliando addirittura l’ipotesi di un’ulteriore stretta sulla durata della certificazione verde. Del resto il green pass è stato concepito come uno strumento per accelerare la campagna vaccinale, un tentativo soft per convertire gli indecisi. Senza contare che, alla luce della nuova curva epidemica, occorrerà prendere dei provvedimenti ancor più drastici. Lo ha rivelato anche Guido Rasi, ex direttore dell’Ema e braccio destro del commissario Figliuolo. “Tra una settimana si dovranno prendere altri provvedimenti se i numeri salgono. – ha dichiarato – Non si torna indietro. Sarebbe oltraggioso per chi si è vaccinato”. Poi sui tamponi: “Non è abbastanza protettivo, si dovrà imporlo quotidianamente a chi va al lavoro o a chi partecipa a un evento”

Desta qualche preoccupazione l’incremento dei contagi nell’ultimo mese. Secondo i dati riportati da ilSole24Ore.com, nelle ultime 24 ore i nuovi positivi sarebbero 4.878, quasi mille in più rispetto a una settimana fa. Anche il tasso di positività è in risalita: dallo 0,79% all’1,02% in appena sette giorni. Per scongiurare il rischio di uno scenario simile a quello dello scorso inverno (ovviamente si tratta di un’ipotesi remota) è molto probabile che l’Italia adotterà il ‘modello Austria’. L’idea è quella introdurre nuove restrizioni per i non vaccinati istituendo delle “zone gialle” ad hoc. “I contagi colpiscono la stragrande maggioranza dei non vaccinati, vanno adottate altre restrizioni. Queste persone non possono danneggiare l’economia e penalizzare gli italiani immunizzati”, ha spiegato Rasi. Ora l’ultima parola spetterà all’esecutivo.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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