Gli 007 all’opera svelano tutto: ecco chi c’è dietro il Qatargate

Il Quatargate come punto di arrivo di un’inchiesta di malaffare, che riguarda giusto un paio di Paesi e qualche personaggio ben inserito nel motore politico di Bruxelles, oppure come una punta di un enorme e misterioso iceberg ancora tutto da scoprire? La sensazione è che il terremoto che ha scosso l’Europa, o meglio le fondamenta dell’Unione europea, possa essere inserito in un dossier molto più corposo di quanto non si possa immaginare. E non solo per i molteplici misteri, ancora irrisolti, che rendono la questione degna di un film di spionaggio d’altri tempi. Ma anche perché, tra gli ultimi sospetti, c’è chi inizia a parlare di Mosca.

Tralasciando il fatto di cronaca nudo e crudo – i soldi ritrovati nelle abitazioni di Eva Kaili e Antonio Panzeri – o meglio partendo da qui, è interessante interrogarsi sul ruolo giocato dai partiti, sul denaro stesso, su chi ha fatto partire l’indagine e su tutti i soggetti coinvolti. Una volta gettate le fondamenta e acceso i riflettori su ruoli protagonisti, allora si potrà iniziare a completare il puzzle, pezzo dopo pezzo, fino al completamento del quadro.

L’impresa si è già rivelata ardua. Intanto perché, come ha scritto Paolo Cirino Pomicino su Il Giorno, la vicenda di Bruxelles assomiglia molto ad un “illecito arricchimento di singole persone che nulla avevano a che fare con i partiti”. Improbabili, se non impossibili, i paragoni con altre vicende del passato. Dopo di che, passando ai misteri irrisolti, ci si potrebbe chiedere perché inviare tutti quei soldi per sostenere in sede parlamentare l’evoluzione riformatrice del Qatar.

Senza dubbio questo dossier avrà dei probabili, letali, effetti politici e democratici a lungo termine. Da qui in poi ogni singola mozione di minoranza o dichiarazione verrà guardata con sospetto, vanificando quindi il principio che dovrebbe regolare la democrazia europea.

Ecco perché bisognerebbe da ragionare sugli attori coinvolti, focalizzandosi su un aspetto da non trascurare: l’indagine è stata avviata dai servizi segreti e non dalla magistratura. Ma, allora, chi ha allertato i servizi segreti del Belgio? Rispondere a questa domanda, adesso, è complicato. Se non altro perché l’intero affare è ancora avvolto nella nebbia. Attenzione, però, a non tralasciare il quadro geopolitico europeo.

Non è un caso che Pomicino si interroghi sul presunto – ancora non accertato né ufficialmente tirato in ballo – ruolo giocato della Russia di Vladimir Putin in seno al Qatargate. Considerando che i rapporti tra l’emiro al Thani e il capo del Cremlino sono più che ottimi, Pomicino ha messo sul tavolo una ricostruzione plausibile, o almeno, da non scartare a priori: Mosca potrebbe (il condizionale è d’obbligo) aver ricevuto la notizia dell’affaire da Doha e averla diffusa per indebolire l’Ue. A quale fine? Semplice: punire Bruxelles per la vicinanza espressa all’Ucraina, ma anche danneggiare i servizi occidentali, la loro credibilità nonché l’immagine.

Tra le altre opzioni, oltre alla Russia, c’è chi ha parlato degli Emirati Arabie ipotizza che la segnalazione ai servizi del Belgio possa esser partita da Abu Dhabi, che nega tuttavia ogni coinvolgimento. Il sospetto nasce dalle turbolente relazioni tra Qatar ed Emirati, con questi ultimi che nel 2017 ruppero i rapporti con Doha accusandola di sostenere il terrorismo. La crisi, poi, è rientrata, ma le scorie potrebbero essere rimaste. Certo è che nel Qatargate la geopolitica occupa un ruolo rilevante.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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