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Gaetano Daniele a valanga contro gli “stupidi in circolazione”: ” Ti portano al loro livello e poi ti battono con l’esperienza. Ho imparato ad ignorarli”

Gaetano Daniele ith24

Il luogo comune, la frase fatta, il giudizio preconfezionato. Ma anche il dilettantismo, la arroganza, la superficialità, l’ignoranza di sapere tutto quando si ifinisce in gattabuia finanche alla fatidica età di 68 anni. Miscelate questi ingredienti micidiali e otterrete un ritratto attendibile della nostra società, rincretinita soprattutto dai social network: Facebook e whattapp. A che serve oggi una laurea in medicina o in giurisprudenza? A niente. C’è internet. Siamo tutti chirurghi, avvocati e commissari tecnici della nazionale di calcio. Ispettori di polizia alla Derrick quando poi a casa ci attende la cucchiarella. Artisti per aver copiato con la carta copiativa un ritratto o pescatori confondendo la passione per professione.

L’analisi della realtà, da condursi con i propri neuroni e magari con i propri occhi, non va più di moda. Ci sono migliaia di opinioni a disposizione in Rete. Basta prenderne una, adattarla e via. Un esempio dalla cronaca. Ricordate, qualche tempo fa, il caso di Willy, il ragazzo di colore ucciso a botte da alcune teste di cazzo vuote ma dall’appartenenza cazzuti? Nella opinione pubblica, produsse una grande impressione il fatto che gli assassini avevano muscoli pompati in palestra e praticavano arti marziali. Libri, dischi, giornali, serie televisive e varietà promuovono la superficialità, la volgarità, l’arroganza, il consumismo, la celebrità, il culto del denaro ma il dibattito si ridusse al solito dilemma: i killer erano fascisti? Certo. Gli opinionisti decisero che essi erano “oggettivamente” fascisti anche qualora non avessero mai sentito parlare di Benito Mussolini.

Allora per quale motivo? Perché è più facile nascondersi dietro a vecchie discussioni piuttosto di mettere in discussione sul serio il nostro stile di vita, promosso proprio dai media sui quali si esibiscono i commentatori. Di questo passo, però, non si va molto lontano. Infatti, tra le “geniali” proposte per risolvere il problema, qualcuno ha suggerito di chiudere le palestre per ridurre la violenza. Ma allora, per combattere l’obesità, che dovremmo fare, chiudere i supermercati?

Il Diario della capra (Baldini+Castoldi) di Vittorio Sgarbi colleziona, giorno dopo giorno, in una utile agenda dell’anno scolastico 2020-21, le migliori battute che fanno saltare gli schemi della stupidità. Eccone qualcuna. Giosuè Carducci: «Colui che potendo esprimere un concetto in dieci parole ne usa dodici, io lo ritengo capace delle peggiori azioni». Andrea Camilleri: «Adoro chi osa. Odio chi usa». Marcello Marchesi: «Due parallele si incontrano all’infinito, quando ormai non gliene frega più niente». Oscar Wilde: «L’amore è un malinteso tra due pazzi». Ennio Flaiano: «Si battono per l’Idea, non avendone». Cinque però non bastano, ce ne vuole almeno un’altra di quel gran poeta di Charles Bukowski: «Quando si tende a fare le cose che fanno tutti gli altri, si diventa come tutti gli altri». Il vero maestro, però, nell’arte di individuare un cretino è stato l’economista Carlo Cipolla (1922-200), autore di Leggi fondamentali della stupidità umana, un saggio fondamentale che trovate nel volume Allegro ma non troppo (Il Mulino). Cipolla aveva familiarità con la spiccata tendenza dei suoi colleghi a formulare previsioni “scientifiche” sull’andamento dei mercati. Ignorate, purtroppo, dai mercati stessi. Ne trasse alcune osservazioni importanti, che diventarono appunto leggi. Eccole, un po’ rimaneggiate per motivi di spazio. senza misura Prima: sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione. Cosa gravissima: giorno dopo giorno siamo condizionati in qualunque cosa che facciamo da gente stupida che invariabilmente compaiono nei luoghi meno opportuni. Impossibile stabilire una percentuale, dato che qualsiasi numero sarà troppo piccolo. Seconda: la probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa. C’è in giro gente brillante in un settore, e irrimediabilmente cretina in tutti gli altri. Inoltre non ci sono differenze di ceto, razza o sesso che tengano. I bidelli sono cretini come i professori. Le donne come gli uomini. I neri come i bianchi. La percentuale è sempre stata e sempre sarà altissima. Terza (ed aurea): una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita. Si capisce dunque che il tipo di deficiente più pericoloso è il politico, che dispone degli strumenti necessari per colare a picco una intera nazione. Quarta: le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. Non si rendono conto, stupidamente, che associarsi a un cretino ha sempre conseguenze disastrose e anche costose.

Ciò detto: prendere le distanze da un cretino, è riduttivo, ignorarlo completamente è sempre di buon auspicio.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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