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Gad Lerner non rinnega il passato e difende Lotta Continua: “macché terrorismo, non mi pento della mia militanza”

Gad Lerner difende la sua militanza giovanile in Lotta Continua. E respinge la tesi dei moltissimi che ormai riconoscono che attorno ai crimini del terrorismo rosso esisteva un clima compiacente di complicità per il quale nessuno ha pagato o si è scusato.

Ecco, Lerner è uno che non si pente e che ritiene di non doversi scusare di nulla. Del clima di quegli anni, dove c’era chi istigava e copriva e che non ha mai pagato, neanche moralmente, per questo, ha parlato Umberto Croppi a proposito della fuga dell’assassino di Mikis MantakasAlvaro Lojacono.

“Lojacono mai estradato? – dice Croppi – Viviamo in un’epoca diversa ora, lontana da quei fatti. Gli autori materiali di quei crimini non li giustifico e non li assolvo minimamente, ma hanno agito esponendosi in prima persona e, tutto sommato, pagando. Con la galera o venendo sradicati dalla loro vita. Mentre c’è un mondo che li ha spinti, sostenuti, giustificati e difesi che non è mai stato sfiorato da nessun tipo di giustizia, non dico solo quella penale, ma soprattutto morale. Non hanno mai provato riprovazione per quello che hanno fatto“.

Repubblica – si lamenta Lerner oggi nel suo pezzo sul fatto quotidiano –  insieme a quasi tutti gli altri media, ha inserito Lotta Continua tra le sigle del terrorismo, al pari delle Brigate Rosse. Pazienza se ciò stride con l’aver ospitato per un decennio fra i suoi editorialisti Adriano Sofri, il coimputato di Pietrostefani…”.

E continua: “Ho militato in Lotta Continua dal 1973 fino al 1976. Poi, per altri tre anni, ho scritto sull’omonimo quotidiano. Ricordo bene la raccomandazione rivoltami da Claudio Rinaldi, uno dei più bravi direttori della mia generazione, anche lui passato dall’esperienza di Lc: “Se vuoi fare il giornalista devi dimostrare di aver posto fine a quel sodalizio e non esitare a raccontarne le pagine oscure”. Respinsi il consiglio di Claudio e ci guardammo in cagnesco per un bel po’, salvo vivere una riconciliazione durante la dolorosa malattia che se lo portò via troppo presto. Nel 1993, arrivato a La Stampa da vicedirettore, mi fu assegnata la stanza di Carlo Casalegno, assassinato dalle Br. A proposito di quel delitto nel 1977 avevamo scritto parole inequivocabili su Lotta Continua. Ci valsero minacce dall’ala militarista del movimento, che si prolungarono negli anni seguenti. Per certi versi, segnarono il nostro passaggio all’età adulta, il ripudio della violenza rivoluzionaria come strumento di emancipazione. Ma cosa volete che importi ciò a chi oggi identifica Lotta Continua con il terrorismo?”.

Dunque, secondo Lerner, Lotta Continua evitò a molti giovani la deriva terroristica. Ma davvero la visione caramellosa di Lerner corrisponde alla realtà? Secondo Giampiero MughiniLotta Continua “era una realtà complessa, viva, ricca, la più stimolante della mia generazione. Un conglomerato delle migliori forze: da Enrico Deaglio a Marco Boato a Guido Viale. Il loro errore fu quello di incaponirsi nella campagna contro Calabresi, accusato di una cosa mostruosa senza alcun elemento di prova. I più arcigni di loro organizzarono l’agguato che diede il là alla stagione del terrorismo rosso in Italia”.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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