Fulvio Abbate epocale: “Mi vergogno di essere stato comunista”. E punta il dito contro la sinistra al caviale col Rolex

«Il comunismo è tristissimo». Fulvio Abbate, in un’intervista a Libero attacca duramente la sinistra. «Io mi vergogno di esser stato comunista. Fu un errore di valutazione, pensavamo di essere rivoluzionari, mentre il comunismo è organizzazione, dove prevale lo Stato e quindi il sistema». Il marchese Abbate, classe ’56, palermitano, giornalista, critico d’arte, scrittore visionario, esce con un libroscritto in coppia con Vittorio Michele Craxi detto Bobo. Il titolo è Gauche Caviar – Come salvare il socialismo con l’ironia(Baldini+Castoldi, pp 248, euro 18).

«La cuspide della Gauche caviar – spiega Abbate – non è quello che, pensano i semplici, Michele Serra costretto dalla moglie a creare un profumo Eau de moi; io vado oltre, penso al profumo di Andy Warhol, a Pasolini che in Uccellacci e uccellini si chiede “Dove va l’umanità” e quella risposta, “Boh!” connota una grandissima eleganza intellettuale. D’altronde io sono quello che, con una mostra, nell’87, consacrò la pop art e il dadaismo di Bettino Craxi. Se poi lei mi parla di superiorità “morale” che la sinistra ritiene di avere: beh, quella riverbera nell’”amichettismo” di tipo veltroniano alla Concita De Gregorio, per esempio».

E spiega: «L’amichettismo è una forma di cooptazione, un obbligo a cui uno scrittore vero non può piegarsi. Certo, poi essendo io uomo di mondo, so che la pago. E rimango fuori dai loro giri, tanto non devo mica diventare direttore di Radio3. Epperò l’intellettuale non deve essere organico». A proposito di Pasolini. Fratelli d’Italia ha recentemente inserito nel suo Pantheon dei grandi conservatori proprio Pier Paolo Pasolini. A sinistra non l’hanno presa bene. Lei, invece? «Io ci ho appena scritto un libro (Quando c’era Pasolini, Baldini+Castoldi, ndr). L’attenzione della Meloni per lui non è incongrua, in quanto Pasolini era custode della tradizione. Per esempio era antiabortista».

Pubblicato da edizioni24

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