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[Forze Speciali] Cosa significa “essere” e non “apparire”. Ti ricordi? Capitan Nessuno incontra il Corvo, pochi minuti: “i nostri lanci” e quel saluto ai “Fratelli” oltre oceano

By Corvo

Pochi minuti di sonno per rivedere “ll Capitano”, quel ricordo ed un saluto ai tanti eroi oltre oceano che a tutto oggi calpestano quel deserto arido, caldo ma freddo allo stesso tempo. Bastava sentire (Haho) per rendersi conto di cosa mi aspettava. Ma si ritornava a casa con il sorriso e con il cuore spento.. Da quanto tempo? Come stai? Solite…. Sono stato di servizio in città, tutto ok. E mentre fingevi ai cari ti passava davanti agli occhi tutto quello che avevi vissuto. CorrevI in bagno, e piangevi. E quando non potevi cercavi la solitudine tra mare e montagna, dove avevo trascorso parte della mia spensieratezza, della mia gioventù, per gridare al vento il nome di quei fratelli caduti. Li, ancora oggi, incontro Dio. Poi la richiamata: prepara il “sacco” tra 15 giorni si parte. E ancora e ancora. Poi continuo a sognare ed era il solito sogno: quella ragazza tra le mie braccia. Una ragazza Dio mio, stuprata da tre mostri senza pietà. E poi quel sorriso alla base che non aveva prezzo: “shukraan lak sayidi shukraan lak”. Oggi è una donna, vorrei tanto rivederla, abbracciarla, asciugargli le lacrime, ma questa volta per la gioia di rvvedermi. Ma col pensiero non ci siamo mai separati. Io veglio ancora su di lei e lei su di me. Un operazione inesistente “odissea” che ti fa capire la vita, l’amore, quello vero. Al rispetto che ogni donna merita.

Poi quel ricordo del comandante, di quel Capitano delle TF45 “Operazione Sarissa” .

Che mi racconta questo:

“Si rivide ai primi lanci, teso ma non spaventato, fino alla consegna del brevetto di Paracadutista. Era stata una bella cerimonia, intima, sentita, l’attimo che gli avevano appuntato sulla giacca dell’uniforme l’insegna di Parà si era sentito l’orgoglio di essere riuscito a raggiungere, almeno da uomo, il cielo, volando come gli uccelli. E poi, la notte…quella stessa notte erano stati svegliati in quindici tra quelli che avevano ottenuto il brevetto, svegliati in modo silenzioso, ricevendo ordini strani. Tra dieci minuti sul campo di volo, assetto da lancio notturno e petto nudo. E portate il brevetto. Si erano preparati eccitati, annerendo il volto, il petto e poi correndo sulla pista dove c’era un aereo senza luci che rullava già pronto a partire. A terra, appena fuori del portellone spalancato, il loro Comandante, anche lui a petto nudo. Li aveva fatti mettere in riga e poi aveva parlato, quasi non lo vedevano ma le sue parole si erano impresse in ognuno di loro come marchi a fuoco. “Siete stati scelti fra i migliori per fare del brevetto il vostro marchio indelebile. Nessuno è costretto a farlo, chi non è d’accordo non deve fare altro che restare in riga quando darò l’ordine di salire a bordo e nessuno ve ne farà una colpa o un disonore. Non è un obbligo, non cambia nulla del fatto che siate Parà, è solo una tradizione. Io l’ho seguita e ora la passo a voi, come è stata passata a me.” Eravamo tutti curiosi, tutti eccitati, che significato avevano quelle parole? Poi il Comandante aveva tirato fuori il suo brevetto, se lo era posato sul petto nudo e con un pugno se lo era conficcato nella carne. E loro lo avevano guardato, l’adrenalina che saliva e riempiva la bocca di saliva, le mani strette a pugno dietro la schiena. In silenzio il Comandante li aveva fissati ad uno ad uno e lui era stato il primo a farsi avanti, tendendo il brevetto. In silenzio, guardandolo dritto negli occhi, il Comandante gli aveva posizionato il brevetto sul petto e poi con un sol colpo glielo aveva piantato profondo e lui aveva sentito come una scossa elettrica, come se il dolore diventasse fuoco nel suo petto, nelle sue vene. Uno ad uno avevano ricevuto il brevetto sul petto e poi erano saliti a bordo dell’aereo che era partito subito e si erano lanciati, a braccia spalancate, urlando FOLGORE nella notte buia, quel brevetto piantato nel petto che nessuno avrebbe mai potuto cancellare, in nessuna maniera. Rientrati a terra il Comandante aveva detto, sommesso. “Ecco, adesso siete veramente dei Parà!” e Pat ricordava ancora la fierezza, l’orgoglio, la felicità di portare quei due fori sul petto, per sempre!

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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