Crea sito

Forze Speciali, Capitan Nessuno, il comandante delle TF-45 a ith24: “Era solo una bambina, il maresciallo eroe salvò la vita a molti innocenti. Quello scoppio mi segnò”

By Capitan Nessuno

Piangeva. La prima cosa che ho sentito è stato il pianto. Un pianto non di qualcuno che si fa male, ma piuttosto quel pianto fastidioso, noioso, che fanno i bambini quando non ottengono quello che vogliono.

Un pianto che vuol dire mo’ te la faccio pagare che non mi dai quello che ti ho chiesto, mo’ vedi se ti riesce di farmi smettere! Ero stato convocato al Comando per ricevere istruzioni su una operazione congiunta di Interforze che dovevamo coordinare anche nella nostra zona e ora, appena uscito dagli uffici e con ancora in testa il piano, me ne ero rimasto seduto in macchina, pensando. I

ntorno c’era un caos che noi, per fortuna, negli avanposti, non conoscevamo. Qui al Comando centrale venivano tutti, tutti i giorni. Uomini alla ricerca di lavori, incarichi di ogni genere, donne con bambini che volevano dottori, cibo, aiuti, capi di villaggi con seguito di compaesani e capre che volevano supporto, difesa, gasolio, ognuno cercava qualcosa e lo cercava da noi, dai “cattivi”, da quelli che erano lì senza motivo, ma da quelli che, alla fine, erano gli unici a difenderli dai soprusi, dalla tirannia, dalle uccisioni e dalle vendette.

Fu in quel momento che sentii il pianto. Girai l’occhio a cercare la fonte e la vidi, sembrava abbandonata in mezzo alla gente. Era una bambina, piccola, con un burka di velluto blu con le bordure colorate di rosso e giallo, aveva fuori solo il visetto pieno di lacrime e i pugnetti chiusi, discosti dal corpo e piangeva. La osservai, mi faceva sempre impressione vedere le bambine col burka, sembravano bambole vudu, senza poter essere davvero bambine.

Nessuno le badava, nessuno la guardava, forse si era persa e l’unica cosa che sapeva fare era piangere, lì da sola. .Per un attimo pensai di scendere, andare a prenderla e portarla al Comando, lì ci sarebbe stato qualcuno in grado di aiutarla, me mentre lo pensavo le si avvicinò un Maresciallo, lo conoscevo di vista, anche se non faceva parte dei miei uomini. Le parlò, lei alzò il viso e riprese a piangere ancora più forte e allora lui si piegò a terra e la prese in braccio, un sorriso nel volto abbronzato, consolando la piccola che sembrava isterica.

Poi lui fece qualcosa che mi lasciò perplesso. Buttò a terra la bambina e le si buttò sopra e nello stesso istante ci fu uno scoppio, un fiore rosso che si estinse sotto di lui, sfiorando appena la gente intorno e lasciandolo a terra, come un gigante abbattuto, la bambina che si intravvedeva sotto di lui.
Accorremmo in tanti, tennero lontana la gente dal posto, per il Maresciallo non c’era più niente da fare e nemmeno per la bambina, erano morti entrambi dilaniati dalla bomba che lei aveva addosso e della quale lui si era accorto, per questo l’aveva buttata a terra e le si era disteso sopra, salvando così la vita di tutti quelli che stavano intorno, anche se avrebbe potuto scagliarla lontano, in mezzo alla sua gente e salvarsi.

Risalii in macchina e mi accorsi di avere la bocca amara e le lacrime che mi colavano sulle guance. Avevo assistito a due atti terribili: la bestialità di chi aveva scelto una piccola bambina e l’aveva imbottita di esplosivo e mandata ad uccidere e l’eroismo di chi aveva dato la propria vita per salvare gli altri. Si compensavano? Non lo so, non lo saprò mai. Ma è difficile da digerire.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.