Feltri ride della sinistra controcorrente che critica il merito: “Preferiva il ministero della Spintarella”

“Siamo letteralmente ossessionati dal timore di offendere l’altro, ma non perché siamo diventati più sensibili, bensì solamente perché il virus del politicamente corretto ci ha bacato le menti….”, esordisce oggi Vittorio Feltri nel suo editoriale su Libero, in un ragionamento tra il serio e il faceto sulla criminalizzazione delle parole che la sinistra sta facendo da quando il governo Meloni si è insediato. Feltri, mai tenero con l’opposizione fatta di ideologia e non di fatti, si scaglia in modo particolare le polemiche sul ministero dell’Istruzione e del merito come se quella parolina fosse un’offesa…

L’editorialista e fondatore di “Libero” ha gioco facile nell’ironizzare: “Adesso riconoscere il merito di qualcuno è ritenuto scorretto, in quanto chi non è meritevole potrebbe restarci male, poverino, ed essere quindi messo in difficoltà. Per lustri non abbiamo fatto altro che ciarlare della necessità di introdurre il criterio del merito a scuola e nel mondo del lavoro, sia pubblico che privato, per addivenire ad una società più equa, sostituendolo a quello più in voga in Italia della tanto cara e amata raccomandazione, e ora che il governo Meloni ha fatto ricorso a questo termine, dandogli rilievo, ecco che la sinistra è insorta. E il sostantivo ‘merito’ è divenuto così una parolaccia. Insomma, se Giorgia Meloni avesse denominato il ministero della Istruzione e della Spintarella, anziché della Istruzione e del Merito, avremmo forse avuto reazioni meno scomposte e nessuno si sarebbe stracciato le vesti, essendo la spintarella più digeribile del merito, quando quest’ ultimo è quello altrui e non il nostro”.

Feltri prosegue elencando altri termini messi all’indice dalla sinistra. “Anche dirsi donna potrebbe essere offensivo nei confronti di chi è maschio ma vorrebbe essere femmina. Lo stesso vale al contrario. Solamente la neutralità del linguaggio – così dicono – non sarebbe insultante e lesiva della dignità della persona. Se dici mamma, offendi chi è papà. Se dici papà, offendi chi è mamma.Se dici mamma e babbo offendi chi non ha mamma e babbo, ma due babbi o due mamme. Se dici nero offendi chi è nero, come se avere la pelle scura fosse un handicap. Se sei magro offendi chi è grasso. Se sei bello, con la tua avvenenza, offendi chi è brutto. Tenendo conto di questa morbosa attenzione verso l’altro, si potrebbe concludere che la società sia migliorata negli ultimi decenni. Invece no…”. Come dargli torto?

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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