FdI sbugiarda la Ferragni paladina dei social sull’aborto “negato” nelle Marche: è una fake news, informati, studia, se ti riesce

Che caso… A ridosso delle elezioni. All’indomani del comizio di apertura della campagna elettorale tenuto ieri ad Ancona dalla presidente di FdI Giorgia Meloni. E nel giorno in cui la Repubblica spara a zero sul modello Marche, Chiara Ferragnine approfitta per vestire i panni dell’influencer del mainstream e del guru progressista che strizza l’occhio alla sinistra in campagna elettorale, subito pronta ad andare dietro alla diva social, rilanciando i soliti mantra sulle battaglie civili e i diritti delle donne. E così, forse stanca di pubblicizzare outfit e di postare scene di vita familiare in versione vacanze estive, oggi l’imprenditrice digitale più corteggiata del web ha deciso di ammaliare il suo milionario seguito di proseliti discettando su aborto e sanità, tra diritto e amministrazione pubblica.

E dunque, in una storia su Instagram se la prende con Fratelli d’Italia che, a suo dire, governando le Marche, rende impossibile in quella regione l’interruzione volontaria di gravidanza. Anzi, la dicitura esatta del suo post pseudo social e para-elettorale” mascherato da annuncio divulgativo” recita: «Fdi ha reso praticamente impossibile abortire nelle Marche, che governa – scrive Ferragni – Una politica che rischia di diventare nazionale se la destra vince le elezioni». Per questo l’influencer chiama alle armi amici digitali e seguaci dem. E li invita all’azione: «Ora è il nostro tempo di agire e far sì che queste cose non accadano», conclude belligerante. Il partito di Giorgia Meloni, chiamato pretestuosamente in causa, smentisce. E rispedisce al mittente.

E lo fa a suon di dati reali. Riscontri documentali. Prove percentuali e numeri concreti che, oltre a respingere al mittente l’attacco estemporaneo, fanno impallidire chi quel post lo ha scritto. Chi lo ha ri-postato. O anche solo esaltato come la verità rivelata piovuta dall’etere sul delicato argomento. La sinistra di Boldrini e Cirinnà, per esempio, pronte a cogliere al volo il “suggerimento virtuale” dell’influencer e ad evocare il solito spettro dell’uomo nero e dei camici bianchi obiettori di coscienza. E solerti nel cavalcare la battaglia dei presunti diritti negati… Talmente infervorate dalla sfida lanciata in rete da non accorgersi nemmeno che, come sottolinea tra gli altri l’associazione Pro Vita Famiglia a proposito della denuncia della Ferragni, trattasi di fake news.

Come rilancia Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia, che in replica dichiara: «È triste e grave che Chiara Ferragni usi i suoi canali social per diffondere fake news sulla possibilità di abortire nelle Marche col solo scopo di attaccare il diritto all’obiezione di coscienza dei medici che restano fedeli alla loro professione e vocazione: ovvero promuovere la vita e non sopprimerla». E ancora: «Non esiste un solo caso di donna marchigiana che, purtroppo, non abbia potuto sopprimere il figlio che portava in grembo e sia stata invece “costretta” a partorire.Migliaia sono invece le donne – prosegue Coghe – che si sentono costrette ad abortire per mancanza di sostegni materiali e morali. Mentre vorrebbero portare avanti la gravidanza e dare alla luce la vita che custodiscono. Un problema che la multimilionaria Chiara Ferragni evidentemente non prende minimamente in considerazione.  Quando si tratta dell’unica vera discriminazione in corso in Italia».

Basta fake, veniamo ai dati concreti. Alla verità dei fatti. Alla realtà documentata una storia social, per quanto griffata, non può negare o mistificare. Veniamo, insomma, alla replica di Isabella Rauti ed Eugenia Roccella che smentiscono (e sbugiardano) la Ferragni e il suo seguito di sostenitrici dem. E che in una dichiarazione congiunta rilasciata in nome e per conto di FdI, spiegano: «Se la stampa e le influencer vogliono occuparsi seriamente dell’aborto nella regione Marche, dovrebbero informarsi sulla base dei dati e consultare le relazioni annuali al Parlamento sulla legge 194. Per esempio, leggendo l’ultima firmata dal ministro Speranza, si evince che nelle Marche l’offerta del cosiddetto servizio di Ivg è di gran lunga superiore a quella nazionale. Le interruzioni volontarie di gravidanza, possono essere effettuate nel 92,9% delle strutture sanitarie mentre la media italiana è del 62%», replicano Rauti e Roccella.

E ancora: «Per quanto riguarda gli obiettori, il numero di aborti a carico dei medici non obiettori è 0,8 aborti a settimana. Non sembra quindi che l’obiezione di coscienza, diritto civile previsto dalla legge 194, sia un ostacolo. Per quel che concerne il cosiddetto “aborto chimico” (pillola RU486) invece – sottolineano sempre Rauti e Roccella – va ricordato che le linee guida del Ministero non sono vincolanti (infatti l’Emilia Romagna ne ha sempre avute di proprie, diverse da quelle nazionali).

«E soprattutto – incalzano le due esponenti di FdI – che quelle attuali, emanate dal ministro Speranza, non rispettano la stessa legge 194, quando prevedono che l’aborto possa essere effettuato nei consultoriOvvero fuori dalle strutture ospedaliere. È doveroso ricordare anche – concludono Rauti e Roccella – che la pillola Ru486 è un aborto più economico per il servizio sanitario, ma più pericoloso per la salute delle donne, considerati i numerosi effetti collaterali e una mortalità più alta. Come emerge dalla letteratura scientifica in materia».

E se tutto ciò ancora non bastasse a mettere a tacere le Cassandre di sinistra e la loro musa digitale, occorre citare quanto affermato poco fa da Elena Leonardi, Coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Marche e Presidente della Commissione Sanità del Consiglio Regionale delle Marche. L’ultima parola spetta a lei, in quanto addetta ai lavori e esperta conoscitrice della materia. La quale stronca strumentalizzazioni politiche e dichiarazioni infondate, asserendo: «L’accusa che nelle Marche sia negato il diritto di abortire è falsa e infondata».

Aggiungendo: «In due anni di governo regionale di Fratelli d’Italia non è stato promosso alcun atto che vada contro la Legge 194 o che modifichi il diritto di accesso all’IVG. E chi oggi nel mondo della politica grida allo scandalo dovrebbe ben sapere che non sono le Regioni bensì lo Stato ad avere la competenza normativa a riguardo. Chi oggi arriva addirittura ad affermare che nelle Marche sia stato negato l’aborto deve prima provarlo con degli atti, che però non esistono. Altrimenti dovrebbe scusarsi e raccontare la verità ai cittadini». Serve aggiungere altro?

Pubblicato da edizioni24

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