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[Esclusiva Mondiale] Capitan Nessuno, il comandante delle “Forze Speciali italiane” parla di Corvo, e a ith24: “Colonnello, apra bene le orecchie… La donna salvata…”

Esclusiva ith24

Capitan Nessuno, il comandante in forza delle Forze Speciali italiane, rompe il silenzio stampa. ‘Corvo sta per tornare’. E racconta la sua versione. Solo lui può farlo. Senza chiedere il permesso a nessuno. L’eroe delle TF45 ci scrive, e senza troppi giri di parole, nota: “Aprite bene le orecchie”.

“Doveva essere una giornata di quasi riposo. Non erano previste azioni di nessun genere ed eravamo tutti un po’ rilassati. Avevamo passato giorni duri, agguati, assalti, mine… e quel riposo era quasi meritato. Il Colonnello mi mandò a chiamare, sembrava quasi imbarazzato: “Gli americani ci hanno chiesto di mandare qualcuno a controllare una situazioneanomala.” Lo guardai incerto, anomala in che senso? Perché non ci vanno loro a controllare la loro pattuglia? Distolse lo sguardo e appariva sempre più ambiguo. Vogliono voi. Noi! Dicono che siamo i migliori. Hanno già chiamato anche un’altra pattuglia da un altro avamposto.

Dovete solo andare, dare un’occhiata e tornare indietro. Non credo ci sia da sparare nemmeno un colpo. Una passeggiata. Ho sempre avuto come un campanello d’allarme per quelle che i “capi” chiamavano passeggiate… in genere finivano con morti e feriti e mezzi distrutti. Comunque non mi restava che obbedire agli ordini e quindi andai ad avvisare gli uomini che per quel giorno non ci sarebbe stato riposo.

Per strada entrammo in contatto radio con l’altra pattuglia, il comandante era Corvo, ci conoscevamo di fama e sapevamo che nessuno di noi due avrebbe fatto nulla per mettere a repentaglio la vita dei nostri uomini senza motivo. Un’ora dopo eravamo dove c’erano gli americani ma sembravano quasi tranquilli. Ci dissero che c’era sttao un tentativo di imboscata e che avevano lanciato l’allarme ma che poi la situazione era rientrata e ormai noi eravamo già giunti sul posto.

Restammo una mezz’oretta, avvisai il comando e poi ce ne tornammo indietro. Corvo con i suoi stava facendo uguale. Ma dopo poco tempo la radio gracchiò e la voce di Corvo sembrava quasi seccata, e di solito non le mandava a dire: “Cazzo, ci dobbiamo fermare, c’è una donna in pericolo. Cercai di dissuaderlo, non era compito nosttro, dovevamo solo rientrare alla base e basta ma lui fu secco, deciso. Se ci fossi tu qui faresti uguale. E poi chiuse le comunicazioni. Feci rallentare i nostri mezzi, non volevo immischiarmi ma non potevo nemmeno lasciarlo da solo, così cercai di contattarlo di nuovo ma la radio era muta. Attendemmo ad un incrocio delle piste, volevo essere sicuro che non accadesse nulla a nessuno nonostante Corvo in battaglia era una garanzia. Anche se a vederlo con quel suo accento italiano e quel viso da bravo ragazzo appariva il contrario. Era una sorta di camaleonte.

Corvo fu furbo. Ma non troppo. Fece staccare il contatto radio ad un suo secondo. La vita di quella donna andava salvata. A rischio della sua stessa vita. E per chi non lo sapesse in quegli ambienti un militare morto faceva notizia. E Corvo questo lo sapeva bene. Era ultimo di due sorelle ed il rispetto per la figura femminile non gli lasciava scampo. È come se al posto di quella donna ci fosse stata una sua familiare. Era di principio. Un vero uomo come pochi. Non a caso oggi è chi è nonostante sia, ancora per poco, nei bunker!.

Quando rientrammo alla base la voce circolava già. Corvo aveva disobbedito agli ordini e si era fermato ad aiutare una donna, una civile, da un attacco di uomini che volevano violentarla o meglio uno dei tre aveva già consumato. E i suoi uomini avevano fatto finta di non sapere, non vedere e non sentire…Voci dicevano che era entrato da solo in un capanno da cui provenivano grida di aiuto, grida femminili e che aveva disarmato e preso a cazzotti i tre uomini che erano lì sopra la ragazza e che poi l’aveva portata fuori, fatta salire sul mezzo e l’aveva riportata indietro passando al villaggio che avevano appena passato, consgnandola nelle mani dei suoi.

Fu una rottura di coglioni. Mi chiesero se sapessi, se fossi stato d’accordo con la scelta intrapresa da Corvo. Negai. Tutto. Non sapevo, nessuno mi aveva detto nulla, non avevo partecipato all’azione, non sapevo nulla. Il Colonnello sbraitava. Se è anche lei coinvolto in questa storia, lo voglio sapere subito, da lei possibilmente, non da altri!! Continuai a negare. Fino a che si convinsero che non sapevo nulla, che era stata una inziativa personale di Corvo e basta. Una bravata. Ma dentro di me lo ammiravo molto, sapevo che, nelle medesime circostanze, avrei fatto uguale. Un grido di aiuto non si può ignorare, non importa da chi provenga. E i miei uomini mi avrebbero coperto, ne ero sicuro. Come capitato a Corvo. Non ne parlammo più tra di noi ma l’episodio rimase sospeso come un palloncino sopra di noi. Un palloncino al posto di una medaglia. Perchè non diedero una medaglia a Corvo per aver salvato una vita?. Per poco non lo cacciarono per aver disobbedito agli ordini che gli imponevano di rientrare, senza fermarsi. Ma quel palloncino brilla come oro nel cielo”.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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