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[Esclusiva ith24] Capitan Nessuno ad ith24 ricorda la morte del suo miglior amico, e augura Buon Anno all’amministratore Gaetano Daniele

Esclusiva Ith24

Il nostro portale d’informazione ha l’onore di ospitare un “uomo” valoroso che ha messo la propria vita al servizio dello Stato, in difesa dei più deboli, dell’Italia e degli italiani, tutti.

Capitan Nessuno prima degli auguri, ne approfitta per ricordare la morte di un suo più caro amico.

“Nessuno parlava mai a casa delle missioni in cui erano coinvolti, appena finite si dimenticavano, venivano sepolte in quell’angolo del cervello che rimaneva impenetrabile a chiunque, anche a loro stessi. Lì accamtonavano gli amici caduti, le imboscate, le sventagliate di mitra, gli assalti con gli RPG che li facevano volare come fuscelli e ricadere con le orecchie sorde e gli occhi pieni di sabbia, se non erano colpiti. Lì anche Pat aveva dei ricordi che cercava di dimenticare, di seppellire. Uno principalmente continuava a saltare fuori, fastidioso come una mosca del deserto, come la sabbia che volava negli occhi. Per quanto cercasse di dimenticare, non ci riusciva mai e ad ogni nuova missione saltava fuori, prepotente e terribile. Magnum era stato il suo amico di infanzia, erano cresciuti assieme alle periferie di Roma, giocando a nascondino e a guardie e ladri, più fratelli che amici. Assieme avevamo compiuto le prime marachelle, rubato il primo motorino, fumato la prima canna. Poi Pat si era innamorato delle divise e aveva deciso di entrare nell’Esercito e Magnum lo aveva seguito, perché era suo amico e perché non poteva nemmeno immaginare di vivere lontano da lui. Assieme avevano fatto il corso paracadutisti, assieme avevano fatto i primi lanci, sempre uniti come fratelli di sangue, l’uno che era il complemento dell’altro. E assieme avevamo compiuto le prime missioni. Pat ricordava il rientro, le bevute che si erano fatti, l’euforia di aver superato la morte, di essere tornati sani e salvi. Quella sera avevamo preso una macchina di servizio dalla Caserma, senza permesso, ed erano saliti su una collina appena fuori città e li avevano scaricato i caricatori delle pistole di ordinanza, sparando al cielo, alla luna che era alta nel cielo e rossa come un melone e si erano sentiti ancora più fratelli, ancora più uniti. Poi c’era stata un’altra missione e il mezzo su cui viaggiava Magnum era stato colpito da un RPG e da raffiche di mitra micidiali e lui era stato sbalzato per aria ed era caduto a terra, in un lago di sangue. Pat si era slanciato fuori, lo sveva raggiunto e mentre intorno a lui si scatenava una battaglia, si era seduto di fianco all’amico e gli aveva preso la mano, incurante di ciò che accadeva intorno a lui. Pat aveva continuato a parlare a Magnum, dicendogli che andava tutto bene, era una ferita di striscio, ma lui era consapevole che stava mentendo, e quella volta non era stato molto bravo nel mentire… “Ti riportiamo indietro e ti fai un mese di convalescenza”. Pat disse, e l’amico gli stringeva la mano, diceva che aveva freddo, che non sentiva più il peso della gravità sul suo corpo. Erano rimasti accasciati in mezzo alla pista polverosa, fino a che la battaglia era finita e avevamo chiamato l’elisoccorso, ma quell’elisoccorso tardò, quando era arrivato Magnum era ancora vivo, stringendo la mano di Pat e facendogli giurare di non lasciarlo solo, di restare con lui e di portare l’ultimo abbraccio a sua madre, ti prego, Pat vai da lei, non voglio che sia nessun altro a dirglielo. Quel suo fratello, quell’eroe di guerra, morì poche ore dopo all’ospedale della base militare. Quella perdita aveva segnato profondamente la vita di Pat. Era come se una parte di sé se ne fosse andata, come se intorno non ci fosse altro che buio, desolazione. Sentiva i sensi di colpa per aver spinto l’amico a prendere la sua strada, forse se lui non fosse stato testardemente teso a diventare un militare, forse Magnum avrebbe fatto il meccanico di moto, adorava quel lavoro ed era bravissimo. E forse non sarebbe mai stato in quella missione e non si sarebbe fatto squarciare il petto da un fucile d’assalto e non sarebbe morto disteso sulla sabbia rovente di un paese ostile. Ma da fuori non si capiva nulla di quel tormento che si portava dentro. Da fuori era rimasto lo stesso, freddo ed efficiente in missione, allegro e di compagnia in caserma, anche se spesso spariva e nessuno sapeva bene dove andasse, anche se qualcuno diceva di averlo visto al cimitero davanti alla lapide di Magnum, o su sulla collina fuori città a sparare alla luna”. (Task Force CN11 – Scarlet Carson).

“Voglio augurare insieme al mio Staff, un augurio speciale ad ith24 e al suo direttore Gaetano Daniele, e a tutti i nostri fedeli sostenitori. Stiamo uniti, fratelli, spalla a spalla, formiamo un muro a difesa di tutto ciò che amiamo e rappresentiamo. Buon Anno a tutti. Capitan Nessuno”

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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