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[Esclusiva] Intervista a “Capitan Nessuno”, l’eroe delle Tf45-Forze Speciali italiane

NON CHIEDERE, NON DIRE? – SULLE MISSIONI FANTASMA DEI NOSTRI INCURSORI ALL’ESTERO CALA LA MANNAIA DEL SEGRETO DI STATO. NESSUNO SA NIENTE EPPURE I MILITARI COMBATTONO GUERRE CHE NON ESISTONO UFFICIALMENTE – IN PASSATO SI POTEVANO TIRARE IN BALLO GLI OBBLIGHI VERSO LA NATO, MA ORMAI RESTA SOLO UN BUCO NERO. TUTTO COMINCIA NELL’OMBRA NEL 2003 POI NEL 2006, E DIECI ANNI DOPO RENZI HA CAMBIATO LE REGOLE E DA ALLORA LE FORZE SPECIALI POSSONO?

Come promesso ai nostri lettori oggi abbiamo l’onore di ospitare, in esclusiva mondiale, Capitan Nessuno. (Il Capitano. Il Comandante). Mai nessuno prima di oggi era riuscito ad avere una vera e propria intervista, forse qualche battuta ad alcune TV nazionali al rientro dalle Missioni, ma nulla più. Sempre in località segrete. Sempre al comando. Sempre in prima linea portando alto l’onore dell’Esercito Italiano, delle Forze Speciali, della Folgore, del Reggimento d’Assalto “Col Moschin”. “IL REPARTO”.

L’intervista avviene ovviamente tramite un contatto anonimo che chiamiamo “Il Corvo“. È impossibile finanche all’editore Gaetano Daniele avvicinarlo, solo tramite questo contatto anonimo, Corvo, che riusciamo ad ottenere l’intervista.

Intervista a cura di Corvo per ith24

La chiamiamo Capitano anche se oggi il suo grado è superiore. Oramai, il mondo, la conosce come Capitan Nessuno.. Come nasce la sua passione per l’Esercito Italiano?

Ho deciso di rilasciare questa intervista, perché a chi mi pone le domande mi lega un profondo affetto, e non si può dire di no. La stima ed il rispetto, reciproco, è tanto, rispettando a pieno la stampa tutta per lo straordinario lavoro che svolgono quotidianamente, nell’esclusivo interesse collettivo. Venendo alla domanda, quando ero bambino, quando i miei coetanei avevano poster di calciatori, fumetti di supereroi… Io avevo un ingrandimento di Falcone e Borsellino, avevo un quadretto con il Gen. Dalla Chiesa…
Quelli erano gli eroi, quelle persone che morivano per ciò in cui credevano, per ciò che per loro era giusto, per persone che nemmeno conoscevano, loro erano i miei “supereroi”. Avevo al mio fianco un italiano, uno di quelli VERI che mi spiegava come essere italiani volesse dire aiutarsi a vicenda, senza avidità, senza cattiveria ed egoismo. Che era vivere per la felicità degli altri perché era quello il nostro vero compenso, vivere per un sorriso, un gesto, una morale e preservare questa terra oggi e domani, anche se ciò avesse voluto dire morire. E che i Soldati, i Guerrieri, facevano quello, da sempre. Da allora ho desiderato fare parte di quella schiera che non si piega, non si arrende, non cede mai
: l’Esercito Italiano”.

Sì, ma cosa sentiva quando ascoltava quella parola: 9°, Folgore?

“Mio nonno mi portò un giorno ad un cimitero militare e mi disse: resta in silenzio e ascolta: cosa senti? Non sentivo nulla e lui disse, non è vero. Se ascolti bene sentirai le voci di tutti quelli che sono sepolti qui e che ti dicono che vogliono poter essere fieri di te e non essere morti per niente. Perchè cosa può fare un Soldato, durante tutta la sua vita e anche oltre? Combattere, sempre e comunque. E da quel giorno cominciai a “sentire” quelle voci che mi incitavano a prendere il mio posto, a diventare quello che dovevo diventare. Mia madre avrebbe voluto che facessi il Notaio, in fondo non accettò mai del tutto la mia scelta, tanto che non mi chiamò mai col mio grado ma solo “soldato”, come un dispregiativo. Ma alla fine sapevo che era orgogliosa di me, come lo sarebbe stato mio nonno se avesse potuto vedermi in divisa.
Nella vita si cambia solo in punto di morte, io sono rimasto sempre lo stesso, un militare, non quella figura che spara come nei film ma bensì uno che sta alla regole, ama la vita, combatte per ciò in cui crede, ammette di aver sbagliato e fa di tutto per rimediare ma soprattutto non lascia nessuno indietro a costo della sua stessa vita. Il giudizio spetta sola a Dio, a noi… le opinioni
Essere un militare non vuol dire essere un eroe, perché un militare eroe è un militare morto. Vuol dire dedicare la vita per il prossimo, la pace e per la libertà..
Vuol dire amare al di sopra di ogni cosa, la propria Patria e la Bandiera, sempre e comunque”.

Perché scelse la “Folgore”?

“Forse perché fin da bambino il mio sogno era di volare. Lo dicevo spesso, voglio avere la pelle mimetica e volare. Come se avessi delle ali incorporate, come se potessi diventare un Supereroe che vola sulle città salvando la gente. Perciò fu una scelta facile, quasi d’obbligo, entrare nella Folgore e dopo i primi lanci capii che da lassù il mondo è bello, dolce, sincero e io mi sento a mio agio, il mondo qui ti giudica per un paio di scarpe, per il colore della pelle, per le cose che dici, ma quando sei lassù cerchi solo il Paradiso all’orizzonte e si potrebbe davvero morire innamorandosi del Cielo. Quindi non è nemmeno stata una scelta ma quasi un rientrare a casa, io mi sentivo Folgore da sempre e nella Folgore ho trovato me stesso”.

Lei ha fatto parte delle Tf45. Cosa si sente di dire?

“Non si aspetterà davvero che risponda a questa domanda?. La TF 45 è stata ed è un Gruppo Operativo Interforze che ha raggruppato “i migliori” sotto tutti i punti di vista. Punta di diamante dell’Esercito Italiano, riunisce uomini che hanno operato in zone di guerra, addestrati, veloci, silenziosi, ignorati per lo più da tutti. Uomini che si sono coperti di gloria restando nell’ombra e che, una volta che sono rientrati ai loro reparti, hanno portato e portano con sé non solo ricordi indelebili ma anche un alone di sicurezza e di forza che aiuta gli altri a tendere ad imitarli, che li fa sembrare una fiaccola nel buio, una luce nella notte. Fatela a Corvo questa domanda, dicono che abbia carta bianca”

Almeno ci parli di quei momenti.

“Quei momenti” come dice, sono stati molti e diversi. Le zone di Guerra non sono tutte uguali, da un lato, e dall’altro ognuna è intercambiabile con un’altra. Il rumore degli spari è uguale e a volte anche la sabbia del deserto che ti circonda. Spesso si mangia poco e in fretta, si dorme meno ancora con l’orecchio sempre teso, si viaggia in convogli che sai benissimo possono essere attaccati o saltare per aria da un momento all’altro e si guarda agli altri come a potenziali nemici. Eppure sappiamo che se siamo lì non è per divertimento o per uccidere la gente inerme. Siamo lì per difendere la democrazia, siamo lì a fermare un male che potrebbe avanzare e raggiungere le nostre case, le nostre famiglie. Come ho detto un giorno ad uno che mi chiedeva se valesse la pena essere presenti in quelle zone che, in fondo, non sembrano competerci, lo ripeto con certezza: se siamo lì, in quelle zone, è per impedire che quelle guerre che ad oggi non sembrano appartenerci, debbano un giorno arrivare alle nostre case e coinvolgere i nostri figli, i nostri nipoti. Siamo lì per formare il primo baluardo contro la barbarie, per continuare a godere della civiltà”

Lei in quelle zone perse anche un collega. Cosa ha significato per lei quella perdita?

Ogni perdita è sempre dolorosa, in qualsiasi modo accada. Ma avevo un amico, uno di quegli amici che pensi resteranno con te tutta la vita. Non ti poni nemmeno il pensiero che possa accadere qualcosa per cui, un giorno, non sia più al tuo fianco. E poi, quando accade, ti senti perso, quasi tradito, defraudato di qualcosa che era troppo grande per poter durare. E allora ti vengono alla mente tutte le cose che diceva, tutti i gesti che faceva e le risate, le chiacchierate e le confidenze. Mi ricordo perfettamente una delle ultime cose che mi disse, era uno splendido tramonto nel deserto e ci sentivamo persi e abbandonati da tutto e da tutti. E lui indicò il sole che tramontava e disse sottovoce, quasi a non voler disturbare quello spettacolo. Guarda, amico mio, un giorno saremo lì, accanto al sole, a guardare quanto piccoli eravamo e quanto grandi ci sentivamo. E sono cose come queste che rimangono dentro e non ti lasciano dimenticare, per quanto il tempo possa passare. Quando perdi un amico, un fratello, uno che ha sudato con te e combattuto con te e che è diventato talmente importante nella tua vita da non credere nemmeno che non ci sia più…”

Come è successo?

“E’ successo durante una missione e il mezzo su cui viaggiava, davanti a noi, era stato colpito da un RPG e da raffiche di mitra micidiali e lui era stato sbalzato per aria ed era caduto a terra, in un lago di sangue. Mi ero slanciato fuori, lo avevo raggiunto e mentre intorno a noi si scatenava una battaglia, mi ero seduto di fianco a lui e gli avevo preso la mano. dicendogli che andava tutto bene, era una ferita di striscio, ma lui era consapevole che stavo mentendo, e non ero stato molto bravo nel mentire… “ti riportiamo indietro e ti fai un mese di convalescenza”, dicevo, e lui mi stringeva la mano, diceva che aveva freddo, che non sentiva più il peso della gravità sul suo corpo. Eravamo rimasti accosciati in mezzo alla pista polverosa, fino a che la battaglia era finita e avevano chiamato l’elisoccorso, ma quell’elisoccorso tardò, quando era arrivato il mio amico era ancora vivo, stringendomi la mano e facendomi giurare di non lasciarlo solo, di restare con lui e di portare l’ultimo abbraccio a sua madre, ti prego, vai da lei, non voglio che sia nessun altro a dirglielo.
Quel mio fratello, quell’eroe di guerra, morì poche ore dopo all’ospedale della base militare. Quella perdita mi aveva segnato profondamente la vita. Era come se una parte di me se ne fosse andata, come se intorno non ci fosse altro che buio, desolazione.
Ma da fuori non si capiva nulla di quel tormento che mi portavo dentro. Da fuori ero rimasto lo stesso, freddo ed efficiente in missione, allegro e di compagnia in caserma, anche se spesso sparivo e nessuno sapeva bene dove andavo, anche se qualcuno diceva di avermi visto al cimitero davanti alla lapide del mio amico o su, sulla collina fuori città a sparare alla luna…ecco, una perdita così ti lascia una cicatrice nel cuore che non si rimarginerà mai”

Tante rinunce, ha sacrificato parte della sua vita privata per l’Esercito Italiano. Oggi è pentito della scelta?

“Vede, quando ho scelto di indossare una divisa l’ho fatto perché credevo nel giuramento che facevo, credevo che scegliere di diventare un soldato invece di un Notaio come sognava mia madre fosse un modo per difendere la Libertà, la Giustizia, per portare alto l’Onore e gli Ideali. Mi sono però accorto da subito che la gente comune ha una posizione ambigua verso chi indossa una divisa. Da un lato ci considera quelli a cui rivolgersi se vengono calpestati i loro diritti, ma da un altro ci considerano quelli che sparano, ammazzano, novelli Rambo che fanno le guerre e i militari solo per un congruo compenso senza in realtà fare niente di eclatante…dico la verità, all’inizio sono rimasto parecchio spiazzato. Non sapevo bene come comportarmi, se chiedere scusa per essere in divisa o darmi da fare per onorare quella stessa divisa. Oggi, per fortuna, dopo molti anni, ho le idee più chiare. Nel senso che vado per la mia strada, senza pensare a quello che possono dire o pensare di me. IO SO che non amo la guerra ma che sono pronto a combatterla e a morire per salvare la mia gente. IO SO che non uccido per il gusto di farlo ma che se fosse l’unica maniera per ottenere la LIBERTA’ e la GIUSTIZIA, per me e per gli altri, lo farei senza esitare. IO SO cosa sono e ne sono fiero. IO SONO UN GUERRIERO e NO, non sono pentito di quella scelta e la rifarei ad occhi chiusi mille volte”.

Chi è il Corvo?

Ma crede veramente che se lo sapessi lo direi qui. Ma so che è un uccello che vola alto”

Grazie di cuore Capitano

Grazie a voi!

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

2 Risposte a “[Esclusiva] Intervista a “Capitan Nessuno”, l’eroe delle Tf45-Forze Speciali italiane”

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