Ercolano, sul caso O.E.I e sull’avvocato A. C, facciamo chiarezza! Ith24 scrive al Presidente: “La invitiamo a leggere tutti gli articoli citati con attenzione, le prove, in parte, sono in Procura”

By Pistone

Sulla vicenda particolare, che riguarda un fatto di cronaca nera tra Gaetano Daniele, amministratore del Sito (ith24) la mamma violenta di Ercolano (O.E.I) ed il suo legale difensore (Avv. A.C) e che è rimbalza su ith24, (blog personale) corre l’obbligo fare chiarezza. Anzi. Si dovrà ancora scrivere tutta la verità, in quanto ith24 ha sollecitato a più riprese anche la trasmissione (Non è la Rena di Massimo Giletti su La7). Sia da un lato che dall’altro. L’impressione, tuttavia, sembra essere che il contenuto e i protagonisti della vicenda contribuiscano a creare confusione sul tema, rancorati da una prima sentenza presidenziale (seppur Condivisa in ambito genitoriale) ma che concentra tutte le attemzioni su di un minore più volte maltrattato, mortificato e picchiato da una mamma violenta incapace di intendere che suo figlio, un minore di 10 anni circa, andava tutelato. Difeso. Protetto. Non dopo aver commesso tali azioni disumane, o peggio dopo la presidenziale, ma prima. Come più volte sollecitato dal marito della mamma violenta. Una mamma che a tutto oggi e a distanza di due mesi non versa le spese extra al minore (Denunciata). Difatti, oggi, la mamma è costretta a vedere il figlio in ambiente protetto (un ora a settimana). Sotto stretta osservazione. Del resto anche Raffaele Cutolo alias “O Professor” si sposò in carcere. (Sotto stretta osservazione). Con questo mica possiamo affermare che fosse un cattolico praticante?

Ma non perché lo scrive ith24, perché i fatti di cronaca accaduti oltre ad essere stati denunciati in Procura, sono finiti anche su ith24. Un Blog appunto personale. (Per diritto di Cronaca). Se poi si riveleranno diffamazioni, siamo pronti a sborsare anche a protestati. Che al sol pensiero di mettere mano al portafoglio, staccano tutto in attesa di un nuovo Post da sottoporre al Presidente. (Azioni comportamentali). Eppure pensavamo che le azioni comportamentali fossero assoggettate alle mazzate, ai graffi riportati al collo di un minore, al non versare spese extra per il figlio. Evidentemente ci sbagliavamo.

Guardi qui, questo Pistone che scrive. Ha messo anche me. Perché nel codice civile o penale c’è scritto che un avvocato in quanto tale, può permettersi il lusso di diffamare o sparare cazzate a raffica? Ma poi come si permette di entrare in un blog personale?

Il tema è complesso, certo, ma un po’ di ordine, con poche e chiare parole, può essere realizzato. Non occorre scomodare tutta la letteratura accademica internazionale, o rileggere a larghe pennellate la storia dell’umanità, per convenire su un fatto semplice. Ha senso parlare di censura solo quando il potere politico (oppure religioso, in quanto politico), generato attraverso istituzioni pubbliche, vieta, in varie forme (leggi, repressione, tribunali, etc.), la libera espressione di opinioni all’interno della società.

Com’è noto, però, anche in questo caso, non tutte le opinioni hanno uguale legittimità a essere espresse liberamente. Per esempio, davvero poche persone oserebbero parlare di censura di fronte al divieto, sancito giuridicamente, di esprimere pubblicamente opinioni a favore della necessità di sopprimere una particolare etnia. O perché no, di un fatto di palese cronaca nera. Non crediamo affatto che organi preposti abbiano preso decisioni così importanti sulla scorta di un articolo o peggio per mera incapacità valutativa. Se non attraverso prove supportate da fatti realmente accaduti ai danni di un minore. (Atto dovuto)

John Stuart Mill, in “On Liberty” (1859), indicò alcuni limiti al “free speech” (libertà di parola), che ancora oggi risultano validi e sono riassumibili con l’harm principle” (principio del danno), riferito all’incolumità fisica delle persone. Oggi tracciare il confine del “free speech” è molto più complicato, perché dipende dal contesto culturale (in età di globalizzazione): coinvolge anche aspetti psicologici e, talvolta, economici.

Il caso di attualità da cui prende le mosse questa riflessione non riguarda, però, la censura, bensì una dinamica differente della comunicazione. Per comprendere i termini del discorso, occorre introdurre senz’altro il concetto di “no platform” (nessun pulpito). In effetti, anche se le democrazie (liberali) si fondano sulla difesa della libertà di espressione, sappiamo bene che ciascun cittadino non ha, con il diritto alla libertà di opinione, il diritto di manifestarla in qualunque luogo egli desideri (lezione di università, parlamento, principale quotidiano, telegiornale nazionale, etc.).

Il fatto che istituzioni pubbliche o private non diano spazio al singolo cittadino di esprimere una qualsivoglia sua opinione, in uno dei tanti canali di comunicazione politica esistenti, non è definibile come “censura”. Si tratta della (più o meno) libera dinamica pluralista, con le sue regole di opportunità e con i suoi vincoli sociali. In altri termini, possiamo credere nel diritto legittimo di chicchessia a diffondere le sue opinioni, senza avere alcun obbligo di fornirgli gli strumenti per farlo. Oggi, con le possibilità offerte dai social media, che animano Internet, il tema del l’no platform” è ancora meno rilevante.

A voler osservare bene, poi, la storia recente di cronaca da cui mi sono mosso si presenta come un paradosso. In relazione alla definizione di censura evocata dall’avvocato A.C, appare una dimensione di potere ribaltata rispetto al caso di specie. .

Riportare un fatto di cronaca nera in ambito minorile non è sinonimo di rancore, bensì di portare all’attenzione “personale” un fatto di rilevante importanza. (La tutela minorile andava tutelata con ogni forza). E nonostante le avvisaglie, nulla cambiò. Anzi. Peggiorò .

Il fatto che esse siano del tutto legittime e in totale armonia, nel contesto pluralista dato, con i principi fondamentali di libertà di espressione su cui si basano le democrazie occidentali. Peraltro, non sembra che la natura del “blog”, non ospitato da una testata giornalistica, muti di molto i termini della questione. Questo blog, infatti, è privato. Personale. Quindi, tali fatti di cronaca restano in oggetto un evidente segno di protesta nella esclusiva difesa minorile supportata da prove nella quale possiamo darvi anche un assaggio.,Perché resta senza filtro redazionale.

Il blog di un quotidiano online è come la rubrica di un giornale cartaceo tradizionale, senza titolo, sì, ma con un preciso autore (il cui nome ne costituisce il titolo): non soggetta a regole e decisioni redazionali.

Non facciamoci confondere dai contenuti e dai soggetti coinvolti, di volta in volta, nella polemica pubblica del giorno. Nella storia della comunicazione, la censura riguarda il controllo dell’opinione pubblica operato dal potere politico, non il controllo (autonomo) di un soggetto di informazione pubblica contro il potere politico.

Con uno sguardo sereno e (per quanto possibile) oggettivo, ispirati da principi liberali, pluralisti e democratici, possiamo davvero rattristirci di quanto accaduto. È solo auspicabile che il potere non sia in grado di imporre, ovunque e comunque, la propria volontà di parte.

I Fatti oltre ogni ragionevole dubbio

In data 8 ottobre 2020, un non noto avvocato di Torre del Greco, a seguito di alcune dichiarazioni di una sua assistita, inviava non come da prassi, attraverso una regolare raccomandata, un messaggio privato indirizzato appunto al marito della sua assistita, affinché valutare la possibilità di una eventuale consensuale. Si precisa che già in data 12 settembre 2020, quindi un mese prima, il marito della donna (che si finse vittima innocente pur di usufruire, forse di un gratuito patrocinio), fu costretto ad allertare la Questura di Caserta a seguito di una aggressione subita attraverso un coltello da macellaio. Il tutto davanti agli occhi increduli di un minore. Nella fattispecie fu sporta regolare querela denuncia anche supportata da due agenti della medesima, che invitavano la mamma violenta a rientrare in se, soprattutto dopo aver esplicitamente dichiarato che il marito “comprasse giudici e sentenze”.(Forma di vittimismo avanzato).

Ma non è l’unico caso di cronaca, si, perché la mamma violenta già qualche mese addietro, sempre alla presenza del minore, suo figlio, aggredi il marito con una bottiglia di vetro Peroni in pubblica piazza, perché a suo dire, aveva già preso un impegno lavorativo o di altra natura e non poteva occuparsi del figlio (messaggio whathsapp ndr). Un impegno personale che l’aveva spinta appunto a trasferirsi nella casa genitoriale, talmente accecata al punto da usare a più riprese le mani.

A seguito di questi ed altri accadimenti ancora al vaglio degli inquirenti, il marito decide di rispondere al messaggio ricevuto: “Non mi fido. Ho dato già mandato ai miei legali”. Questo messaggio sarà poi usato dal legale nei vari ricorsi quasi a dimostrare che la fanciulla era spinta da buoni propositi e che a chiudere fosse stato il marito. Non solo. Si spinge oltre e scrive un falso epocale: “La mia assistita già nel 2017 presentò ricorso giudiziale”. L’avvocato mente sapendo di mentire e si lancia in una difesa senza precedenti nella storia delle separazioni giudiziali. Omette fatti gravissimi. Come il messaggio ricevuto in un secondo momento, quindi dopo aver appreso della chiusura da parte del marito, considerato che nel mezzo, vi era stata un’apertura avendo l’ex marito nominato un legale, che cercava, invano, di tessere una tela che mirava esclusivamente all’interesse del minore.

Nel messaggio successivo, quindi dopo il 18 ottobre 2020, il marito mette al corrente l’avvocato di controparte di alcuni atteggiamenti protratti da sua moglie. Fatti gravi. Anzi. Gravissimi. Botte. Coltelli. Mazzate. Uscite fino a 48 ore con il totale abbandono di suo figlio. Nella fattispecie, l’avvocato risponde con una netta presa di posizione: “La diffido ndr”. E nulla cambia.

Nulla cambia. La mamma, forte dell’appoggio familiare e di un legale negligente, mette sopra. Altri messaggi nonostante la diffida raggiungono il legale, che non risponde. Non prende posizione. Solo in una occasione, a seguito di alcune dichiarazioni mendaci della sua assistita, invia ad ith24 una smentita: “non ho mai detto alla mia assistita di aver appreso offese sulla persona del marito”. Almeno in questo fu onesto. Prese debite distanze. Quindi lla O.E.I è una bugiarda? Vanno in continua contraddizione. Al punto che da un altro audio si sente dire: “lascia stare quello che dice il mio avvocato, ce la dobbiamo vedere noi”. E un continuo contraddittorio. Ce la dobbiamo vedere noi? Come? La mamma violenta pretendeva di lavorare, avere i suoi spazi e, incontrare il minore poche ore a settimana. A par nostro non tanto per il desiderio di stare con il figlio, ma per lavarsi la faccia davanti all’opinione pubblica.

Ma il modus operandi della O.E.I unitamente a quella della famiglia, non cambia. Anzi. Peggiora. Fino a chiudere il figlio minore, già reduce di altre azioni disumane, fuori la porta di casa, al freddo ed in pigiama. Botte. Mazzate. Si difende. L’ho fatto perché mi ha etichettato in malo modo. La donna ha una giustificazione ad ogni azione. Quasi a voler passare per la vittima e che tali parolacce usate dal figlio fossero sconosciute al parterre familiare. Ci stupisce. Infatti sue sono testuali dichiarazioni (davanti al minore) già depositate in Procura: “schifus, io mi faccio a 100 uomini, di De Lorenzo ce ne sono 100”. “Schifus, di Niccolò me ne scopo 10”. “Tu si nu schifus”. E al figlio: “Qua qualcuno si fa male” . “Vengo fino a Caserta”. “Io ti devo rimanere morto a terra fino all’ultima goccia di sangue”. Diffamazione? No. Cronaca nera supportata da audio e video già depositari in Procura.

Queste alcune dichiarazioni della mamma che picchiò fino a far mancare il fiato suo figlio, un’anima innocente nonostante a più riprese l’ex marito avesse messo al corrente il legale rappresentante della O.E.I, che ad oggi decanta di rappresentare addirittura un centro antiviolenza. Ci domandiamo cosa insegnano in questo centro? A denunciarli certi episodi, come fece l’ex marito allo stesso avvocato di controparte, oppure a difenderli e/o supportarli? Come poi si è verificato?

Intanto il minore resta con il padre. La mamma non avendo dimostrato senso di responsabilità materno dovrà riallacciare gradualmente un rapporto perso in ambiente protetto.. Basterebbe solo questo a classificare chi ci troviamo di fronte.

I presunti reati penali

Dal 2016 al 2020 la ragazza forte della residenza matrimoniale (che cambierà solo in data 7 settembre 2021) stipula diversi finanziamenti (poi darà la colpa all’ex marito, quasi a far passare il messaggio che, in fondo, una ragazza di 30 anni era ignara di quello che solo lei poteva fimare in banca. Per non parlare della presunta busta paga falsa in compagnia di un ragazzo, individuato. Il caso è stato prontamente denunciato alla Guardia di Finanza.

Le diffamazioni secondo l’avvocato

Secondo l’avvocato (A.C) ith24 non solo avrebbe diffamato la fanciulla ma anche i genitori e la famiglia. Questo quello dichiarato da ith24 che sottoscrivie anche in data 05/10/2021

Entrambe i genitori, tra l’altro denunciati per circomvenzione di minore e truffa aggravata, sono stati condannati in via definitiva a 17 mesi di carcere (per truffa aggravata e continuata) ai danni di numerose compagnie assicurative. Condanna passata in giudicato nel 2017.

Il padre della fanciulla già condannato a 4 mesi di pena sospesa per (ricettazione) con un trascorso giovanile poco cristallino. Infatti un’altra condanna pende sulle sue spalle per furto.

La sorella sposa un killer di professione legato al Clan Birra di Ercolano.

Il nipote, che attualmente convive sotto lo stesso tetto della (O.E.I) nel 2015 tentò di buttare giù dal balcone di casa il nipote, figlio della (O.E.I) di soli 5 anni. Della serie: dovete passare quello che fate agli altri. Denunciato dalla stessa (O.E.I) finisce sotto processo a Santa Maria Capua Vetere. Tra l’altro vende uno scooter sotto sequestro avendo venduto le scocche attraverso il portale (Subito.it). Lo dichiara la stessa (O.E.I). L’ex marito farà una integrazione di denuncia, avendo, da indiscrezioni, trovato una foto del telaio coperto da un lenzuolo blu posto all’interno dell’abitazione dove attualmente risiede la (O.E.i).

La domanda che noi ci siamo posti è la seguente: “Il Forma Ments” di tutto il nucleo familiare della mamma violenta ha già dimostrato negli anni che il “Modus Operandi” tende verso la criminalità organizzata: dal matrimonio della sorella con un boss di camorra fino alla ultima condanna avvenuta nel 2017 per entrambi i genitori. Si può parlare di casi isolati o di errori di gioventù?

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.