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Ercolano, quando i Birra volevano vendicare Infante, legati a Giovanni Birra, fino all’arresto di Mario Ascione

Un patto di sangue per mettere al tappeto i nemici comuni. Una santa alleanza costruita sull’asse Ercolano-Torre Annunziata-Pompei-Nola per placare la sete di sangue del boss pluriergastolano.

Sì perché il clan Birra di Ercolano era pronto a tutto pur di vendicare la morte di Giuseppe Infante. Gli Infante infatti sono parenti del capoclan Giovanni Birra. Ma anche sfruttare i rapporti di “amicizia” costruiti negli anni con alcuni dei clan più importanti della zona vesuviana. Dai Cesarano di Pompei passando per i Gionta e i Chierchia di Torre Annunziata. Per chiudere con il clan Cava di Nola. Ma anche i Tamarisco, la holding specializzata nel traffico di droga.

Uno scontro di camorra tra i clan ercolanesi Birra-Iacomino e Ascione-Papale, vedeva l’appoggio alle fazioni in lizza, rispettivamente da parte dei Lo Russo di Miano, e dei Longobardi-Beneduce della zona flegrea. La circostanza emerge dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Costantino Iacomino. Quest’ultimo fa mettere a verbale che mentre era in carcere si trovò a cospetto del boss Gennaro Longobardi, che, non era a conoscenza della guerra in atto tra Birra e Papale. Il boss avrebbe messo al corrente Iacomino, di una «collaborazione» tra i Papale e i Longobardi-Beneduce per la fornitura, da parte di quest’ultimo clan a favore del primo, di armi e auto blindate.

Poi l’arresto a Latina il 3 febbraio scorso dell’esponente del clan Ascione-Papale di Ercolano, Mario Ascione, figlio del defunto Raffaele, detto ‘Rafael o’Luong’, fondatore dell’omonimo clan, e di Immacolata Adamo detta ‘Assunta’ (già condannata in via definitiva per 416 bis). L’arresto è avvenuto ad opera dei carabinieri del nucleo operativo e Radiomobile di Torre del Greco, con il supporto dell’arma territoriale di Latina, che hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il 30enne sin da giovanissimo raccoglie le redini del clan Ascione di Ercolano (Napoli) insieme al cognato, Giorgio Di Bartolomeo, e si allea con il clan ‘Papale’ partecipando alla quarta guerra di camorra contro il clan ‘Birra-Iacomino’, che ha disseminato terrore sul territorio ercolanese tra il 2007 e il 2008.

In quel biennio, la città degli scavi è stata teatro di numerosi agguati di camorra, con dodici vittime e numerosi feriti. La parabola giudiziaria di Mario Ascione inizia il 24 aprile 2008, con l’arresto per associazione di stampo mafioso e la successiva condanna in via definitiva. Durante la sua detenzione è stato anche colpito da numerose ulteriori misure cautelari, tra le quali quella per il reato di estorsione aggravata. Il 30 aprile 2020, dopo la scarcerazione dal penitenziario di Milano Opera, dove era detenuto in regime di carcere duro 41 bis, è stato condannato in primo grado dal Tribunale Collegiale di Napoli a 18 anni di reclusione per il reato di tentato omicidio aggravato, commesso il 23 aprile 2008 ai danni di un affiliato del clan rivale ‘Birra’, reato per il quale era imputato in stato di libertà. A seguito della condanna in primo grado, la Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha richiesto una misura cautelare, definitivamente accolta dalla Suprema Corte di Cassazione. Di recente, il 30enne è stato anche condannato in primo grado alla pena dell’ergastolo per l’omicidio commesso l’11 febbraio 2008 ai danni di Giorgio Scarrone, fratello di Agostino Scarrone, killer del clan rivale ‘Birra-Iacomino’, oggi collaboratore di giustizia, reato per il quale a breve inizierà il processo dinanzi alla Corte di Assise di Appello di Napoli.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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