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Ercolano, Clan Birra, dalla vendetta dell’Infante, all’uccisione Cozzolino: 8 anni. Questa la pena mite per il Killer Gerardo Sannino. E quei legami di sangue…

By Anna Di Giacomo (ith24)

Come già riportato nell’articolo precedente, tra il 2007 ed il 2008, il patto di sangue per mettere al tappeto i nemici comuni aveva preso piede. Una santa alleanza costruita sull’asse Ercolano-Torre Annunziata-Pompei-Nola per placare la sete di sangue del boss pluriergastolano.

Il clan Birra di Ercolano era pronto a tutto pur di vendicare la morte di Giuseppe Infante, parente del capoclan Giovanni Birra alias “A Mazz”. Anche sfruttare i rapporti di “amicizia” costruiti negli anni con alcuni dei clan più importanti della zona vesuviana. Non solo. Infatti i loro affiliati assoldavano uomini vicini al clan come corrieri di droga. Avvenivano tra Ercolano e la Toscana. Come nota un pentito: venivano delegati uomini vicino al clan, insospettabili o, parenti indiretti di affiliati. Le consegne Avvenivano a Livorno. Poi i cartelli importanti. Dai Cesarano di Pompei passando per i Gionta e i Chierchia di Torre Annunziata. Per chiudere con il clan Cava di Nola. Ma anche i Tamarisco, la holding specializzata nel traffico di droga. Girava tutto intorno alla droga. Da li i proventi maggiori. Molti killer la usavano prima di commetere efferati omicidi.

Tra gli omicidi fuori zona ci fu quello di Ciro Cozzolino. Ma la giustizia è stata mite, come la pena inflitta. Solo perché Gerardo Sannino, che si è autoaccusato di essere stato il “killer di fiducia” del clan Birra di Ercolano, si penti, mandando alla sbarra Stefano Zeno ed altri uomini legati al Clan Birra di Ercolano. Sannino, gia sposato con G.I, con un figlio, ora vive sotto protezione. Ma la quarta guerra fa paura. Le rivendicazioni e la sete di vendetta dei pluriergastolani per essere finiti al 41bis, non si placa.

Ma al di là di questo aspetto, per la famiglia delle vittime è un prezzo troppo basso per la vita di un uomo.

Quello di Cozzolino fu l’unico omicidio di camorra avvenuto in Toscana. Fu ucciso la sera del 4 maggio del 1999.

L’unica nota positiva è chè grazie al Sannino, il clan viene ridotto a brandelli.

Infatti, la Cassazione, dopo ben 17 anni, ha scritto l’ultima parola sull’omicidio di Ciro Cozzolino, ucciso il 4 maggio 1999 a Montemurlo in quella che è rimasta l’unica vera esecuzione di camorra in Toscana. Decidendo sui ricorsi delle difese e della procura generale, la suprema corte ha confermato quattro ergastoli per i due mandanti Stefano Zeno e Giovanni Birra, per Giacomo Zeno e Antonio Birra, tutti di Ercolano, mentre Palmerino Gargiulo, autista dell’esecutore materiale, condannato all’ergastolo in appello, è morto nel frattempo in carcere.

Confermata la condanna a 24 anni per Salvatore Di Dato, difeso da Costanza Malerba e Federico Febbo, il killer che fu mandato ad aspettare Cozzolino ma sbagliò carcere (si era piazzato davanti alla Dogana mentre Ciro, semilibero, si appoggiava a Firenze), condannato a 21 anni Giuseppe Chierchia, difeso da Manuele Ciappi, che in appello si era visto ridurre la condanna all’ergastolo presa in primo grado.

Confermata, infine, l’assoluzione di Gerardo Ascione, difeso da Antonino Denaro e Alberto Rocca, l’unico a uscirne con le mani pulite.

Gerardo Ascione è fratello di Vincenzo Ascione, che nel primo processo per l’omicidio Cozzolino fu condannato all’ergastolo e poi assolto in appello.

A far ripartire le indagini è stata anni fa la confessione appunto dell’esecutore materiale Gerardo Sannino, che grazie alla collaborazione ha ottenuto una condanna a otto anni col rito abbreviato (ma è accusato anche per altri omicidi).

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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