Elezioni, simboli e liste c’è di tutto: dalla ghigliottina di Panzironi a Pinocchio. Manca il “BOOMERANG” e le “CORNA”

Simboli e… variazioni sul tema. tante variazioni e divagazioni sul tema… Addio la certezza di non sbagliare con i vecchi scudi crociati, fiamme tricolori, falci e martelli e garofani cari ai socialisti dell’era Craxi: oggi, lo sbarramento al 3% ha indotto partiti e partitini a fondersi in liste uniche per inseguire il sogno – per molti una chimera – di una spicciolata di seggi in Parlamento, condizionando la scelta iconografica dei simboli e una loro variegata proliferazione che sembra aver scatenato la più febbrile fantasia iconologica. E allora, via a loghi e immagini fantasiose che, dagli emblema matrioska, ai cerchi concentrici che rimandano ad altre icone, alla fine si somigliano un po’ tutti. Almeno nel caos di rimandi e di evocazioni più o meno dirette…

Da oggi entra nel vivo la corsa elettorale verso l’appuntamento con le elezioni politiche 2022 in programma il 25 settembre. Dalle 8 di oggi 12 agosto alle 16 di domenica 14 (tra il 44/mo e il 42/mo giorno antecedente a quello previsto per il voto), è possibile depositare i simboli dei partiti con il relativo statuto. O, in mancanza, con l’indicazione degli organi del partito, della loro composizione e delle relative attribuzioni. Contestualmente andrà effettuata l’eventuale dichiarazione di collegamento tra i partiti che dovrà essere reciproca e andrà depositato il programma elettorale, con l’indicazione del capo della forza politica.

Sono oltre 30 i simboli già resi noti: per il centrodestra i tre partiti principali Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, ognuno con il proprio simbolo. Poi ci sono il Pd, mentre non è ancora chiaro se il Movimento 5 stelle inserirà il nome di Giuseppe Conte nel simbolo. Il vero delirio, però, prende forma quando si guarda alle altre liste, quelle più piccole. Quelle che rimandano a simboli dei partiti sempre più ridotti, fino al punto di diventare indistinguibili.

Così, tra creatività grafica e grammatica politica, gli addetti ai lavori provano a sbizzarrirsi. Forse anche troppo. E nel tentativo di qualificarsi e proporsi originalmente in modo da distinguersi, finiscono per affollare il campo e generare confusione. Ma tant’è: e allora, da una ghigliottina nel simbolo di Panzironi al gatto stilizzato in quello della lista Naturalismo, sono tante le immagini “curiose” utilizzate nei contrassegni politici depositati al Viminale.

Così, da una stravaganza all’altra, la “I” di Vita, la lista della deputata Sara Cunial, è la forma stilizzata di un corpo femminile le cui gambe sono a forma di radici e le braccia di rami di un albero. Mentre nel simbolo del generale Antonio Pappalardo si può leggere: “Gilet Arancioni”, sotto “Antonio Pappalardo”, e le lettere Uci, ovvero Unione Cattolica Italiana, “Angelo Presutti” e la scritta: “Si cambia musica”.

E non è tutto. In u  profluvio di cuore e bandiere, emblemi e blasoni, succede anche che nel partito Unione Nazionale italianasi veda la bandiera tricolore a forma di cuore e all’interno l’Italia. E ancora: nella lista Free vediamo comparire un uomo stilizzato nell’atto di dare un calcio a una testa di Pinocchio, mentre nella lista Movimento Poeti d’Azione si vede da una parte della scrittauna spada e d’altra una penna.

Basta così? Diranno i più…  Nemmeno per sogno. Ed ecco spuntare tra i tanti protagonisti pronti a scendere in campo gli alfieri dei contrari alle armi, a favore della pace e della cristianità: sono i punti cardine di alcuni partiti oggi al Viminale per consegnare il proprio simbolo elettorale. Tra questi il Movimento dei Gilet Arancioni e il Sacro Romano Impero Cattolico. «Siamo un partito per la fratellanza e per la pace. Il nostro riferimento è il Cristo ma ci rivolgiamo anche agli atei e ai laici. Siamo contro l’invio di armi in Ucraina e contro tutte le guerre».  Lo ha detto la fondatrice del Sacro Romano Impero Cattolico Mirella Cece nel suo ecumenico appello al voto e col suo riassunto nel nome e nel simbolo che ne rappresenta le universali istanze…

A corredo di tutto di più non poteva mancare allora la “follia creativa” come metodo politico. A proporla è Giuseppe Cirillo, leader del Partito della Follia, tra i tanti rappresentanti di lista in fila davanti al Viminale per il deposito dei simboli. «Vogliamo una multa per i politici che sbagliano, vogliamo le elezioni di metà mandato come verifica dell’operato del loro. Stiamo raccogliendo le firme e entro la settimana le dovremmo raccogliere tutte». Come a dire che anche con la follia si va contro-corrente. Ma l’approdo è davvero garantito?

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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