Non solo Salis. Ecco tutti i morosi del Movimento 5 Stelle

By Francesco Curridori

Esistono ancora ben 38 morosi dentro il M5S. Nonostante negli ultimi anni siano spariti gli scontrini, i parlamentari pentastellati continuano a non versare neppure il rimborso forfettario di 2mila euro che andrebbero corrisposti mensilmente all’associazione Movimento 5 Stelle per le spese di funzionamento, oltre ai 500 euro sul conto intestato all’associazione finalizzati alla restituzione dei fondi per la collettività.

Se, come si legge su Reoubblica, il leader Giuseppe Conte paga regolarmente ogni mese, il suo vice Michele Gubitosa non fa un bonifico da luglio dell’anno scorso, quando versò 20mila euro per saldare gli otto mesi di arretrati, conil bonifico precedente datato ottobre 2022. Maria Domenica Castellone, vicepresidente del Senato, invece, ha versato l’ultimo bonifico di 2000 euro nel mese di febbraio e, prima ancora, ne aveva emesso un altro a novembre.

Su un totale di 51 deputati e 37 senatori eletti soltanto in 50 sono in regola con i versamenti, ossia il 40% dei parlamentari M5S. In questo gruppo rientra anche Cafiero De Raho, capogruppo dei pentastellati in commissione Giustizia alla Camera che non bonifica dallo scorso dicembre.

Secondo Repubblica c’è un gruppo di parlamentari che si rifiuta di dare il proprio contributo finanziario per il partito e i cittadini per ragioni squisitamente politiche. Il deputato Luciano Cantone, alla seconda legislatura, non fa alcun versamento da oltre un anno e mezzo. “Sto aspettando di capire l’evoluzione del Movimento 5 Stelle”, dice l’esponente siciliano facendo riferimento alla Costituente annunciata da Conte. “C’è in ballo l’esistenza di M5S, non solo il secondo mandato. Che motivo di esistere abbiamo? Se questi temi – dice – vengono affrontati con la Costituente io sono dentro e ci resto altrimenti trarrò le conseguenze”. Anche Filippo Scerra, deputato alla seconda legislatura, è fermo con i versamenti dall’anno scorso, quando aveva saldato tutti gli arretrati che aveva accumulato fino a quel momento. Giorgio Lovecchio non “paga” da ottobre 2022. Entrambi in attesa di capire cosa succederà e se vi sarà una deroga per il limite dei due mandati, un po’ come fecero i deputati vicini a Luigi Di Maio la scorsa legislatura che, in attesa di abbandonare la nave, smisero di versare i soldi dovuti. All’epoca finì con il M5S che fu costretto a mettere in mezzo gli avvocati.

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