Ecco i nuovi risvolti sui terroristi musulmani del Jnim che hanno sequestrato una famiglia italiana in Mali

Nata ufficialmente nel marzo del 2017 tramite un’alleanza fra Ansar al-Dinal-Qaeda nel Maghreb islamicoal-Mourabitoun e Katibat Macina, la coalizione di gruppi ribelli salafiti-jihadisti Jnim, ‘Gruppo di difesa dell’Islam e dei musulmani‘ ritenuta legata ad al-Qaeda, è il principale sospettato del rapimento dei cittadini italiani in Mali.

All’epoca, annunciando la creazione del gruppo e ha giurando fedeltà al leader di al Qaeda Ayman al-Zawahiri, il suo leader tuareg Iyad Ag Ghali(fondatore di Ansar al-Din), dichiarò apertamente  che l’obiettivo era quello di “affrontare il nemico crociato occupante”.

Da allora i servizi di intelligencehanno riscontrato una crescente capacità di espansione di Jnimnelle aree limitrofe, che rappresenta un pericoloso fattore di destabilizzazione per tutta la fascia saheliana.

L’obiettivo dichiarato del Jnim è quello di mandare via dal Mali le forze straniere, soprattutto quelle francesi e delle Nazioni Unite. E di imporre la sua versione della Sharia, la legge islamica.

Tradotto: sostituire l’autorità statale con un’interpretazione conservatrice della legge islamica.

Peraltro in alcune aree del Mali centrale controllate dal Jnim, l’organizzazione ha chiesto ai civili di accettare il governo jihadista.

Sebbene i componenti all’interno del Jnim agiscano in modo relativamente autonomo, tutti hanno costantemente riaffermato la loro appartenenza al gruppo ombrello e la loro fedeltà ad al-Qaeda.

Nonostante le pesanti perdite per mano delle forze francesiJnimcontinua a operare in tutto il Malie in Burkina Faso e Niger, conducendo attacchi complessiomicidi e attacchi con ordigni esplosivi improvvisati, i cosiddetti Ied, contro le forze delle Nazioni Unite, del Mali e della Francia.

Secondo gli analisti del Center for Strategic e International Studies, il Jnim rappresenta una grave minaccia per i civili, le forze locali e internazionali, nonché le forze di pace con la Missione di stabilizzazione integrata multidimensionale delle Nazioni Unite in Mali.

Il gruppo ha collaborato con l’Isgs, lo Stato Islamico nel Grande Sahara fino all’estate del 2019, quando la cosiddetta “eccezione saheliana” al conflitto tra al Qaeda e l’Isis si è conclusa con l’esacerbarsi di differenze ideologiche e defezioni controverse.

E’ seguito un periodo di ostilità tra i due gruppi che, tra il 2019 e il 2020, si stima abbia portato all’uccisione di 731 combattenti Jnim e 125 di Isgs.

Il Jnim ha anche cercato collegamenti con Ansaroul Islamche ha sede in Burkina Faso.

Il Jnim ha creato un braccio mediatico che rivendica regolarmente la responsabilità degli attacchi in tutto il Mali.

Tra gli altri, ha rivendicato l’attacco del gennaio 2019 nel quale hanno perso la vita dieci uomini delle forze di pace delle Nazioni Unite ad Aguelhoc, devastanti attacchi alle basi dell’esercito maliano a Dioura e Guiré e diversi attacchi contro le forze di sicurezza e altri gruppi armati in Niger e Burkina Faso.

Negli anni ha rivendicato diversi attacchi a cittadini stranieri. L’8 gennaio dello scorso anno, ad esempio, si è assunto la responsabilità l’attacco sferrato da un attentatore suicida al volante di un’autobomba in Malisono in cui sono rimasti feriti sei soldati francesi della forza Barkhane.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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