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Dubbi e ombre sulla variante Delta in Italia. Ecco quello che non vi dicono

Si continua a parlare dalla cosiddetta variante Delta (o variante indiana), mutazione del Covid-19 che come le precedenti sta suscitando molta preoccupazione nei paesi europei.

C’è paura anche in Italia, dove ultimamente si susseguono le notizie di casi correlati alla nuova tipologia di virus, con esperti pronti disquisire sulla tipologia di sintomi provocati da questa mutazione e sulla reale efficacia dei vaccini. Secondo un sondaggio di Gimbe, una maggiore circolazione è stata riscontrata in Lazio, Sardegna e Lombardia. In queste ultime ore il ministro della Salute Roberto Speranza ha addirittura emanato un’ordinanza che prevede 5 giorni di quarantena e tampone per chi arriva dalla Gran Bretagna.

Tuttavia, come spiega a Il Corrierela dottoressa Anna Teresa Palamara, oggi a capo del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, non vi è alcun motivo di creare allarmismo, dal momento che la situazione è sotto controllo, almeno per quanto riguarda il nostro Paese: “La variante indiana, classificata come Delta, non costituisce un particolare pericolo per l’Italia”.

L’importante, aggiunge la dottoressa, è continuare con le attività di tracciamento. Proprio a questo scopo sta per partire una rete di tracciamento italiana anti-epidemica, la Ria, che si occuperà tramite una piattaforma pubblica di sorvegliare l’andamento dei contagi, sequenziare i virus e portare avanti la ricerca. “Abbiamo lavorato intensamente per mettere a punto col ministero della Salute e la struttura commissariale coordinata dal generale Figliuolo un presidio di contrasto alla pandemia che vuole diventare permanente per scongiurare le prossime emergenze”, racconta Palamara. “Sono coinvolti i laboratori di microbiologia presenti sul nostro territorio. È un network che permetterà di lavorare tutti insieme e di garantire un’azione di sorveglianza equilibrata in tutte le Regioni. Obiettivo principale, individuare precocemente le varianti e arrivare a sequenziare il 5% dei campioni positivi nei periodi ad alta circolazione del virus e il 20% in quelli a bassa circolazione”.

Un progetto ambizioso che, se realizzato, potrebbe realmente fare la differenza nella lotta contro il Covid. Del resto, come precisa la dottoressa Palamara, non possiamo stupirci se vi sono e vi saranno varianti del Coronavirus. Il Sars-Cov-2 è un virus, ed i virus mutano per adattarsi all’ospite e sopravvivere. Non è poi detto che tali mutazioni siano più aggressive e pericolose del patogeno originario, o meno sensibili al vaccino.

Oggi si parla tanto di variante Delta. La direttrice del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità cerca di riportare la calma e placare gli allarmismi degli ultimi giorni, fornendo qualche dato oggettivo. “In Italia il numero dei casi è contenuto e circoscritto a focolai che fortunatamente sono tutti legati a positivi asintomatici“, dichiara.”Attualmente la variante predominante è la Alfa, l’inglese, identificata nell’80% dei casi. La Delta è sotto l’1%”.

Originatasi da una mutazione del gene Spike, la Delta è una variante molto contagiosa ma non aggressiva. La dottoressa ricorda poi che a contrastare il Covid e le sue varianti non ci sono solo farmaci e vaccini: “Il nostro sistema immunitario non resta a guardare, si adatta al nuovo virus, gli anticorpi si aggiornano per contrastarlo”.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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