“Diritti?” Il caso della bimba abbandonata apre una riflessione seria sul ruolo genitoriale e ammazza la “retorica”

La procura di Novara ha aperto un’inchiesta sul caso della bambina ucraina abbandonata da una coppia italiana. Ma su quali ipotesi di reato, se la maternità surrogata è legale in Ucraina? Questo dimostra quanto sia necessario introdurre delle norme ulteriori nel nostro ordinamento. Se il legislatore italiano, a nostro avviso giustamente, ritiene illegale l’utero in affitto (perché questo si tratta, sotto il nome di maternità surrogata), bisognerebbe fare in modo che lo sia altrettanto se praticato altrove. Ma sarebbe limitativo affrontare questo caso con i soli strumenti legislativi. Oltre la legge positiva, v’è n’è un’altra, che a volte può confliggere con la prima: ed è quella morale.

Sul piano etico, numerosi filosofi, anche laici, anche progressisti, e soprattutto molte femministe, giudicano l’utero in affitto una pratica aberrante: di mercificazione della vita umana, quella del nascituro, e di sfruttamento economico di chi fa crescere nel proprio grembo una vita, un figlio, da cedere poi per contratto. I sostenitori della maternità surrogata, se vogliamo chiamarla cosi, rispondono con la ormai consueta retorica dei diritti: siccome sarebbe un diritto poter diventare genitori, chi non vi riesca con i metodi naturali deve poter ricorrere all’affitto del grembo di un’altra donna, e di fatto all’acquisto del figlio. Il caso della coppia di Novara però ci dimostra come questo diritto, messo a disposizione dal legislatore (in questo caso ucraino), difficilmente i cittadini, o almeno gli italiani, siano ancora pronti a usarlo in maniera saggia.

Una politica di espansione dei diritti deve infatti sempre essere accompagnata da un reciproco rafforzamento dei doveri. Come scriveva Simone Weil ne La prima radice, non esiste diritto senza un reciproco dovere. E non sempre quest’ultimo può essere imposto dalla legge. In questo caso, ad esempio, che una bambina messa al mondo apposta per diventare figlia della coppia italiana non potesse essere abbandonata, come un’auto o un vestito di cui ci si è pentiti subito dopo l’acquisto, era un dovere che avrebbe dovuto essere scolpito nell’animo dei due coniugi. Ciò significa che non solo è inutile, ma pure controproducente provvedere a una politica di elargizioni di «diritti» per via legislativa, se essa non è preceduta da un’educazione ai doveri.

Ci pensino, i progressisti, se non vogliono una società futura egoistica e individualistica, in cui ognuno sia impegnato solo a rivendicare la soddisfazione del proprio sé, spacciato per «diritto».

Pubblicato da edizioni24

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