Ddl Zan, Letta gioca a sottomuro con Renzi. E nel Pd mancano le monetine

Circolano numeri preoccupanti al NazarenoE che, a dar retta al Giornale, potrebbero togliere il sonno ad Enrico Letta. Riguardano i pro e contro sul ddl Zan al Senato: in base, infatti, ai calcoli effettuati dal sito Tpi, citato dal quotidiano diretto da Minzolini, il testo contro l’omotransfobia raccoglierebbe tra i 130 e i 145 voti. Decisamente insufficienti a favorirne l’approvazione. Tanto più ora che la politicizzazione dell’argomento imposta da Pd e M5S ha polarizzato gli schieramenti, con il risultato di regalare a Matteo Renzi il ruolo di ago della bilancia. Il piatto penderà dalla parte che decideranno i suoi 17 senatori. Migliore copione per ridicolizzare l’annunciata rivincita di Letta dopo il famoso «Enrico stai sereno» il leader di Italia Viva non avrebbe potuto immaginare.

E anche l’euforia seguita alla prova di forza di ieri sulla calendarizzazione (il ddl Zan sarà in aula il 13 luglio) sta ora lasciando il posto a meditazioni meno trionfalistiche. In quel risultato, però, ci sono anche i voti di Iv e delle Autonomie, non sono mancati. Ma chi assicura che sarà così quando si voteranno gli emendamenti e i singoli articoli, soprattutto i più controversi (1, 4 e 7) sui quali Renzi in persona aveva avuto la trattativa con il centrodestra? Tanto più se si pensa che su molti di essi il voto sarà segreto. Il vecchio adagio del «chi troppo vuole nulla stringe» risuona ora come un monito del Pd. E si fa sempre più insinuante il sospetto che spuntino, specie tra gli orfani di Renzi, sacche di franchi tiratori.

Ma questo sarebbe niente. Quei Pd ancora muniti di testa politica, infatti, non si nascondono che sul ddl Zan si stia giocando anche la partita del Quirinale. Uno scenario che trasforma la preoccupazione in terrore. L’elezione del presidente della Repubblica è da sempre appannaggio della sinistra. Al centrodestra è stato finora consentito o di accodarsi (Ciampi) o di rifiutare (Napolitano 1 e Mattarella). Mai, però, ha dato le carte. Ora però la situazione potrebbe mutare. Certo, Renzi non è tipo che s’impegna con una stretta di mano. Ma è anche vero che non possiamo portarlo dal notaio. Occorrebbe affidarsi alle reciproche convenienze. La politica è anche questo. Chissà se il professor Letta lo ha mai spiegato ai suoi studenti.

Pubblicato da edizioni24

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