Daniele: “Rula minaccia ancora? È disperata! È una lacchè che si divide tra finte gelosie e false accuse con l’appoggio di una mela marcia che cerca di inquinare il cesto: la sua è un arte tramandata. Sono talpe nude. Bisogna assecondarla”

By Gaetano Daniele

Sono passate poco più di due settimane da quando il centrodestra ha vinto le elezioni democraticamente. Fratelli d’Italia è uscito dalle urne come partito preferito dagli utenti ottenendo il 26% (e non il 16% come detto da Santoro a DiMartedi), tra i travasi di bile della sinistra. Travasi che non sono evidentemente ancora finiti, come dimostrano i continui tweet scomposti di una delle pasionarie più accanite della sinistra, Rula Jebreal, che sembra non volersi arrendere all’evidenza e continua, imperterrita, a cercare di minare la credibilità del centrodestra, anche a livello internazionale, con attacchi scomposti e pregni di fake news. Peccato per chi la spalleggia. Perché proprio non riesce a rendersi conto che si trova di fronte una donna che si divide tra mille ossessioni e si nutre di menzogne cercando quelle attenzioni giuste per non sentirsi fuori dal coro. Normale insomma.

Ma sempre per la strana logica sinistra secondo la quale loro possono dire tutto ma le persone attaccate non possono essere difese, ogni rimostranza che viene fatta alle sue deliranti affermazioni, dal suo punto di vista diventa un attacco squadrista alla sua persona. Nulla di nuovo, certo, ma l’insistenza con la quale Rula Jebreal sta seminando mine sul web inizia a destare più di qualche sospetto.

L’ultima riguarda il ranking sulla libertà di stampa, che vede l’Italia distante dalle prime posizioni. Ed è su questo dato che Rula Jebreal si è arrampicata sugli specchi con l’ennesima invettiva contro il centrodestra, che nemmeno si è ancora insediato in parlamento e a Palazzo Chigi, ma che da parte sua lascia intendere sia responsabile di questo non mirabile risultato. “L’Italia è al 58° posto nella classifica mondiale della libertà di stampa. La stampa affronta le minacce della criminalità organizzata, di una coalizione neofascista e dei suoi sostenitori radicalizzati che minacciano i giornalisti con la violenza nel tentativo di metterli a tacere. Penso ai nostri colleghi italiani che vivono sotto la protezione della polizia”, ha scritto la giornalista. Un ranking che non fa onore all’Italia ma che non può essere imputato al centrodestra, considerando che nell’ultimo decennio a governare c’è stata quasi esclusivamente la sinistra tanto cara alla giornalista. Che ormai sembra assomigliare sempre più ad una Talpa Nuda.

La Talpa Nuda, questo rugoso animaletto, che vive solo nei deserti dell’Africa, è un mammifero con una caratteristica unica: ha il sangue freddo, e quindi non può regolarne la temperatura. Essendo nudo mette in risalto la sua anima. Molti, con odio, lo prendono in giro. Ecco. L’odio. Mai parola più azzeccata. L’Odio esiste dai primordi della storia. Caino stesso si può considerare come il primo uomo pieno di odio che uccise il fratello per invidia, dato che il Padreterno preferì i doni di Abele a quelli di Caino, ma soprattutto perché, come sostengono gli esperti, Caino tendeva ad allargare mentre Abele aveva un metabolismo che gli permetteva un girovita perfetto.

L’Odio parte dal presupposto di essere sempre e comunque dalla parte della ragione. A partire da questo assioma per l’Odio il fine giustifica i mezzi e l’avversario non è un soggetto con cui confrontarsi, ma è un nemico da abbattere. Quindi per l’Odio chi non la pensa come lui è brutto, cattivo e soprattutto non fa la doccia in coppia per risparmiare sul gas.

Dato questo quadro generale si evince che per l’Odio l’avversario sia il male assoluto. Quindi se il nemico viene preferito e premiato dai più, l’Odio perde il controllo dando segni di squilibrio quali violenti attacchi di antifascismo accompagnati da bava alla bocca e irrigidimento del pugno chiuso, e incapacità di pronunciare le vocali rendendo l’eloquio incomprensibile:“Trsbpjk qrpstzg”.

Sembra uno strano dialetto di qualche Paese del napoletano nel quale non citiamo per non offendere chi, più di me, sa articolare un pensiero. Non come quelli che non sapendolo esprimersi perché non solo privi di materia grigia ma anche delle più basilari regole del buon senso si attaccano alla sapienza spiccia di falliti affermati. Peggio di un cane ammanettato. “Taci”. “E parla solo quando te lo dico io”. E la cosa più buffa, che fa scompisciare dalle risate, è che qualsiasi domanda tu poni all’odio, la risposta è sempre la stessa. Sembra un tormentone dell’estate. Ma non finisce qui. Si. Perché andando a vedere i suggeritori, par vedere dottor Jekyll e Mister Hyde. A seconda di quello che hanno mangiato la sera prima, oppure se hanno o meno scopato. Tutto ruota intorno a loro. Al loro privato. Il resto è noia. Anzi. Come anzidetto si ripercuote sulla sagoma di turno. Sul bersaglio a cui hanno puntato il loro odio fino ad inventarsi storie alla Vanna Marchi.

In tal senso assistiamo ad atteggiamenti paradossali. C’è l’Odio che aveva promesso solennemente che, in caso di sconfitta, sarebbe emigrato come un’oca selvatica, ma che ora scopriamo ancora con le valigie impolverate in soffitta. E se viene invitato a mantenere le promesse di allontanarsi dal Paese da parte di chi pretende un minimo di coerenza, reagisce gridando all’attacco fascista e accampando la scusa che il cane gli ha mangiato i biglietti dell’aereo.

C’è poi l’Odio che organizza scioperi nelle scuole con l’intento dichiarato di protestare contro la vittoria democratica del nemico. In realtà si tratta di una scusa per saltare le lezioni, ammazzarsi di erbe illegali e praticare sesso di gruppo in presidenza a spregio delle istituzioni.

L’Odio infine, non avendo argomentazioni valide, attacca personalmente andando a ripescare parenti vicini e lontani del nemico arrivando fino a Gengis Khan macchiatosi del reato di aver lasciato un conto salato da pagare in lavanderia.

Insomma come diceva sicuramente qualcuno: “Non c’è peggior fascista di un antifascista che la mattina è sceso dal letto e ha colpito con il mignolo lo spigolo del comodino”.

La firma simbolicamente rappresenta il casato, la paternità da cui deriva la spinta affermativa verso la propria realizzazione sociale. L’introiezione che ne deriva ci permette di affrontare con sicurezza o meno la realizzazione del sé.

Infatti, tornando alla firma di Rula Jebreal, con le lettere che tendono verso l’alto in modo così determinato (basato prevalentemente sulla fantasia e il surreale) indica una forza idealistica che la spinge a voler ottenere le cose con una certa fermezza che la spinge a mettersi in gioco con tutti i mezzi. Ella desidera essere sempre presente portando avanti, anche con un po’ di baldanza, le proprie idee lasciandosi così dominare dall’emotività. È questa che non le permette di sondare con maggiore discernimento i propri punti di vista, per cui finisce per soggiacere alla propria ambizione.

L’intelligenza di Rula Jebrreal viene espressa mescolando l’idealismo con il desiderio di imitare la figura paterna introiettata da giovane e fonte di tanti stimoli. Si tratta di un’intelligenza di tipo analitico e concreto che pertanto non favorisce né la riflessione, né tanto meno l’introspezione e l’elaborazione del pensiero che risulta poco proiettato nel futuro e quindi limitante l’avvedutezza e la lungimiranza.

Premura ed emozioni non sempre sono a favore di ciò che si vorrebbe essere e realizzare. Per questo motivo, alla lunga, si finisce per schiantarsi sul muro della legalità, della verità, tirando dietro di sé tutti coloro che, credendosi di aver dettato la linea giusta, non hanno fatto altro che dimostrare di essere come Rula.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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