Daniele: Ci fate caso, quando uno ha la coscienza sporca, ogni cosa che scrivi pensa sia rivolta a lui… Ora parlo della guerra fantasma dei nostri soldati, speriamo non faccia resuscitare anche Gheddafi

By Gaetano Daniele

A volte uno strappo è una necessità, a chi va bene e a chi va male. Sono cose che capitano. L’importante è crederci, sempre. Un po come dire: prima o poi qualcosa cambierà. Vai a capire cosa…? Proprio come chi è in decadimento ma finge che tutto vada per il verso giusto.. Anzi. Quasi sia normale. E forse, a questo punto, è meglio che nessuno ci svegli.

Io, ad esempio, sogno ad occhi aperti. E la cosa strana è che il più delle volte i miei sogni si avverano. Mentre lo scrivo mi gratto i coglioni per scaramanzia. Passano gli anni e cambiano i governi ma la censura politica alle guerre italiche è sempre basata su due concetti chiave: negare anche l’evidenza e porre il bavaglio ai militari.”Evidenza”, perché non si può negare. E porre il bavaglio, perché, tornando a quel decadimento e a quella finta normalità, si spera sempre che quella distorsione della realtà non emerga.

Io poi questa cosa di mettere il bavaglio ai militari proprio non la digerisco. Da ragazzo volevo passare per forza per finanziere, quasi mi arrestavano. Poi il caso volle che vinsi un concorso nelle FFAA, e diventai un militare. Vedete? I sogni si realizzano sempre Basta volerlo. Ora sogno di diventare altro. Ma me lo tengo per me.

Già nel 1991, all’indomani della Guerra del Golfo, la grandissima e inimitabile Oriana Fallaci raccontò in un’intervista di aver potuto parlare con piloti di ogni nazionalità impegnati sull’Iraq tranne con quelli italiani ai quali era vietato da Roma il contatto con i media. Da allora le cose sono peggiorate. Nel 91 avevo solo 12 anni. Ero un ragazzino.

Nel 1999, 8 anni dopo, mi arruolai nel 2°i RGT Legnano. Li, iniziai a capire tante cose. In quel periodo conobbi un Capitano, si chiama Giuseppe Tricarico. Ci dividevamo tra Iraq e polveriera. E mentre noi giocavamo a fare i soldati il premier Massimo D’Alema negò che i nostri jet bombardassero il territorio serbo sul quale invece sganciarono 800 bombe e missili. Nel 2004, mentre avevo già consumato anfibi-Magnum, essendo passato un attimo dal 78° Lupi.e all’ISP -RFC fino al 9°, (pulIvo i cessi delle campate), con il governo Berlusconi, i giornalisti vennero tenuti lontano da Nassiryah. Io ero stato, stranamente assegmato di scorta a Lamberto Sposini, in quel maledetto ricordo a Livorno. Ogni tanto mi toglievano dai cessi e mi davano questi incarichi non alla mia altezza. E mentre noi mangiavamo beati, in quella occasione dovevo guardare anche a Marrazzo, due giornalisto di rilievo nazionale, avvenivano scontri con i miliziani. Con l’ultimo governo Prodi invece, ero a casa, congedato con onore ma con la possibilità di essere richoamato in qialsiasi momento, perché mi dissero che come pulivo i cessi io non li puliva nessuno. Ed è proprio in quel momento che vennero banditi i media al seguito dei contingenti in Iraq e Afghanistan e agli addetti stampa militari venne ordinato di tacere. Anche la guerra in Libia non fa eccezione nonostante il ministro dell’epoca, oggi politico che stimo, Ignazio La Russa avesse iniziato il suo mandato accompagnando 16 giornalisti a Farah, una delle aree afghane più calde. Cazzo se la conosco, l’ho studiata sui libri e su Google, annunciando trasparenza e dichiarando che “gli italiani combattono”

Un enorme passo avanti. Iniziarono ad accorgersi che i militari italiani combattevano. Per non parlare di “odissea”, “Antica Babilonia” e “Sarissa”, le ho studiate su Facebook e su YouTube.

Da allora si cambia marcia, come dimostrarono le tensioni con i militari in seguito alla morte del caporal maggiore Matteo Miotto, ucciso in Afghanistan. La Russa accusò i militari di non avergli fornito tutte le informazioni, il generale Vincenzo Camporini (allora alla testa della Difesa) rispose indignato e da quel momento i già tesi rapporti tra La Russa e i vertici militari andarono a carte 48.

Il ministro di allora, infatti, decise che doveva parlare solo lui di tutti gli aspetti più importanti. Difatti di li a poco ordinò il silenzio alla Marina dopo il sequestro della petroliera Savina Caylyn catturata dai pirati somali, forse per il mancato via libera politico al blitz delle nostre forze speciali che avrebbero potuto liberare nave ed equipaggio in due secondi di orilogio mentre erano in navigazione verso la costa somala con solo 5 pirati a bordo. Se il governo però decise di pagare il riscatto meglio che nessuno mettesse naso nella vicenda. Cazzo, ma non è che ora mi querela qualcuno e faccio una figura di merda perché mi sto inventando tutto? Correrò il rischio. Tanto a me chi cazzo mi legge?

Così mentre i piloti alleati raccontano le loro missioni i nostri sono costretti a sfuggire a cameramen e giornalisti: c’è un giornalista, scappiamo. Proprio come nel 1999, quando rientravano dai cieli serbi. Il maggiore Nicola Scolari, pilota di Tornado che aveva raccontato alla stampa una missione anti-radar è stato rimandato alla base di Piacenza. Che fesso. Era uno dei migliori.

Durante la trasmissione “Matrix” il ministro La Russa impedì al conduttore di fare una domanda tecnica al colonnello Gabetta, comandante della base di Trapani e brillante ufficiale. Piloti e comandanti di Aeronautica e Marina imbavagliati. Ma cosa c’è da nascondere? Forse il fatto che, proprio come in Kosovo, i nostri aerei un po’ di missili li hanno sganciati? Oppure come quando nelle varie Task Force ordinavano di stanare i Talebani a qialunque costo sol perché lo aveva ordinato la Nato. io non ci credo. Erano giri di ricognizione e colpi sparati a pallottone. Facevano male, ma non uccidevano. Meglio dire così. Questi mi querelano. E non tengo dinero. Ma almeno dico qualcosa. Mica mi nascondo dietro frasi fatte firmate da altri? Ad averlo un fratello ex guardia giurata e una mamma… E un “Santi” in Paradiso.

Il 20 marzo, al rientro dalle prime missioni lo Stato Maggiore Difesa rese noto che i Tornado Ecr “hanno portato a termine la loro missione di soppressione delle difese aeree presenti sul territorio libico” condotte con i missili aria-superficie Harm.

Dal giorno successivo il ministro mise a tacere i militari e smorzo’ i toni circa il ruolo dei nostri velivoli che, lo disse Silvio Berlusconi, ”non bombardano e non bombarderanno”. Come sottolineo’ su “Limes” Germano Dottori, attento analista strategico, “da quel momento, i Tornado non sopprimono più i radar di Gheddafi, ma si limitano a inibirne l’uso.

Arrampicandosi sugli specchi, La Russa a “Porta a Porta” spiego’ che gli Harm possono mettere fuori uso i radar libici “anche con il rumore”. In realtà un missile Harm contiene 66 chili di esplosivo e, a seconda delle versioni, dai 12 mila ai 25 mila pallettoni di acciaio e tungsteno. Nel raggio di qualche centinaio di metri chiunque non sia dentro un carro armato viene fatto a pezzi. Indicati per curare l’insonnia sono invece i comunicati stampa quotidiani corretti e approvati dal Gabinetto del Ministro. Sono tutti uguali, un giorno dopo l’altro, cambia solo il numero delle missioni eseguite ma non contengono informazioni sulla natura delle operazioni o delle minacce riscontrate.

A questo punto, meglio ritirarsi. Afghanistan docet!

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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