Daniele: “Che polemiche da Bar due Rutti, Selvaggia Lucarelli se la prende con Montesano per un motto della Decima Mas: Memento Audere Semper. Ci aggiungo: Me ne frego.. Cara Lucarelli, ma Vaffanculo”

By Gaetano Daniele

Cerco sempre di evitare di imbattermi in gossip spazzatura, come quello portato avanti da Selvaggia Lucarelli. La curiosità mi ha spinto a leggere. Anche perché sono un fun sfegatato del Montesano attore e comico. Ed è per questo che fa sorridere l’inconsistenza del caso Montesano montato ad arte dalla Lucarelli a Ballando con le stelle: voleva fare una mandrakata ma non le è riuscita, gli italiani hanno altro a cui pensare. Figuriamoci se danno retta alla Lucarelli.

Quando sei in casa e fai dei lavori non è che indossi la divisa d’ordinanza o il doppiopetto o il cashmerino, vesti l’abito che ti è più comodo e fai quel che devi fare. Idem quando stai effettuando delle prove per uno spettacolo. E così ha fatto Enrico Montesano l’altro giorno: si è presentato alle prove dell’ultima puntata di Ballando con le stelle su Rai1 con una maglietta. Sì, il capo in questione era una maglietta nera con il simbolo della Decima Mas e il motto dannunziano Memento audere semper e dunque? Uno non può indossare il vestito che preferisce? C’è una legge che vieta di indossare la maglietta della Decima Mas allo stesso modo in cui c’è una legge che impone la riconoscibilità del volto nelle sedi istituzionali?

La cosa sarebbe passata del tutto inosservata se Selvaggia Lucarelli, nella giuria del programma televisivo, non avesse voluto fare la mandrakata senza riuscirci, pubblicando un post sdegnoso per attenzionare le sentinelle che presidiano la democrazia: “Dalle immagini di ieri vedo Montesano fare le prove di Ballando con la maglietta della Decima Mas che, se a qualcun sfugge, è una formazione militare che ha combattuto accanto ai nazisti contro i partigiani, nonché simbolo del neofascismo”. Eddai. Ma che dici? Per queste sciocchezze ti meriti uno 0. C’è lo 0 in paletta?

Inevitabile la polemica, in un mondo dove la comunicazione avviene soprattutto là dove, una volta, come disse Eco, ci si scannava al bar: ed ecco la noterella Rai, dove si giudica “inammissibile che un concorrente di un programma televisivo del servizio pubblico indossi una maglietta con un motto e un simbolo che rievocano una delle pagine più buie della nostra storia”.Uanemabella…

Con tanto di scuse ai telespettatori, che sicuramente sanno tutti cos’è la Decima Mas. Non stiamo scherzando: lo può sapere chiunque, è sul sito del Ministero della Difesa mica nel dark web.

Sì, certo, il fascismo, il “principe nero” Junio Valerio Borghese e il presunto “golpe” che non è mai avvenuto et cetera. E allora? La Decima Mas è un monumento storico al pari di tanti altri monumenti fisici, che infatti qualcuno vorrebbe buttare giù perché ricordano, tanto per ri-citare, “una delle pagine più buie della nostra storia”. E quindi non puoi nemmeno indossare una maglietta. Che è pure bella. A me piacciono tanto. Ma saranno fatti personali le scelte del capo di vestiario? O siamo ancora al motto settantiano “Il privato è pubblico”?

Montesano l’hanno crocefisso per ‘una maglietta indossata durante le prove di uno spettacolo, intimandogli di interrompere la sua partecipazione al programma: “Sono profondamente dispiaciuto e amareggiato per quanto accaduto durante le prove del programma. Sono un collezionista di maglie, ho quella di Mao, dell’Urss, ma non per questo ne condivido il pensiero”.

Così ha scritto sul suo profilo Fb. Non senza aver scritto (e poi tolto) su Telegram che a questo mondo ci sono altre cose ben più importanti e rimarcando a scanso di equivoci pure la sua atavica tessera del PSI: “Buona domenica amici! Le fesserie e le strumentalizzazioni lasciamole agli altri!”.

Ma poi: in Rai l’avranno visto passare con indosso quella maglietta ed evidentemente a nessuno è venuto in mente di dirgli di tornare a casa a cambiarsi. Ci è voluto il post della Lucarelli per far suonare l’antifurto e chiamare a rimorchio l’ANPI e i pasdaràn della democrazia.

Ci verrebbe da dire “me ne frego”, ma non vorremmo rischiare di finire in qualche tribunale dell’inquisizione civile e quindi la diciamo così: fai quel che vuoi e ricordati di osare sempre. Tiè Lucarelli.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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