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Cultura gender, sfilate al limite della decenza e utero in affitto: la sinistra presenta la legge Fdi: “E’ la lobby gay”

Ci risiamo. Le 4 sinistre allo sbando per la mancanza di credibilità nel Paese, strizza l’occhio al mondo gay per racimolare qualche voto in più.

E allora ecco che la maggioranza di governo a guida Pd-M5s si inventa la legge politicamente corretta che pone in cima alle priorità del Parlamento, neanche se fosse la cassa integrazione che non arriva, per andare allo scontro con le destre.

Famiglie gay, gender, utero in affitto, con la scusa di combattere l’omofobia, reati gravi su cui, anche a destra, sono tutti d’accordo. Ci mancherebbe altro.

Stavolta a voler mettere la bandierina è Alessandro Zan, deputato Pd, che ha presentato in commissione Giustizia la sua proposta di legge per introdurre il reato di omofobia e misoginia. L’obiettivo, apparentemente, è giusto: contrastare odio, violenze e discriminazioni per motivi di genere, identità di genere e orientamento sessuale.

E che ha detto di nuovo? Ma soprattutto di sbagliato? Nulla. È come dire: non rubare.

Ma tra le righe compaiono gli inghippi vari, come i commi che creano di fatto un bavaglio o una rete di reati contro l’opinione, per smantellare la diversa idea di società, di orientamento sessuale e di famiglia che porta avanti l’altra metà della classe politica che rappresenta il Paese. Non a caso, la legge Mancino aggiunge ai reati di discriminazione per motivi razziali, etnici o religiosi anche quelli fondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, con pene severe e investimenti scolastici per propagandare, con la scusa della prevenzione delle discriminazione sessuali, l’impianto ideologico “gender” che tanto piace alla sinistra.

Ma a scendere in campo contro questa pseudo legge, sono in primis i cattolici,con Simone Pillon parlano di bavaglio contro “chi dissenta dal pensiero unico in materia di matrimonio gay, adozioni gay, utero in affitto e indottrinamento gender nelle scuole”.

E Matteo Salvini rimarca: “Ci sono già tutte le punizioni e le sanzioni possibili e immaginabili . Il rischio è di sconfinare nell’ideologia, ed è un rischio troppo elevato. Per quel che mi riguarda se qualcuno viene discriminato, insultato, pestato, l’unica via possibile è la galera. Non esiste il pestaggio più grave o l’insulto più grave. Non ci sono differenze, altrimenti anche noi presentiamo una legge ma questa volta contro l’eterofobia”.

“Siamo di fronte ad una iniziativa legislativa che è frutto del furore ideologico animato dalla lobby lgbt. La sinistra italiana finge di non sapere che il nostro ordinamento già punisce – giustamente e doverosamente – ogni forma di
discriminazione e non serve introdurre nuovi reati dietro i quali nascondere una vera e propria legge bavaglio che finirebbe per punire le opinioni di ciascuno, alimentando eccessiva discrezionalità a discapito delle garanzie difensive”. E’ la posizione dei deputati della commissione Giustizia Carolina Varchi e Ciro Maschio e della senatrice Isabella Rauti, responsabile del dipartimento vita e famiglia Fdi.

“Ribadiamo tutte le nostre preoccupazioni, già espresse nel corso delle varie sedute di discussione generale. Auspichiamo che la maggioranza faccia un passo indietro, animata dalla ragionevolezza che dovrebbe animare
l’introduzione di nuove norme penali”, concludono le esponenti di FdI.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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