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Crisi di governo, riapre il mercato delle vacche. Di Maio: “Benvenuto a chi crede nei valori della Ue”. Ma non era anti euro?

Basterà sentire Luigi Di Maio al Tg3 o leggerne l’ultimo post su Fb per capire in che mani siamo. La stessa persona che due anni fa minacciava l’impeachment per Mattarella, ora lo saluta come un «solido punto fermo». E che ora si appella a «tutti coloro che condividono i valori europei» quando solo ieri si faceva immortalare con il capo dei Gilet Gialli che ogni sabato mettevano Parigi a ferro e a fuoco. Ha la coscienza a fisarmonica l’ex-capo dei 5Stelle. Ieri contro l’euro, oggi in piena sintonia «con le istituzioni Ue». E senza mai offrire uno straccio di spiegazione sulle cause di queste prodigiose folgorazioni. In realtà ce n’è una sola e di prodigioso non ha nulla: la poltrona.

È esattamente in suo nome che lancia appelli a non meglio precisati «costruttori». Sarebbero, in realtà, i voltagabbana di una volta, gli stessi che dall’opposizione marchiava con parole di fuoco. Minacciava addirittura di cambiare la Costituzione per estirparne la malapianta. Ora li invoca come santi protettori. E senza mai accennare ad un’autocritica, ad un ripensamento. Farebbe meglio, Di Maio, a confessare di averci preso gusto a stare nel Palazzosenza indugiare in pose da statista che non gli appartengono. Cravatta e capelli in ordine non ne sono condizione né necessaria né sufficiente. In compenso, è fortunato a non trovare mai uno schienadiritta (a sentire chi si definisce tale, ne dovrebbero circolare tanti) che abbia forza e voglia di inchiodarlo a questi meschini trasformismi.

Fosse per lui, nel ’23 dichiarerebbe guerra a San Marino pur di non tornare davanti agli elettori. Anche in queste ore le sta tirando tutte fuori dal sacco le non ragioni per non votare: presidenza italiana del G20, copresidenza della Cop26, i soldi del Recovery Fund, annunciato come il «piano Marshall del nuovo millennio». Tutte opportunità che ora il «gesto irresponsabile» di Renzirischia di mandare in fumo. Di certo, assicura, «divide definitivamente le nostre strade». Lo accusa di aver aperto la crisi «mentre il Paese attraversa uno dei momenti più bui della sua storia». «Il mondo – aggiunge – ci sta guardando e purtroppo non possiamo andarne fieri». Morale: stingiamoci tutti intorno al «cruciale» Conte. «In questo momento non vedo altre opzioni percorribili». E si capisce: come il diamante della pubblicità, anche la poltrona, per Di Maio, è per sempre.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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