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Cosa? Morra va a La7 e ne spara una grossa: “Mi attaccano perché do fastidio alla mafia”

Ha dell’incredibile la lettura che Nicola Morra ha dato delle critiche e dell’indignazione suscitate dalle sue parole contro la defunta presidente della Regione Calabria, Jole Santelli. La bufera scatenata da quei commenti sul cancro che se l’è portata via a soli 52 anni, infatti, per il presidente dell’Antimafia sarebbero “un episodio di una strategia” ordita dalla ‘ndrangheta, per “infangarlo”.

Morra ha rilasciato le sue dichiarazioni nel corso della trasmissione di La7 Omnibus. Vi è intervenuto stamattina dopo che Rai 3 aveva deciso di annullarne la partecipazione, ieri sera, a Titolo V, alla luce di quelle parole sconcertanti su Santelli. Per Morra, quella scelta della Tv di Stato, dovrebbe indurre a una “riflessione sullo stato della democrazia in alcune aziende”. Ma proprio questo tentativo di ribaltare la situazione, descrivendosi come vittima – e per di più vittima di una strategia mafiosa -, fuga ogni dubbio sull’opportunità della scelta dei vertici Rai.

“Questo – ha sostenuto Morra – è il Paese dell’ipocrisia e dei sepolcri imbiancati. Forse qualcuno facendo servizio pubblico, reputa che il presidente di commissione Antimafia debba essere semplicemente escluso dalla partecipazione ad una trasmissione“. “Il servizio pubblico può tranquillamente intervistare il figlio di Totò Riina, Salvatore Buzzi. Però il presidente della commissione Antimafia – ha proseguito – non può essere scartavetrato dai giornalisti”.

“Credo – ha detto ancora Morra – serva una riflessione sullo stato della democrazia in alcune aziende, che un tempo erano le prime aziende culturali del Paese”. Una dichiarazione, quella del presidente della commissione Antimafia, che suona un tantino intimidatoria. Anche perché seguita da una precisazione che sembra voler ricordare che a parlare è la ‘voce del padrone’. “Lo dico – ha rimarcato Morra – sapendo che la mia forza politica è stata in qualche modo chiamata a governare l’amministrazione della Rai, facendo delle scelte, perché il Consiglio di amministrazione è figlio dell’esperienza di governo in cui il Movimento 5 stelle è stato forza di governo”.

Ma Morra ha scelto di presentarsi come vittima su tutta la linea: vittima della censura Rai e vittima perfino di strategie mafiose. “Anche quello che è avvenuto ieri penso che sia un episodio di una strategia. Quando dai fastidio, Cosa nostra, la ‘ndranghetra ci hanno insegnato che bisogna poco alla volta sporcare, infangare, delegittimare“, ha detto, commentando le richieste di dimissioni da presidente della commissione Antimafia con un “piacerebbe a tanti”. Insomma, anche la sollecitazione di un passo indietro, per Morra sarebbe stata un tassello di quella fantomatica strategia mafiosa. E non la reazione ad affermazioni che hanno gettato un’ombra inquietante sulla sua levatura morale.

E, pur di sostenere la sua tesi, Morra ha continuato a insistere. Anzi, ha rilanciato contro Santelli e Forza Italia. “Se il presidente della commissione Antimafia ti dice che Tallini è impresentabile e poi la defunta governatrice Santelli definisce Tallini integerrimo amministratore e lo pone provocatoriamente a capo del Consiglio regionale calabrese, qualche problema c’è“, ha detto Morra. Quanto all’affermazione di Alessandro Di Battista su Forza Italia, secondo le quali “non bisogna dialogare con il letame”, Morra ha commentato affermando che gli “sembra il minimo sindacale”. Una frase che fa pensare a un gioco fin troppo scoperto di allusioni e rimandi, teso a chiudere il cerchio rispetto alle sue tesi difensive.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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