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Corvo, Simbad, Capitan Nessuno: “TF45? Facciamo chiarezza: ecco chi sono gli invisibili” OPERAZIONE RESET

Corvo, Simbad, Capitan Nessuno (Tracce operazione Reset)

Li hanno chiamati i soldati invisibili delle forze speciali italiane, i commandos tricolore, i migliori corpi del sistema difesa Italia: sono gli uomini scelti della Task Force 45, un’unità di cui pochissimi hanno finora sentito parlare. Qualche mente eccelsa ha affidato la missione, il racconto, ad un attore più bello che bravo come Raul Bova. Ma quella è altra storia. Le Soap alla Beatuful non ci sono mai piaciute.

Innanzitutto partiamo da un presupposto, le loro operazioni sono sempre segrete. Eppure c’è chi è stato autorizzato a far passare un messaggio superficiale quasi come se fosse il Commissario Montalbano….

Gli uomini delle TF45 sono quelli che si sono introdotti nei covi del talebani, quelli che agiscono concretamente contro il terrorismo, quelli le cui operazioni non vengono mai rese note. E neanche i loro Caduti. Ma sono la punta della lancia delle nostre forze armate, sono un corpo d’élite di cui dobbiamo andare fieri. Per loro qualche articolo perlopiù sui giornali specializzati e niente altro. La segretezza va mantenuta. Anzi. Ci permettamo il lusso di dire che sono superiori anche ai colleghi di Sas, Navy Seals. È certo, direbbe qualcuno: lo dite voi che venite da quelle esperienze… no. Non sono parole nostre, ma quelle del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Salvatore Farina, nel 2018, ricordando i vari reparti impegnati in missioni speciali come quelle che avvengono da oltre 16 anni affidate alle mani degli uomini del 9°, “Il Reparto”. Ed una cosa è certa, non era consentito dire: come mai, forse, se, perché? Si eseguiva.

Poi l’Operazione Sarissa (da Sarissa, un tipo di una lancia macedone), è il nome in codice di un’operazione di Peacekeeping in atto in Afganistan dal luglio 2006, ma ancor prima in altri scenari ancora più complessi (2003-04), che vede impiegati elementi dei Corpi d’élite delle forze armate italiane, sotto il nome di Task Force 45, contro il terrorismo talebano. La missione, sul quale il governo italiano e i comandi militari mantengono il massimo riservo, è al centro delle polemiche poiché, come recita la costituzione italiana, il nostro paese non può impiegare soldati in scenari di attacco, senza una formale dichiarazione di guerra. Essendo la partecipazione italiana destinata ad impieghi di aiuto ad un paese tormentato dalla guerra, da molti, le operazione compiute dai componenti di tale contingente, sono viste come vere operazioni di guerra e controspionaggio. La missione è sotto il comando del CO.F.S. Gli italiani operano dalle basi di Herat e di Farah Considerando che gli operatori italiani lavorano a stretto contatto con personale della Delta Force statunitense e i SAS britannici, tali reparti vengono impiegati in compiti di guerra non convenzionale. Dall’estate 2006 è operativa nell’ovest dell’Afghanistan la Task Force 45 (“la più grande unità di forze speciali mai messa in campo dall’Italia dai tempi dell’operazione Ibis in Somalia”) comprendente gli Arditi Incursori del ComSubIn, i Ranger del 4° Alpini, il 9° Col Moschin e il 185° Rao della Folgore. In tutto circa duecento uomini, impegnati in ombra dal 2003, poi passata al 2006 nell’operazione segreta ‘Sarissa’ volta a combattere i talebani a fianco delle Delta Force statunitensi e delle Sas britanniche, in particolare nella provincia occidentale di Farah. L’ultima battaglia a cui gli italiani hanno preso parte risale nel novembre 2007 (riconquista del distretto del Gulistan), quando sono entrati in azione gli elicotteri da attacco italiani A-129 Mangusta e i cingolati da combattimento Vcc-80 Dardo in dotazione ai bersaglieri del 1° reggimento della brigata Garibaldi, giunti in Afghanistan maggio 2007. Data dalla quale la Task Force 45 impegnata nell’operazione Sarissa può contare anche sull’appoggio dei nostri aerei spia Predator e degli elicotteri da trasporto e assalto Sh-3d. Durante il governo Prodi l’impegno militare italiano in Afghanistan è costantemente aumentato sia numericamente (oggi l’Italia ha in quel Paese 2.350 soldati).

Uomini che prima di essere uomini portano nel cuore la Patria, ma prima ancora la vita delle persone troppo spesso dimenticata e anteposta dal Demonio denaro. Le regole erano regole e gli ordini non si discutevano, si è seguivano. Alcuni ricordano una leggenda, uno dei migliori uomini sotto copertura “CORVO” fu punito per aver tratto in salvo una donna durante uno stupro di gruppo, mettendo a rischio la sua stessa vita. Ma ciò andava fatto. E quando fu chiamato non ebbe nessun dubbio: E me ne frego…. Si vocifera che alcuni elementi migliori furono addirittura impiegati dall’intelligence nel recupero di informazioni sensibili, in borghese. Comuni civili. Tutto sepolto. Oggi tutti morti.

Poi Capitan Nessuno, operazione Reset: Quante missioni aveva già fatto? Ne aveva perso il conto. Quante altre volte era stato : Alfa, Charlie, Papa Charlie, Bravo Uno, Geronimo, Mazinga, Shadow, Condor… non ricordava nemmeno i nomi di battaglia che aveva usato. Ora da anni il suo era rimasto Pat e a chi gli chiedeva spiegazioni lui diceva, enigmatico “Pat Garret, lo sceriffo. O Pat Boone, il cantante” e solo lui sapeva la sottile linea che li univa, la decisione di quella notte di diventare sceriffo o cantante. Poi c’era Condor. E l’Operazione Sarissa. Lì Pat aveva perso la sua innocenza e conquistato la sua fama, diventando di fatto quello che era adesso, un freddo comandante capace di affrontare qualsiasi situazione e di venirne fuori, assieme ai suoi uomini, non importa le perdite che avrebbe avuto il nemico. Lì, per la prima volta, era diventato un “fantasma” a volto coperto, un’ombra letale che si muoveva silenziosa, colpiva e spariva. Lì, tra Herat e Farah, in Afghanistan, dove si muovevano ed agivano in silenzio solo i TS-Tier 1 ed i FOS-TIER 2, lì, dove era nata la Task Force 45. Operazione Sarissa ( da Sarissa, un tipo di lancia macedone) era il nome in codice dell’operazione di PeaceKeeping che era nata in Afghanistan. Nella missione erano stati impiegati gli elementi migliori dei Corpi d’Elite delle Forze Armate italiane, che presero il nome di Task Force 45, usati contro il terrorismo talebano. Nè il Governo Italiano né i diversi Comandi Militari avevano avuto il permesso di divulgare la nascita di tale forza, dato che secondo la Costituzione Italiana il nostro paese non può impiegare soldati in compiti di attacco senza una formale dichiarazione di guerra ma solo dare aiuto a popolazioni e paesi in guerra. Ma Sarissa era una vera e propria operazione di guerra e guerriglia e la TF 45 non era certo una forza di pace. Le direttive venivano impartite dal controspionaggio, venivano identificati gli obiettivi e loro partivano, silenziosi e veloci, determinati e precisi. Colpivano, tornavano, nessuno quasi li aveva visti muoversi. La missione, sotto il comando del CO.F.S. operava a contatto della Delta Force americana e delle SAS britanniche e tra gli italiani c’erano gli Incursori del ComSuBin, i Ranger del 4° Alpini, il 9° del Col Moschin e il 185° RAO della Folgore. E lui era col 9°. C’era la “Alfa”, la “Bravo” la “Condor 34” e la “Caimano 69”. Ed era stato un inferno. Per anni aveva continuato a sentire nelle orecchie gli spari, a vedere le scene che aveva dovuto imprimersi negli occhi. Ma non ne aveva mai parlato con nessuno, così come non lo avevano fatto gli altri, alla fine era stata una storia da dimenticare, nessuno aveva piacere a rivangarla, a rimetterla in giro. La Task Force 45 era rimasta, ma sotto tutto un altro aspetto, anche se continuava ad essere segreta e poco conosciuta ai più. C’erano stati anche quelli della “Icaro 30” e loro erano stati i primi che avevano dimenticato, cancellato dalle loro memorie quel periodo strano e violento e persino il nome di Sarissa. Ma come si dimentica la pronta operatività in uscita dall’ FSB di Herat? Era quando sentivi dire: “Condor 34” capitano. Lì che sapevi che non c’è volto in un commandos, ma solo la fede, i ricordi… Ed era così, alla fine si rendeva conto che era stato troppo giovane per certe cose, ma la vita non fa sconti se essa lo decide. Troppo anziano per poter ricordare. …L’ultima battaglia a cui aveva partecipato era stata la riconquista del distretto del Gulistan, quando erano entrati in azione gli elicotteri italiani A-129 Mangusta e i cingolati da combattimento Vcc-80 Dardo dei Bersaglieri del 1° reggimento della brigata Garibaldi ma da allora, da quando era iniziata l’operazione, dentro di lui era diventato parte integrante della TF 45 e non se ne era più liberato, quei pesanti segreti che gli appesantivano il cuore e la mente, quei momenti sanguinosi che a volte, di notte, gli impedivano di dormire.

La Task Force 45 ha avuto apprezzamenti da parte di altissimi ufficiali stranieri che si sono trovati a osservarne le grandi competenza e professionalità. La Task Force 45 è ancora oggi molto misteriosa:ma fu introdotta in maniera anonima dal 2003, poo 3 anni dopo quando operò nella Missione Sarissa in Afghanistan; e i suoi soldati non sono conteggiati trra quelli italiani presenti nel teatro afghano. Si pensa che siano circa 200. Si stima che finora abbia compiuto almeno dieci importanti operazioni in Afghanistan, tra cui il blitz per la liberazione di 18 ostaggi compiuto a Herat il 3 novembre 2011.

Tra militari, terroristi, servizi segreti, al Qaeda, Isis e talebani, si incontrano e si scontrano per motivazioni e con logiche a voi spesso del tutto incomprensibili, ma dalle quali emerge la volontà dell’Occidente, almeno di un certo Occidente, di fermare chi attenta ogni giorno alla suo stile di vita con la violenza. Lo scontro di civiltà e di religioni prende corpo facendoci rendere conto che contro un avversario feroce e barbaro si devono utilizzare difese adeguate, e che non si può convincere una fiera e diventare agnello solo con il dialogo e la forza della parola.

La passione di quei ragazzi, il loro intimo convincimento di stare combattendo per la loro terra, la loro famiglia, l’avvenire della civiltà; l’abnegazione che li spinge a lavorare, ad agire, a impegnarsi, è commovente, e merita tutto la nostra stima e il nostro rispetto.

Poi ci siamo svegliati: era tutto un sogno!

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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