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Coprifuoco, l’ultima barzelletta di Draghi: la pipì al ristorante si può fare solo se davvero “scappa”

Lo dice il governo: la pipì si può fare all’interno del ristorante solo se c’è un’emergenza urinaria, se scappa, ma tanto, altrimenti no. E’ l’ultima follia del coprifuoco del governo, che ieri ha scatenato la protesta dei ristoratori, guidati dal famoso chef Gianfranco vissani che ha deciso di non aprire proprio “Se i clienti devono fare la pipì devo mandarli dietro al cespuglio dato che dentro al ristorante non possono entrare?”, ha ironizzato Vissani.

Ma la sua era una questione seria, in realtà, normata dal governo, come scrive oggi il quotidiano “La Verità“, secondo cui sul sito del governo, alle faq non c’era risposta alle questioni “urinarie”. Secondo il Sole 24 Ore, invece, “l’uso dei servizi igienici posti all’interno dei bar e dei ristoranti non può essere consentito, salvo casi di assoluta necessità”. Ma forse, spiega la Verità, siamo in regime di analogia legis, visto che le norme sono quelle del decreto precedente, ma che comunque prevedevamo l’interdizione all’accesso nei locali chiusi dei ristoranti, come adesso, e fino alle 22, ovviamente, poi si chiude tutto.

E se i poliziotti facessero irruzione in bagno per verificare se la pipì scappava davvero, magari a un bambino, come nel famoso tormentone di Pippo Franco, “Mi scappa la pipì, papà, non ne posso proprio più, io la faccio qui…”. Ma in questo caso i controlli non dovrebbe farli la Asl, magari un urologo? Scappa da ridere, più che da andare al bagno…

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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