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Caso Marò, si chiude con il risarcimento di 1 milione alle famiglie. Latorre: “Ma ora aspettiamo la verità”

Caso marò:  India e Italia si accordanoper chiudere il caso dell’uccisione nel febbraio 2012 dei due pescatori del Kerala. Lo ha dichiarato oggi la Corte suprema indiana, specificando che il procedimento si concluderà con il deposito in un conto del ministero degli Esteri di 100 milioni di rupie (1,1 milioni di euro) come risarcimento dello Stato italiano alle famiglie delle vittime. La somma si aggiunge alle 21,7 milioni di rupie (245mila euro) già pagate. Lo apprendiamo dall’agenzia Asianews.

All’epoca dei fatti – ricordiamo- i due militari, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, erano a bordo della petrolieraEnrica Lexie come guardie di sicurezza. I due fucilieri di marina hanno affermato di aver sparato contro un peschereccio indiano, scambiandolo per un’imbarcazione pirata. Nella convinzione di trovarsi in acque internazionali. Due uomini dell’equipaggio, Jelestein e Ajesh Binki, sono morti per i colpi esplosi. A luglio la Corte permanente di arbitrato dell’Aja ha stabilito che spettava all’Italia processare Latorre e Girone, godendo i due di “immunità funzionale”. Il governo italiano avrebbe dovuto pagare però un risarcimento alle famiglie dei pescatori uccisi. I familiari delle vittime hanno accettato il pagamento: le famiglie di Jelestein e Ajesh Binki si divideranno in parti uguali 80 milioni di rupie; i restanti 20 milioni andranno al proprietario del peschereccio, rimasto ferito nell’incidente.

Un’odissea durata oltre nove anni “Apprendo dalle agenzie stampa la notizia dell’applicazione della sentenza dopo 9 mesi dalla pubblicazione. Spero che la prossima fase giudiziaria italiana possa condurre al più presto alla verità”, commenta all’Adnkronos il marò Massimiliano Latorre. “Nessuno ci ha ancora comunicato qualcosa di ufficiale. Se fosse vero sarebbe un punto finale, per la parte indiana, di una vicenda che è durata anche troppo tempo”: è quanto afferma Paola Moschetti, moglie di Latorre. “Non si tratta di una concessione dell’India ma dell’applicazione della sentenza dell’Aja”, precisa Paola Moschetti Latorre.

Intanto, i magistrati romani stanno analizzando le carte inviate dall’India; e la sentenza del tribunale internazionale dell’Aja che ha stabilito la giurisdizione dell’Italia in merito alla vicenda.  A piazzale Clodio dal 2012 è aperto un fascicolo per omicidio volontario, affidato al sostituto procuratore Erminio Amelio. Una decisione su come definire l’indagine è attesa nelle prossime settimane. I pm di Roma hanno già ascoltato Girone e Latorrer il 3 gennaio del 2013; e nello stesso anno la Procura dispose una perizia sul computer e su una macchina fotografica che si trovavano a bordo della Enrica Lexie, la nave su cui erano in servizio Latorre e Girone.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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