[Il Club] Capitan Nessuno, Henry, il Corvo e l’operazione Mi6..

By Capitan Nessuno

Mi piaceva Ginevra. Era una città aperta, semplice, piena di acqua e di gente che sembrava sempre felice. Così quando ci capitvao, mi paiceva restare anche un paio di giorni, magari andando in quei bar che non ci sono, dove devi suonare il campanello di una casa per arrivare al bar, e sederti in disparte sorseggiando vino bianco con la musica soffusa e le luci basse. E poi, ogni volta che ci andavo, mi incontravo con Henry. Non era il suo nome, così come non era il mio quello con cui mi conosceva, ma erano anni che ci trovavamo e benchè sapessimo di essere di due fazioni differenti, eravamo diventati amici.

Una mattina come tante. Aprii il portone per recarmi in strada, quando dopo pochi passi mi sentii chiamare: Capità.. Per un attimo tenni per la mia vita, la mia copertura era saltata? Ma nella stessa frazione di secondo, quella voce mi era familiare. Non mi girai e continuai a camminare per risentire quella voce ed avere le idee più chiare di ciò che mi stava per accadere.. A te Capità… Non mi sbagliavo, quella voce era familiare, era lui, “Il Corvo”. Era appena arrivato dalla Repubblica Ceca, era dietro ad un doppiogiochista del Mi6. Coincidenza volle che quel contatto era volato a Ginevra. Vuoi o non vuoi il Corvo era riuscito a sapere della mia permanenza a Ginevra. Sapeva sempre tutto di tutti prima ancora che si verificassero i fatti. Mi diceva sempre: se vuoi essere un buon servitore dello Stato, non li guardare gli amici, quelli prima o poi tradiscono, fingiti amico deii nemici, sei sicuro che non ti tradiranno mai, perché se ti scoprono, non fingono come gli amici, sei morto. Ci abbracciammo come due fratelli di sangue, ma il suo volto non era quello di sempre. Scavato, dimagrito. Preoccupato. Gli spiegai del mio contatto ma nel contempo gli chiesi come andava il resto. Preciso che questo uomo, il Corvo, aveva una forza d’animo che faceva invidia al miglior combattente di sempre. Passava dal vagabondaggio al Ritz come se nulla fosse. Se gli ordinavano di fare il vagabondo e mangiare pane e nortadella, lui mangiava pane e mortadella. Se invece gli ordinavano di seguire uno sceicco a Dubai, diventava un grande imprenditore internazionale. Ma qualunque cosa doveva essere, lo faceva come nessun’altro. Lo potevano sbattere anche in galera al 41bis, non sbatteva ciglio. Impassibile. Una volta un collega gli pose una domanda: “ma come cazzo fai a rimanere Impassibile quando intorno a te cade il mondo?” Lui, sereno: “sono ordini fratello, e sapevamo a cosa andavamo incontro. Lamentarsi servirebbe a cambiare le cose? Non farebbe altro che distogliere la nostra attenzione dal fine ultimo”.

Non mi disse nulla della sua operazione, mi disse solo: Mi6, un doppiogiochista che mi sta facendo volare dalla Costa Azzurra alla Repubblica Ceca fino a Ginevra. Sto facendo il turista. Poi mi salutò e mi disse: “Ti becco io Capità”. Non lo rividi più, a Ginevra. Lo rividi poi con una fede al dito. E questo significava ritiro forzato fino a nuove disposizioni.

Ma tornando al mio contatto, nel limite del possibile…Quando arrivavo gli mandavo un messaggio e nel giro di un paio d’ore ci trovavamo, eravamo ancora vivi, tutti e due…non parlavamo mai del nostro lavoro, delle operazioni in corso, delle missioni, si parlava del clima, della scuola dei suoi figli, delle ultime vacanze passate, dove, con chi…anche quella volta appena arrivato mandai il messaggio ed ecco la risposta di Henry, ci vediamo sul lungolago…lo trovai invecchiato, stempiato, ma sempre con il medesimo sorriso e la stretta di mano poderosa. Andammo a cena in un ristorantino che conosceva lui e poi in un bar al terzo piano di un palazzo del centro, sereni e amici.

E l’ mi diede la notizia. E’ l’ultima volta che ci vediamo, torno a casa, mollo tutto. Mi congratulai con lui, non è facile dare un taglio netto a certi lavori e lui nel suo campo sapevo che era uno dei migliori. Mi disse che i suoi figli stavano crescendo, che nemmeno lo riconoscevano più, e che lui invece voleva essere presente nelle loro vite e che quindi si ritirava. Parlammo per quasi due ore e alla fine ci salutammo da vecchi amici, mi sarebbe mancato. Due sere dopo tornai in quel bar, senza di lui, ma appena entrato il barista mi venne vicino. Ho sempre qui il pacco per il suo amico…può dirlgi che è pronto? Henry non mi aveva detto niente di pacchi da ritirare così cercai di capire meglio. E il barista mi spiegò, senza problemi. La cioccolata. Mi ha incaricato di comprare delle scatole di cioccolatini da portare a casa e così sono andato a prenderli e li ho qui. Ma non è più venuto a prenderli…se posso darli a lei…rifiutai, non sapevo che farmene. Ma mi si accese una spia rossa in testa. Non era logico che avesse incaricato un cameriere di in bar a comprargli dei cioccolatini e poi non fosse andato a ritirarli.

Ne avevamo parlato che lui ogni volta portava a casa cioccolata ed ero sicuro che anche questa volta, che era l’ultima, avrebbe portato il medesimo regalo. Perciò, perché non era andato a prenderli? Lascia il bar mezz’ora dopo, avevo studiato tutte le persone che c’erano ma nessuna mi sembrava interessata a me o al barista. O a Henry. Gli mandai un messaggio ma non ottenni risposta. Tornato al mio albergo, cercai di ricordare un numero telefonico che una volta mi aveva dato per le emergenze, sue o mie ma quando lo composi, squillò a vuoto e così smisi la ricerca telefonica. Ma dentro di me c’era un tarlo. Dove era finito Henry?
Terminai la mia operazione due giorni dopo, senza avere mai più pensato a lui e dovevo rientrare ma chiesi il permesso di restare, volevo sapere dove era finito, era un amico e forse aveva bisogno di qualcuno. Lo cercai….come solo uno di noi, uno del club, può cercare un altro del medesimo club. Lo avrebbe fatto anche il Corvo.

Lo cercai dove poteva abitare, vivere, girare, dove poteva avere interessi, conoscenze, ma sembrava che fosse svanito nel nulla. Certo aveva detto che mollava, che tornava in patria, ma non così…non era il modo giusto. Era come se…come se non avesse più potuto interagire, con nessuno, E questo diventava grave. Per lui e forse per me. Era sparito perché si erano imbattuti in me? Ora erano anche sulle mie tracce? O era sparito per i cazzi suoi? Dovevo scoprirlo. Da solo. Il Corvo non lasciava mai i suoi contatti, era sempre lui a trovare noi.

Per poter lasciare Ginevra e tornare alla base, dovevo scoprire cosa era successo ad Henry. Ad ogni costo. Ci misi quasi dieci giorni. Prima di scoprire che non ci sarebbe più stato un Henry a Ginevra, che il suo corpo non sarebbe mai più tornato a casa, che nessuno avrebbe portato la cioccolata ai suoi figli. E che, per fortuna, non era accaduto per colpa mia, che forse aveva cose in sospeso ben più grandi di una conoscenza casuale con uno di un altro club che ogni tanto si faceva sentire, vedere….quando lasciai Ginevra avevo la bocca amara. Un altro socio che era svanitio nel nulla. Forse il suo corpo in una discarica, nessuno lo avrebbe ritrovato più E ai suoi avrebbero detto che aveva avuto un incidente mortale, forse di macchina..o forse era caduto nel lago…e di certo avrebbero fatto recapitare la cioccolata ai figli…e tutto sarebbe stato chiuso così. Il Club chiedeva sacrifici, non solo appartenenza.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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