Capitan Nessuno: “Giustizia o vendetta? Così volli capire le giustificazioni: misi occhi e orecchie dappertutto…”

By Capitan Nessuno

Ad un certo punto della mia vita mi sono trovato a dover scegliere se optare per la giustizia o per la vendetta nei confronti di chi ci aveva traditi, di chi aveva fatto in modo che i miei fratelli cadessero sotto il fuoco nemico. .

A quel punto non mi interessava più la crudeltà, i torti, ma le giustificazioni che davano delle loro malefatte. Così che misi occhi e orecchie dappertutto. E vi assicuro, sul mio onore, che le giustificazioni erano più crudeli delle stesse azioni.

Ogni volta che dovevo scrivere un nome tra i caduti, ogni volta l’impeto di vendetta si faceva talmente forte che avrei potuto distruggere a mani nude le persone che avevano perpretrato quello scempio, volutamente, scientemente.

Sarebbe stato facile scegliere la vendetta e veder cadere a loro volta chi aveva commesso quei reati. Di volta in volta ne conoscevo i nomi, sapevo i comportamenti, dove abitavano, gli spostamenti e con quali tecniche, i tradimenti, le oscenità che erano state fatte in nome del dio denaro, del potere, della malvagità, del disonore.

Molti non si rendevano davvero conto che le loro azioni avevano portato alla morte uomini di valore, molti si dicevano che era stato un caso, una fatalità, il fatto che avessero dato informazioni non richieste o indicato itinerari o parlato con estranei, non li faceva sentire colpevoli. Quasi come se fosse rimosso dalla loro testa e sostituito con una giustificazione, una finta verità al punto tale da convincersi ma non convincevano. Nessuno.

Tutti dobbiamo morire, si dicevano tra loro, sorseggiando un aperitivo, nella stanza di un Hotel, scuotendo il capo, afflitti. Peccato, era un brav’uomo…era un valoroso,,,era simpatico…ma ovviamente non era colpa loro, che avevano fatto? Non erano stati loro a buttare quella bomba sul mezzo in transito, né a sparare contro i nostri, né tanto meno a lanciare RPG…no, no, loro erano innocenti, innocenti e sicuri che nessuno avrebbe mai potuto colpevolizzarli, segnarli a dito. Avevano una faccia per ogni situazione, e una giustificazione preconfezionata per ogni evenienza.

Io che sapevo, tutto. Io che ero riuscito a scoprire chi erano e come operavano, spesso sentivo l’impulso di entrare in uno dei loro lucidi uffici e sparare una raffica ad altezza uomo, lasciando solo una scia di sangue sulla parete ricoperta di broccato… Ma scelsi la giustizia, perché era quello per cui sino a poco prima avevo combattuto, avevamo combattuto.

Che ne sarebbe stato di me, dei miei fratelli caduti se io avessi optato per la vendetta? Una volta conclusa, cosa avrei portato loro? Come avrei potuto mostrare il mio viso e dir loro che giustizia era fatta? E’ stato difficile, lo è ancora, ogni volta, ma ogni volta che scelgo la giustizia invece della vendetta mi dico che è perché io non sono come loro, io non sono come loro, IO NON SONO COME LORO!!!!

E furono gli ideali a motivare la vita, senza di essi quella vita non sarebbe stata motivata. Ideali e credo… Credere nella sana giustizia…perché la giustizia, quella vera esiste… Io ci credo, e qualcuno un giorno mi disse: la giustizia vale la vita di uomini giusti? Uomini hanno fondato la loro vita e ci credevano…quindi, si faccia in modo che si creda ancora in questo, fatelo per onorare chi oggi non è più qui.

Lasciate loro le finte giustificazioni. Lasciate che ridano. Lasciate che vada avanti la loro tesi. E lasciate al tempo di fare giustizia. Perché la giustizia non giustifica. Mai.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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