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Capitan Nessuno a terra: “Quello fu uno dei momenti più bui della mia vita…”

By Capitan Nessuno

Una delle immagini più eteree della vita, la ho immortalata in uno dei peggiori momenti della mia vita;
ero affossato in un posto dal quale non vedevo via di uscita. I miei uomini intorno, alcuni distesi a terra, alcuni ancora vivi, il rumore, l’odore …Tu non hai mai visto un cranio esplodere come
un melone spargendo sangue e cervello, non hai mai visto un tuo amico irrigidirsi a metà di una frase che non potrà finire mai più, non hai mai sentito il terribile odore del sangue e della
morte nè quello della cordite o del napalm, non ti sei mai trovato intorno ad un fuoco più morto dei morti sparsi fra sassi e macerie, cercando di scacciare un freddo che non potrai
scacciare mai più, mai più!

Mentre guardavo negli occhi le persone che mi affiancavano, mentre vedevo ciò che mi circondava parzialmente raso al suolo e l’assonanza dei rumori d’impatto erano sempre più forti. Contavo i minuti, quelli che mi sarebbero restati.

Pensavo a tutti quei ricordi importanti, a quelle persone che avevo incontrato, con cui avevo convissuto e, cosa più importante, all’amore. E poi non contavo più nulla, la mente che si chiudeva, gli occhi che faticavano a guardare, l’angoscia che mi attanagliava il respiro, era la fine, per tutti noi.

Poi, ad un certo punto, intravvidi una piantina verde in mezzo alle macerie, intravidi la “vita”…sembrava strano che fosse riuscita a nascere, a crescere, a vivere in quel contesto. Macerie, sabbia, polvere, siccità…eppure era lì, piccola e verde, potente come un urlo.

Mi resi conto della motivazione per la quale stavo e stavamo combattendo. Mi sentii come un sordo che oda le voci per la prima volta. Venni catapultato indietro nei giorni, come se la mente avesse superato ogni limite dello spazio tempo.

Compresi che eravamo lì come angeli della vita, che eravamo lì per sconfiggere quel maledetto secondo principio della termodinamica, l’entropia…(la legge di conservazione riferibile ai soli processi reversibili dell’universo).

Noi eravamo quei soldati che contavano quanto avevano salvato, non quanto avevano distrutto. E così mi girai verso i miei uomini e dissi loro, con un mezzo sorriso,: Ragazzi, fratelli miei, noi vinciamo una battaglia quando torniamo a “casa” senza aver sparato un colpo. E in quel momento sapevo, con estrema certezza, che la VITA avrebbe prevalso, sempre.

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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