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Capitan Nessuno a ith24: “La fede, la morte prematura di mio figlio fino alla prigionia..”

By Capitan Nessuno

Non mettetevi una fede all’anulare, se quella fede non l’avete nel cuore.
Mi guardo intorno e il mondo è pieno di uomini e donne con fascette al dito. Fedi. Anelli nuziali. La considero qualcosa di molto importante, ma prima di metterne una al dito vorrei pensarci.
Anzi, ce l’avevo pure io, una sottile fedina d’oro che mi ero scambiato con la donna che avrei voluto al mio fianco per la vita. Un pegno d’amore eterno, un sigillo… poi ci eravamo separati, per colpa mia, lo so bene. Anche se l’amavo più della mia vita. Anche se aveva un figlio mio che spiavo da lontano, senza poterlo abbracciare, sollevare tra le braccia… Avevo fatto una scelta, per quanto dolorosa, ma in quel momento era la cosa migliore da fare. Staccare la sua vita e quella di quel bambino dalla mia, tenerli fuori, lontani, nascosti.

Come se non fossero niente per me. Per un po’ aveva funzionato. Al punto che lei aveva trovato un altro uomo che faceva da padre a mio figlio. Al punto che io quasi non ci pensavo più. Quasi. Ma la fedina era rimasta al mio dito, come un simbolo di qualcosa che avrebbe potuto essere e non era stato. Poi… poi le cose sono precipitate, il bimbo è morto di malattia nel giro di pochi giorni, lei ha scelto di non amarmi più, di restare con quell’uomo che le aveva dato sicurezza e fedeltà, cose che io non le avevo dato mai.

Lei aveva tolto la fedina dal suo dito e l’aveva rimpiazzata con una fede d’oro, il pegno d’amore di un altro uomo.
Ma io non ero stato capace di farlo. Era come se, dentro, continuassi a sentirmi legato. Era una difesa. Contro qualsiasi donna mi venisse vicino, si accorgevano subito di quella fedina d’oro, di quel cerchietto che tenevo al dito e mi facevano domande e io lasciavo che pensassero quello che volevano, che ero sposato, che ero fidanzato, che ero impegnato…era un modo per cavarmela, per non prendere mai impegni troppo gravosi, per non sbagliarmi di nuovo.
Avevo poche cose che tenevo sempre con me. La fedina, l’orologio che mi aveva regalato mio zio e una catenina al collo con un crocefisso senza Cristo.

Anche di quella mi chiedevano sempre. Ma come, dici che non hai religione e poi hai la croce al collo? Rispondevo molto serio, volevo che capissero. Non c’è un Cristo morto sulla mia croce. C’è solo un simbolo di sofferenza, di dolore, di fatica. Ma senza un Cristo cattolico, cristiano, ebreo, senza un martire, un santo. Solo una nuda croce perchè è quella che ci portiamo addosso dal momento che siamo nati e poi ce la metteranno sulla tomba, una croce con solo un nome e niente di più.

Nemmeno quelli li lasciavo mai. L’orologio era l’unica cosa tangibile che mi aveva lasciato mio zio, prima di morire ammazzato per lo Stato italiano. E io lo tenevo come una reliquia, come un ricordo di cosa volesse dire essere un Uomo dello Stato, un Fedele e serio servitore di uno Stato che alla fine, non riusciva nemmeno a salvare i suoi figli.
Poi ci fu un tempo in cui venni fatto prigioniero. Mi tolsero tutto. Vestiti, scarpe, orologio, fedina, catenina e croce. Al momento non mi interessava, avevo ancora la vita… poi mi restituirono i vestiti, le scarpe, dove mi avevano rinchiuso per farsi dare le informazioni che volevano: era un buco sottoterra e c’erano meno venti, trenta gradi di notte, non mi volevano ancora morto, perciò mi restituirono i vestiti. E poi, quando dopo estenuanti trattative e quando si resero conto che da me non avrebbero avuto mai niente oltre a ciò che dice la Convenzione di Ginevra sui prigionieri, nome, cognome, grado e matricola,e nemmeno di quelli potevano essere sicuri che fossero reali… quando finalmente mi lasciarono andare, si tennero il resto. La fedina, la catenina col crocefisso, l’orologio. Per sfregio credo, nessuno di quegli oggetti aveva un valore monetario valido. Dapprima mi sentii nudo più di quando mi avevano tolto i vestiti. Il crocefisso che mi si posava sul petto era stato con me per anni e anni, l’orologio al polso lo avevo portato in ogni missione, la fedina era parte della mia mano… Ma poi il tempo passa. Il ricordo di mio zio non poteva essere legato ad un vecchio orologio. Di lui avevo ricordi dentro al cuore e nella mia mente che non sarebbero mai stati cancellati e trovai una nuova catenina da appendere al collo, con una croce nuova, simile alla precedente, eterea e sottile, una croce senza Cristo, che dava solo l’idea del dolore, della sofferenza.

La fedina no. Non la rimpiazzai. Di colpo mi resi conto che non ne avevo più il diritto. Non avevo il diritto nemmeno nei miei pensieri più intimi di continuare a tenere legata a me una donna che non era più mia e che non lo sarebbe stata mai più.

Così rimasi con la mano nuda. Non c’era nessun anello che potessi mettere. Una mano vuota. Perciò, uomini e donne, non mettetevi una fede all’anulare, se non avete prima quella medesima fede nel cuore…

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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