Bonomi lancia l’allarme: “Economia in stallo da prima della guerra, rischiamo la recessione. Draghi faccia Draghi”

La guerra ha solo «accelerato il processo». Perché il rallentamento dell’economia italiana era già in atto da mesi, senza che il governo se ne preoccupasse. Eppure, ricorda il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, gli industriali avevano lanciato l’allarme. E ora il rischio è che sia troppo tardi, con la chiusura di migliaia di aziende e «una stagnazione che, senza interventi strutturali, può diventare recessione».

«Molti dicono che stiamo rallentando per colpa della guerra. Ma già a novembreConfindustria faceva notare come la produzione industriale stesse rallentando, la guerra ha solo accelerato il processo», ha detto Bonomi in un’intervista al Messaggero. «Da mesi – ha aggiunto – sollecitavamo i provvedimenti necessari a sostenere il forte rimbalzo dello scorso anno, perché solo di rimbalzo si è trattato, per assicurare negli anni a venire una crescita intorno al 4% per far fronte all’enorme debito pubblico». Ma «quasi nulla finora è stato fatto». E «adesso il rischio è di una stagnazione che, senza interventi strutturali, può diventare recessione».

Il presidente di Confindustria ha chiarito che «siamo ostaggi non solo di strozzature nella fornitura di materie prime, prezzi energetici alle stelle, rincari generalizzati, ma anche di decisioni bloccate dalla burocrazia». «Già a fine dicembre – ha ricordato – erano iniziate le avvisaglie di questa inerzia. E quando a maggio 2020 chiedemmo al governo di allora quale fosse il nuovo piano energetico, la risposta fu che non ne avevamo bisogno». Per Bonomi è necessario «cambiare il mix energetico», ma «in 5 giorni il governo ha cambiato tre versioni sull’impatto del gas russo». «Già l’anno scorso ci dicevano che gli aumenti di prezzo erano transitori e che con l’estate i prezzi dell’energia sarebbero calati. Lo leggo anche adesso. È tempo di imparare dagli errori del passato», ha avvertito Bonomi, ricordando che «nel 2014, dopo la guerra di Crimea, la Ue chiedeva ai partner di diminuire drasticamente l’import di gas russo: l’Italia l’ha raddoppiato».

Dunque, Bonomi dal decreto emergenza sul tavolo del governo si aspetta «misure strutturali per tamponare questa situazione prima che diventi irreparabile». E indica fra le più urgenti, oltre al cambio del mix energetico, anche la necessità di mettere «subito un tetto al prezzo del gas. Draghi ha fatto molto bene a tentare di coinvolgere l’Europa, ma – ha avvertito il presidente degli industriali – se l’operazione non riesce, l’Italia deve farlo anche da sola». Dunque, Confindustria chiede al governo. «È stato proprio lui che in tempi non sospetti ha parlato di debito buono e debito cattivo, questo – ha rilevato Bonomi – è il momento di calare sul terreno quegli inviti al ricorso al debito buono che tutti abbiamo condiviso».

Quanto al bonus per benzina e gasolio relativi all’extra-gettito fiscale, per Bonomi «anche qui non ci siamo: vanno tagliate le imposte indirette sui carburanti una volta per tutte». «Non è possibile – ha detto Bonomi al Messaggero – che lo Stato in questo momento benefici di un extra-gettito per miliardi e poi pensi di abbattere il prezzo al distributore solo di 15 centesimi al litro. In nessun Paese europeo accise e Iva sono pari al 123% del costo industriale del carburante. È folle che ancora oggi su benzina e gasolio gravino voci come la crisi di Suez del 1956, la ricostruzione del Vajont, l’alluvione di Firenze, il terremoto del Friuli».

Pubblicato da edizioni24

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