Boldrini è ancora ossessionata dalle Barbie: “Non datela alle bambine”. Qualcuno la svegli, magari qualche Big Jim

Dice Laura Boldrini che non è proprio il caso di dare alle bambine le pentoline o le Barbie, perché bisogna fare «un lavoro culturale enorme», a partire dalle «scuole» e dall’«educazione» per «non dividere i compiti» e per consentire alle ragazze di «sognare in grande, dando loro anche le astronavi o il meccano». Dice Laura Boldrini, al festival “Il libro possibile” a Polignano a Mare, che «bisogna smetterla di chiudere gli orizzonti alle nostre figlie» e capiamo che l’ex presidente della Camera o è fuori dal mondo o vive in un mondo tutto suo, dove incarnare un modello di femminilità solare, piacevole e vincente – il più moderno dei modelli di femminilità – è una colpa da emendare di per sé.

Infatti, se c’è una sulla faccia di questa terra che ha accompagnato l’emancipazione femminile in tutti i suoi aspetti, quella è proprio Barbie, che culturalmente ha fatto per le ragazze di almeno quattro decenni a questa parte molto più di quanto non abbiano fatto certe arcigne e addolorate femministe

Per lo meno dagli anni Ottanta, dalla Barbie donna in carriera in poi (che di giorno portava il tailleur da manager e di sera si trasformava nella regina della festa), infatti, l’icona Mattel insegna a bambine e ragazze a non avere limiti. A poter essere «tutto ciò che desideri», come ormai da qualche anno recita esplicitamente lo stesso spot della bambola.

Nel frattempo abbiamo avuto: le Barbie di tutte le taglie e di tutti i colori, le Barbie sulla sedia a rotelle o con l’apparecchio acustico, le Barbie incinte, le Barbie ballerine e le Barbie pompiere, la Barbie ispirata a Rosa Parks, a Helen Keller (alzi la mano chi in 5 secondi si ricorda cos’ha fatto), le Barbie dottoresse eroine della pandemia e, guarda un po’, la Barbie Samantha Cristoforetti. E così, in nome della parità, vogliamo citare anche il Ken con la vitiligine. Un livello di inclusione che la sinistra nostrana neanche se lo sogna.

Dunque, no, in effetti non c’è davvero alcun bisogno, come dice Boldrini, di lasciare da parte la Barbie per l’astronave, perché Barbie ormai e già da un po’ l’astronave la guida fin su nello spazio. E se Boldrini non se n’è accorta il problema è suo, non delle bimbe o dei genitori che continuano ad amare quei 30 centimetri di plastica che da sempre, e non solo dal 2016, fanno sognare che tutto sia possibile.

Pubblicato da edizioni24

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