Blitz sulle droghe: ci mancavano le stanze del buco. Sciagura Dadone


Il prossimo 12 ottobre si terrà la Conferenza Unificata tra Stato e Regioni. L’argomento principale di discussione sarà il nuovo Piano di Azione Nazionale Dipendenze (Pand) 2022-2025 ossia le linee guida delle politiche antidroga. Sul tavolo la proposta che più fa discutere è lo sperimentare in tre città italiane, possibilmente aree metropolitane, le stanze del consumo, anche dette stanze del buco. Oltre che i drug checking, vale a dire l’analisi chimica delle sostanze per essere a conoscenza di cosa si sta mettendo nel proprio corpo. Una pratica più o meno diffusa già in Germania, Spagna, Francia, Paesi Bassi e Norvegia.

Il piano ancora non è arrivato sui tavoli delle sedi istituzionali ma Fratelli d’Italia si è già detta contraria. Maria Teresa Bellucci, deputata e Responsabile nazionale Dipartimento Dipendenze e Terzo Settore, ha chiesto di far stralciare il punto dall’ordine del giorno. Questo perché è “un lavoro fatto male di un Governo dimissionario” e lo ha definito “inattuabile e confusionario” oltre che realizzato in troppo poco tempo (poco più di due mesi) vista la serietà della questione. Oltre che per questioni tecniche però la proposta viene bocciata da Fdi anche per motivi etici. Maria Teresa Bellucci contesta anche il concetto alla base di tutto questo: “la normalizzazione dell’uso delle droghe”. Ovvero che “drogarsi è una scelta e – aggiunge – la riduzione del danno è fine a sé stessa: io ti auto a drogarti in maniera tale che tu non muoia”. Per questo bocciate, per Fdi, le stanze del consumo e i drug checking.

Ha una visione differente il ministro 5 Stelle Fabiana Dadone, detiene la delega sulle politiche antidroga. Dadone ha replicato accusando Fdi di “svilire un lavoro importante e condiviso, buttandola in caciara”. Non si tratterebbe, dice la pentastellata, di una normalizzazione del consumo di stupefacenti. Al contrario è necessario che “il nostro Paese si aggiorni” anche attraverso il confronto con gli esperti dell’Emcdda che hanno preso parte ai lavori del Piano. “È emerso forte il bisogno di sperimentare l’efficacia di alcune tipologie di servizi ad oggi poco presenti o del tutto assenti. Drug checking e sperimentazioni delle stanze del consumo, fanno parte delle proposte emerse. Un approccio al – sottolinea il ministro – tema del consumo tra medico e culturale” già adottato in tante nazioni europee. Nel piano è scritto che il drug checking è un servizio integrato che permetterebbe vari servizi. Non solo l’analisi chimica della sostanza ma anche un counselling specifico focalizzato sulle esigenze della persona. Questo viene definito nella relazione “un ottimo strumento di aggancio precoce per popolazioni che non entrano mai in contatto con i servizi” e “di prevenzione di intossicazioni inconsapevoli”. Per quanto riguarda, invece, le stanze del consumo nel Piano vengono definiti spazi attrezati in grado di garantire le “condizioni igieniche e sanitarie tali da prevenire la trasmissione di patologie e un pronto intervento in caso di overdose grazie al personale sociosanitario”.

Puntuale la replica della Bellucci la quale spiega che prima di discutere se fare o meno queste cose è necessario fare un altro passaggio: riformare la legge 309, il testo unico che norma stupefacenti, sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione. Un testo unico fatto negli anni ’90 che fino ad oggi ha subito qualche modifica ma che resta comunque inadatto. “Si tratta di una legge che ha un approccio assolutamente anacronistico visto che in 30 anni è cambiato tutto”, conclude la Responsabile dipendenze per Fdi. Solo dopo allora si potrà varare un Piano, completamente nuovo.

Pubblicato da edizioni24

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