Beatrice Venezi epocale: “Ringrazio di non avere genitori come la Cirinnà. Dio, Patria, famiglia i miei valori”

Sono stanca di questa “Italia della mistificazione”. Beatrice Venezi, fiore all’occhiello della musica italiana, direttrice d’orchestra apprezzatissima e contesa nel mondo, si dice “molto lusingata” per essere stata ‘corteggiata’ – stando ai retroscena- da FdI per impreziosire ulteriormente la lista delle candidature. «Sono lusingata del fatto che qualcuno abbia pensato a me. Semplicemente, ho confermato che preferisco continuare a fare il mio lavoro, essere utile al mio Paese così». Portare nel mondo la professionalità e la competenza – dice- è un po’ come fare politica.  «Andrò a votare, certo, spero che le cose cambino». Giovane donna coraggiosa e libera, sulla Verità oggi in edicola si sfoga con un po’ di amarezza per essere tutt’ora  bersagliata da certa cultura di sinistra all’indomani del fatidico: “Voglio essere chiamata direttore d’orchestra, o maestro”.

Apriti cielo, “schiaffeggiare”le vestali del linguaggio inclusivo e politicamente corretto ha un prezzo che Beatrice Venezi racconta: ha «Tanti odiatori seriali, sì. I classici leoni da tastiera. Ma di recente ho deciso di ricorrere a una querela verso una persona che si professa critico musicale ma che non mi ha mai visto dirigere. E si sono calmati un poco». Le dicevano di tutto tra cui tante falsità. «Di tutto, davvero. Quel che però non accetto è l’attacco sul mio lavoro: mi accusavano di non aver mai diretto opera, anche se il mio curriculum parla da solo». Poi ci fu il suo intervento – apprezzatissimo- alla conferenza programmatica di Fdi a Milano a procurarle altre critiche. In ultimo, pochi giorni fa, ha fatto storcere il naso a parecchi la sua nomina prestigiosa a nuovo direttore artistico di Taormina Arte. Il sindaco ha parlato addirittura di «sopruso e cafonata».

Una nomina che premia la qualità della sua preparazione, una nomina che dà fastidio perché non ancorata a una tessera di partito:
«Mai avuta, certo. Ho solo esposto le mie idee. Ma non serve che le dica come funzionano le cose in Italia- si sfoga nell’intervista a Giulia Cazzaniga- : ogni pretesto è buono per far polemica anche quando non necessario: e le nomine sono sempre politiche, in definitiva. Il fatto che i nomi che girano da un teatro all’altro sono sempre gli stessi, nonostante i danni anche in termini di perdite economiche la dice lunga».

La conversazione vira poi su alcuni particolari della sua vita mai raccontati prima. Il fatto di essere stata bersagliata  di continuo per il fatto di avere un padre di destra. Assurdo.«Davvero si è passato il segno. Si scrive di me come “figlia di un dirigente di Forza nuova”, come se questo fosse un peccato originale che si tramanda di padre in figlio. Mio padre ha tutto il diritto di pensare e di agire politicamente secondo le sue più profonde convinzioni. (…).  Attribuirmi la doppia colpa di essere figlia di mio padre e di aver partecipato alla convention racconta molto di come vanno le cose in questo Paese. Io ringrazierò sempre papà per avermi insegnato il pensiero critico».

Un papà colto, viaggiatore. «Tutti in famiglia siamo sempre stati innamorati dell’arte e della cultura, con grande curiosità. Insomma, l’esatto contrario di quel che viene descritto oggi come “fascismo”. Bisognerebbe piantarla con questo spauracchio”. Spauracchio totalmente strumentale e volto ad offendere e denigrare. Beatrice l’ha vissuto sulla sua pelle nel suo percorso scolastico: «Quando ero al liceo artistico  mio padre si candidò alle comunali a Lucca. Il giorno dopo la mia scuola fu tappezzata da manifesti antifascisti che riportavano il mio nome. Erano scritti in modo così puntuale e preciso che poi si scoprì che non erano stati gli studenti a scagliare l’attacco: ma insegnanti e tecnici del laboratorio d’informatica».

Si confida e racconta episodi incresciosi. “Del disagio  mi ricordo bene, sì. La cattiveria degli insegnanti che mi misero nel mirino per una questione politica nei confronti di mio padre, per mesi. La maturità l’ho fatta con un commissario ministeriale seduto accanto a me a garanzia di imparzialità, dopo un esposto al ministero». Racconti che fanno accapponare la pelle ma che purtroppo non ci stupiscono. Poi non si tiene più: «Forse c’è chi avrebbe preferito che io avessi genitori da centro sociale? Oggi parlano di mio padre come fosse una vergogna. E invece sa che le dico? Che mi vergognerei se avessi avuto genitori che si fumavano gli spinelli. O una madre come la Cirinnà, che pubblica la foto “Dio, Patria e famiglia, che vita di merda”, che invece sono proprio i miei valori».

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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