Attacco a Belgrado, fondamentalista islamico contro l’ambasciata di Israele con la balestra. “È terrorismo”

By Federico Giuliani

Attimi di terrore in Serbia, dove un uomo armato di balestra ha ferito un agente di polizia che stava sorvegliando l’ambasciata israeliana di Belgrado. L’assalitore, un fondamentalista islamico, è stato prontamente ucciso dall’agente, mentre quest’ultimo è stato trasportato in ospedale dopo essere stato ferito al collo. Il ministro dell’Interno serbo, Ivica Dacic, ha parlato espressamente di “atto terroristico contro la Serbia e la polizia”. Le autorità locali hanno fatto sapere che le circostanze e i possibili motivi dell’attacco sono oggetto di indagine. Per quanto accaduto sarebbero state arrestate altre persone conosciute dai servizi di sicurezza e appartenenti al movimento wahhabita. In un secondo momento Dacic ha confermato un particolare non da poco: l’aggressore, tale Milos Zujovic, aveva effettivamente sposato una visione fondamentalista della dottrina islamica e da tempo si faceva chiamare Salahudin.

Cosa è successo a Belgrado

L’autore del folle gesto ha agito intorno alle 11 del mattino, ora locale. Avrebbe sparato con una balestra ad un membro delle forze di polizia che in quel momento era incaricato di garantire la sicurezza dell’ambasciata israeliana, colpendolo al collo. Il poliziotto, in tutta risposta, ha “usato un’arma per autodifesa” contro l’assalitore, che “è morto per le ferite riportate”. L’agente era cosciente quando è stato trasportato nel principale ospedale di emergenza di Belgrado, dove verrà operato. L’identità dell’aggressore è ancora in corso di accertamento. Un episodio simile era avvenuto un mese fa in Svezia.

“Si sta indagando su tutte le circostanze dell’attacco e sui possibili moventi”, ha proseguito ancora lo stesso Dacic, secondo cui l’episodio dovrebbe essere catalogato come “un atto terroristico contro la Serbia e la polizia”. Dopo l’aggressione, ha spiegato, sono state arrestate alcune persone che si trovavano vicino a strutture della polizia. “Ci sono indicazioni che si tratti di persone già conosciute dai servizi di sicurezza” appartenenti al “movimento wahhabita”, ha affermato Dacic, aggiungendo che tutte le misure di sicurezza in città sono state rafforzate a scopo precauzionale.

“Oggi è avvenuto un tentato attacco terroristico nei pressi dell’ambasciata israeliana a Belgrado. L’ambasciata era chiusa e nessuno del personale è rimasto ferito. Un poliziotto locale è rimasto ferito. Le circostanze dell’incidente sono oggetto di indagine”, ha riferito il ministero degli Esteri israeliano.

L’attacco all’ambasciata israeliana e l’identikit dell’aggressore

“Abbiamo arrestato altre persone come misura preventiva, che erano vicino alle strutture di polizia, e insieme ai servizi di sicurezza stiamo cercando di collegare quel caso. Ci sono alcuni dubbi, ci sono indicazioni che le persone siano già note ai servizi di sicurezza e si tratta del movimento wahhabita. Ma queste informazioni non sono confermate e non vogliamo interrompere l’inchiesta”, ha aggiunto Dacic parlando con i media.

Il sito serbo Informer ha scritto che un uomo si è avvicinago all’agente in servizio nei pressi dell’ambasciata israeliana inziando a fargli domande senza senso. Gli avrebbe chiesto dove si trovasse un museo. “A quale ti riferisci? Qui non ce ne sono”, sarebbe stata la risposta del poliziotto. A quel punto l’assalitore avrebbe tirato fuori la sua balestra e colpito con una freccia il 34enne Milos Jevremović, che con sangue freddo è riuscito ad evitare guai peggiori neutralizzando la minaccia.

L’attentatore indossava una camicia bianca e pantaloni grigio scuro, e portava una barba lunga e un taglio di capelli corto. Sarebbe arrivato sul posto in auto. Secondo informazioni non ufficiali sarebbe in corso la ricerca di una Renault perché qualcuno potrebbe aver trasportato l’aggressore nei pressi dell’ambasciata. Sappiamo che la vittima era di nazionalità serba, proveniente da Mladenovac e residente a Novi Pazar.

“È stato accertato che l’autore dell’attacco terroristico è Miloš Žujović (1999), nome religioso Salahudin, convertito di Mladenovac, che si è trasferito a vivere a Novi Pazar. Nel prosieguo dell’azione, la polizia effettuerà perquisizioni in diverse località. Tutte le nostre forze sono al massimo livello di prontezza”, ha affermato ancora il ministro Dacic.

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