Ancora minacce contro La Russa: “Boia, speriamo che tu muoia”. Ma a Fiano preoccupa di più la fiamma nel simbolo di FdI

Ancora una scritta minacciosa contro Ignazio La Russa. Nel clima incandescente creato ad arte dalla sinistra dopo l’elezione dei presidenti delle Camere riprendono fiato i movimenti antagonisti che si esercitano nel tiro al bersaglio contro figure istituzionali che meriterebbero rispetto. Una nuova scritta contro il presidente del Senato è apparsa ieri mattina sull’acquedotto romano nella zona di via dell’Acquedotto Alessandrino a Tor Pignattara. «La Russa boia speriamo che tu muoia», la frase che è stata immediatamente segnalata dal Comitato Spontaneo Acquedotto Alessandrino alle forze dell’ordine e alla sovrintendenza capitolina con la richiesta di rimozione immediata. «A questo gruppo di sedicenti anarchici, codardi ed incivili non basta imbrattare i muri del quartiere devono anche rovinare un tratto di acquedotto romano e non è la prima volta», si legge sul profilo Facebook del Comitato.

La scritta segue quella firmata con una stella a cinque punte fatta con lo spray sulla sede locale di Fdi, prima del Msi, nel quartiere della Garbatella e lo striscione al Colosseo con il nome di La Russa rovesciato per evocare Piazzale Loreto.

Un’atmosfera che la sinistra condanna a mezza bocca preferendo concentrarsi su altro. Come Emanuele Fiano che, pur esprimendo solidarietà a La Russa, commenta le parole di Giorgia Meloni sui rastrellamenti nazifascisti nel ghetto ebraico nel 1943, mostrandosi poco soddisfatto del percorso intrapreso dalla leader della destra. “Gli suggerisco di togliere la fiamma dal simbolo del suo partito”, dice in un’intervista a Repubblica. Ma le parole di condanna almeno le ha sentite? “Sarebbe stata una notizia se non avesse detto nulla”.

Ci si preoccupa della fiamma dunque mentre compaiono simboli brigatisti e anarchici sui muri della Capitale. “Questa campagna elettorale non è stata il massimo – dice all’Adnkronos la sociologa Chiara Saraceno – a partire dalla politica, dai media, da tutti noi, serve una maggiore sobrietà. Bisogna dimostrare che si può esprimere dissenso anche in modo aspro e duro, ma non minaccioso, senza richiamare la violenza”.

Pubblicato da edizioni24

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