Alessia Pifferi, la mamma che lasciò morire la figlia di 18 mesi di stenti per raggiungere il suo “amore” picchiata in carcere (Video)

Botte in carcere ad Alessia Pifferi, che abbandono la figlia di 18 mesi per raggiungere il suo compagno provocandone la morte. Secondo quanto riferisce Il Giorno le altre detenute hanno infierito su di lei nell’unico momento in cui è uscita dalla cella, in isolamento, per raggiungere la suora che, nel periodo di detenzione, la sostiene psicologicamente. La donna, secondo quanto riferiscono i legali, vive nella paura di aggressioni da parte delle compagne con cui condivide il carcere.

Lo afferma l’avvocato Solange Marchignoli nel giorno in cui il gip Fabrizio Filice ha negato per la seconda volta la consulenza neuroscientifica. Vano fino ad oggi, dunque, il tentativo di far passare per pazza la madre che abbandonò la figlioletta, suscitando un moto di orrore nel paese.

“Alessia Pifferi – scrive il gip Fabrizio Felice – si è sempre dimostrata consapevole, orientata e adeguata, nonché in grado di iniziare un percorso, nei colloqui psicologici periodici di monitoraggio, di narrazione ed elaborazione del proprio vissuto affettivo ed emotivo”. 

Sono passati due mesi dal 21 luglio, il giorno in cui Alessia Pifferi è finita in manette per l’omicidio della figlia, aggravato da futili motivi. La madre l’ha abbandonata per sei giorni senza cibo né acqua nell’appartamento di via Parea in cui vivevano. Sono in corso le analisi che serviranno per verificare o meno la presenza del tranquillante nel latte o negli altri liquidi e delle eventuali tracce di DNA della bambina sul beccuccio del flacone per capire se le sono state somministrate benzodiazepine. I risultati dell’autopsia sul corpo, effettuata a luglio, saranno invece depositati entro fine ottobre.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.