Addio alla Regina Elisabetta, “la Regina”, la sovrana più amata di sempre

Bandiere a mezz’asta e un Regno in lutto che si raccoglie nel dolore e nella preghiera. Alla fine il triste annuncio tenuto tutto il giorno è arrivato: «La Regina Elisabetta è morta serenamente a Balmoral questo pomeriggio». Si legge in un tweet di Buckingham Palace che spegne le speranze e conferma i timori di una giornata di lacrime e preghiere, che ha portato folle di sudditi nelle strade: da Balmoral a Londra. Accomunando nel dolore un Regno (davvero) Unito in un’addio corale e profondamente sentito alla sovrana.

Salita sul trono 70 anni fa, la 96enne Elisabetta II ha fatto il suo dovere fino all’ultimo. Due giorni prima della sua morte, la sovrana ha nominato premier Liz Truss al castello di Balmoral, dove è deceduta oggi. E in quella circostanza che ha offerto a telecamere e obiettivi dei fotografi, la sua ultima immagine: quella di una sovrana forte tanto da resistere alle criticità di una salute già precaria. Di una donna che, in un corpicino ormai esile e di una tempra solida, provata dagli anni, dai dolori e dai problemi, ha racchiuso fino all’ultimo istante una determinazione e una capacità di sacrificio impareggiabili.

In quell’occasione Elisabetta è stata fotografata in piedi e sorridente, anche se fragile ed appoggiata ad un bastone, mentre stringeva la mano a Liz Truss, 15esimo primo ministro della sua lunga carriera di sovrana. Settant’anni di regno festeggiati proprio i primi di giugno, e che Elisabetta II ha solennizzato partecipando brevemente ad alcuni eventi del Giubileo di platino. Senza farsi mancare il rituale saluto dal balcone di Buckingham Palace. Poi, i quattro giorni di festa popolare, sono stati un’immensa manifestazione di affetto, verso una sovrana amatissima, che i sondaggi indicavano apprezzata da otto sudditi su dieci.

Era da un anno che Elisabetta appariva più stanca, più debole. Nonostante a marzo fosse riuscita a superare il Covid. Il 9 aprile 2021 aveva perso l’amato marito Filippo e tutto il Paese si era commosso di fronte all’immagine della sovrana, seduta sola nel suo banco in chiesa, in una celebrazione funebre ristretta, imposta dalle regole della pandemia. Quel colpo della dipartita del coniuge di una vita, l’ha profondamente segnata. E forse per la prima volta l’immagine di Sua Maestà, diventata vedova, che ha cominciato a saltare alcuni eventi ufficiali per ragioni di salute, è diventata una strana abitudine che i sudditi hanno accolto e perdonato. E così, quando lo scorso 10 maggio, è stato il figlio Carlo a pronunciare in parlamento il tradizionale discorso della Regina, nessuno ha battuto ciglio.

Quando però, tre giorni fa, la Regina ha rotto la tradizione e spostato a Balmora in Scozia il passaggio di testimone tra Boris Jhonson e Liz Truss, il tiumore che le condizioni di salute della Regina stessero precipitando si è fatto largo tra la gente. Poi, oggi, il comunicato dei medici che ufficializzano la serietà della situazione e preparano al peggio. Tanti i segnali che, per tutta la giornata, hanno fatto pensare al peggio già prima dell’annuncio ufficiale di Buckingham Palace. Ma ormai, è storia da archiviare.

La storia dei 70 anni regno della Regina Elisabetta, invece, primogenita del principe Albert, diventato Giorgio VI quando salì al trono l’11 dicembre 1936, e di Elizabeth Bowes-Lyon. La vita e l’opera di Elisabetta II – che nasceva il 21 aprile 1926 –. Di una donna imperturbabile nei modi. Sempre attenta a non lasciar trasparire emozioni che potevano essere interpretate come un endorsement politico. Guardiana dell’ortodossia costituzionale, che vuole la Monarchia estranea al dibattito pubblico, la sovrana al di sopra delle parti, è riuscita ad attraversare, adattando se stessa e la Corona, ai tumultuosi cambiamenti della società britannica. Dall’austerità post bellica alla Swingin London. Dal declino economico degli anni ’70 al Thatcherismo. E dalla rinascita laburista di Tony Blair alla Grande Crisi del 2008, fino alla Brexit: hanno fatto di lei una leggenda.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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