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Esclusiva – Capitan Nessuno e i comandamenti indiani Lakota, e “il Corvo” sulle tracce dell’organizzazione criminale rumena: “Cambiavo un hotel a sera, non dormivo mai nello stesso posto”

Esclusiva ith24

In via del tutto anonima riceviamo uno scritto firmato da “Il Corvo” ed uno da Capitan Nessuno per ith24. Come più volte riportato, di Corvo si sa poco o nulla. Come di Capitan Nessuno, il Comandante delle Forze Speciali italiane.

Come di Simbad, un altro comandante delle Forze Speciali che ha avuto il coraggio di riportare di missioni firmate “anonimo” attraverso un libro: “Sniper” che solo grazie ad ith24, in esclusiva mondiale, siamo riusciti a rivelare il suo nome in codice assumendoci, come sempre, tutte le responsabilità del caso.

Ith24 rimane ad oggi l’unico Sito di informazione nazionale a riportare e a rappresentare uomini in forza delle Forze Speciali del calibro di Capitan Nessuno, lCorvo, Argento e Simbad.

La Missiva di Capitan Nessuno

Pochi giorni prima di lasciare gli indiani Lakota dove ero rimasto per un periodo di addestramento extra, uno dei vecchi mi mandò a chiamare. Mi regalò quello che per lui era la cosa più preziosa e che anche per me diventò qualcosa da regalare a chi veramente sentivo “amico”, “fratello”. I dieci comandamenti che erano stati tramandati da generazioni, passati di padri in figli, un compendio della saggezza della tribù. Così lo donai ad uomo che come me, aveva condiviso momenti bui tra vita e morte: “Il Corvo”. Fu un caso che lo incontrai al Ministero e ne approfittai.

Ora quei comandamenti li stavano regalando a me, facendomi sentire parte della loro grande famiglia, sangue del loro sangue. Mi disse che i missionari avevano detto loro che la religione cristiana aveva dieci comandamenti e che su quelli si basava la vita quotidiana. Ma anche i loro erano dieci comandamenti e su di essi si basava non solo la vita quotidiana ma la VITA stessa.

Ci hanno detto che i nostri comandamenti non sono validi, mi disse con tristezza. Ci hanno detto che solo i loro comandamenti sono quelli giusti. Ma noi continuiamo a tenerli nel cuore e a ripeterli ai nostri figli.
E così come me li hanno dati, così li voglio darlli anche a voi amici e fratelli. Perchè prima di ogni viaggio, prima di ogni nuova missione, queste parole rimangano in voi così che possiate a vostra volta ripeterle ai vostri fratelli, amici, figli e non vadano mai perdute…
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Primo: Sii ricco di spirito ed ama la vita, non c’è più grande ricchezza del sapersi accontentare dell’essenziale.

Secondo: Fai ciò che devi fare per il bene di tutti.

Terzo: Rispetta la tua terra, perché noi siamo solo ospiti in essa e siamo venuti dopo ogni creatura, e la natura ci ha dato la più grande ricchezza, “l’intelligenza”, quindi sii tale da rispettarla.

Quarto: Non fare del bene pretendendo che ti sia ricambiato, fallo solo perché è giusto, allora sarai un puro di cuore.

Quinto: Ama chi ti sta al fianco, chi darebbe la vita per te, onoralo in vita e morte, perché lui farà lo stesso con te, e poco conta che esso abbia o meno il tuo sangue, ma conta che tu lo verseresti per lui e lui per te, questo è tuo fratello o tua sorella.

Sesto: Dì sempre e solo la verità, ma solo se essa porta il bene di tutti, altrimenti non mentire, ma ometti, allora potrai definirti limpido di spirito.

Settimo: Porta rispetto ad ogni essere vivente, fai sì che esso faccia lo stesso con te, e prendi esempio da ognuno di essi, perché è solo vivendo in armonia con tutti loro che potrai definirti “libero”.

Ottavo: Non definirti superiore agli altri, né tantomeno inferiore, ma definisciti semplicemente “diverso”.

Nono: Non abbassare mai la testa, non abbassare mai lo sguardo, non piegarti mai e combatti senza esitazione alcuna come fosse l’ultimo giorno che tu possa stare su questa terra, ma mai come se fosse l’ultimo giorno che tu possa vedere il sole, perché esso splenderà sempre per te.

Decimo: Ama, sii felice, gioisci e piangi, porta onore al tuo nome e non lasciare orme sulla pietra, ma stai pur certo che le orme rimarranno nel cuore degli altri ed esse verranno tramandate, se tu sarai in grado di rispettare queste regole.

Su queste regole non perdendo mai di vista i nostri comandamenti si fondano le nostre radici.

Poi La Missiva de “Il Corvo”

Sulle parole e le esperienze di vita di Capitan Nessuno, voglio raccontare ai lettori di ith24 un episodio che ha investito la mia persona molti anni orsono. Non chiedetevi chi sono, da dove vengo e dove sia. Siamo un numero. Come tanti. E abbiamo fatto una scelta di vita, scegliere sempre e comunque la via meno battuta. Siamo uomini, proprio come voi. Anzi. Soffriamo di più. Ma non ci lamentiamo. Lo abbiamo scelto noi. Perché le nostre missioni non possono essere di dominio pubblico. Sepolte in quell’angolo di cuore e testa, consapevoli che marciranno insieme alle nostre carni. Le TV come i Serial dovrebbero trasmettere più Stato e meno Gomorra. Una realtà che ha finito per generare più miti, quelli falsi, pur essendo tessuto sociale dei nostri tempi, definiti moderni.

Correva l’anno XXXXX, ero distaccato presso la XXXX, quando fui convocato dal mio comandarte per una operazione “particolare” sul territorio. Nella stessa regione dove prestavo servizio. Alla notizia rimasi stupito. Mai prima di allora un “nessuno” in forza di un reparto territoriale non dislocato veniva convocato per essere impiegato in una operazione non convenzionale. Ne valeva la mia vita e quella dei miei familiari. Lo stesso comandante ne lamentava la pericolosità: ad operazione conclusa sarai immediatamente trasferito. Servi tu. La copertura del collega di XXXXX è saltata per ragioni non pervenute, te la senti? Un tuo rifiuto non cambierà la mia opinione su di te. Sono richieste le tue caratteristiche, ma posso richiedere un altro elemento, ma richiede del tempo. Hai 24 ore per darmi una risposta. Comandante, non mi porti per campane, accetto.

Mi fu consegnato un fascicolo: foto, numeri di cellulari, residenze. Si trattava di una organizzazione XXXXX con agganci fino a presunti terroristi dislocati tra la mia regione ed alcune coste XXXXX.

Da oggi sei un comune civile. Le comunicazioni dovevano avvenire ogni XXX giorni: consegnare proprie mani ad un altro “nessuno” in località XXXXX alle ore XXXX.

Sì faceva a modo mio. Essendo del posto bisognava improvvisare. Nessun microfono, solo intercettazioni, rilevatori di posizione e cimici.

In meno di un mese girai quasi tutti gli hotel della zona. Non rimanevo mai per più di due giorni nello stesso hotel per evitare strane confidenze. In quelle notti la solitudine prendeva il sopravvento. Ero io e il faldone. Niente donne. Nessun legame. Niente amici. Era meglio non pensarci… veniva lo sbuffo e calava una angoscia che gelava il sangue nelle vene. Conoscevo a memoria ogni angolo delle stanze in cui dormivo. Stanze grandi, fredde, vuote. C’era tutto, bastava una telefonata per ricevere qualsiasi cosa desiderassi, ma non l’affetto.. Mai una persona su cui contare. Il mio migliore amico ero io. Ero il consigliere di me stesso. E non potevi permetterti distrazioni, nemmeno se avessi visto mia mamma agonizzante in un letto. Ciò non significava che non la ammassi. In quel periodo mi frequentavo con una ragazza poco distante, mi voleva bene. Era dolce. Mi preparava finanche le torte. Mi diceva sempre: te le ho preparate con la mano del cuore. Ma dovetti stroncaire la relazione mostrando lei una foto di un’altra donna: amo lei. Pianse e scappò via in lacrime. Cambiai subito utenza ,ma quella sera, in una delle tante stanze d’albergo fu una delle notti più lunghe che ricordi. Quel viso in lacrime mi rimase impresso per mesi e mesi. .

Uno dei criminali che importava XXXXX frequentava un locale in Piazza XXXXX. iniziai così a bazzicare quel posto. Nessuna macchina. Davo troppo nell’occhio e potevo essere facilmente seguito. Preferivo muovermi in moto: ne cambiai diverse. Mi feci amico Il gestore, poi fu arrestato insieme agli altri. Gli dissi che ero disperato e che avevo bisogno di soldi. E che ero disposto a tutto pur di ottenerli. Anche a furti o rapine e mi lusingavo che non mi avevano mai beccato se non per piccoli reati. Ma dovevo farmi notare in maniera negativa, così chiesi supporto e inscenai una lite. Mi finsi ubriaco e accesi la miccia per una scazzottata. Durò pochissimo perché alcuni clienti del locale minacciarono di chiamare i carabinieri. Era troppo. Dovevo farmi notare ma non passare per passaguai, così che bastò un mio sguardo a mettere in fuga i due complici. In men che non si dica passai quasi per eroe: quante gliene hai date, ma ci sai fare con le mani…. Bravo. Sono scappati… dimenticavo che gli eroi erano i balordi, i uappi, i Savastano, i Genny, e non chi rischiava la vita in nome di uno Stato che non si è mai dimenticato da chevparte stare. Ombre a parte.

Caso volle che di lì a poco entrò uno dei capi dell’organizzazione. Gli raccontarono dell’accaduto ed il gestore mi descrisse quasi come se fossi un supereroe. Anzi. Annuii, leggendoci le labbra che gli stava raccontando delle mie difficoltà economiche. E ridevano di me, quando ad un certo punto si avvicinò e mi invitò nel retro del locale a bere una birra. Non bevevo alcol, e per non fare la figura del fesso (perché se non bevi non sei un duro) gli dissi che avrei voluto evitare perché già ero ubriaco fradicio e stando in moto non sapevo se fossi riuscito poi a rincasare. Mi chiese se avessi una macchina. GlI risposi di no. Ma che avevo appunto una moto. Ero armato, avevo sempre con me una Smith Wesson 765. Subito lo feci presente: matricola abrasa. Anzi. Più vedevo la loro reazione positiva più rimarcavo che se fossimo stati altrove li avrei sparati nelle gambe: con me non si scherza. E loro godevano. ridevano. Come eravamo diversi. Ci sai fare, mi piaci. Se vuoi puoi fare qualche consegna per noi…. Non è droga. .. ma…XXXXX. Dipende dai soldi… risposi. Era fatta. Stavo con un piede dentro e l’altro quasi a seguirlo.

Iniziai. Il primo, il secondo…. E così via… In meno di 45 giorni sapevamo tutto fino ai collegamenti.

Poi qualcosa andò storto. Eravamo a cena in un noto ristorante Bar del posto quando fui riconosciuto da un mio collega che iniziò a sventolare il mio grado ai 4 venti. Distinto mi alzai e lo presi a cazzotti, iniziai a lanciare sedie in aria per creare preoccupazioni tra i clienti indurli a uscire e feci in tempo a sussurrare al suo orecchio la mia posizione. Pochi secondi e una volante dei carabinieri mi invitò ad uscire con le mani dietro, mi ammanettarono e mi portarono in caserma. La mia copertura saltò. Dopo 48 ore furono tutti arrestati e l’organizzazione fini di commercializzare………!.

“Il Corvo”

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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