Esclusiva – Intervista al Prof. Marco Plutino (Azione): “Ricostruire il centro-sinistra, perché al momento è un cumulo di macerie”

By Gaetano Daniele

Intervista al Prof. Dott. Marco Plutino, costituzionalista, docente presso l’università di Cassino.

Professore ben trovato. E’ da un po’ che non è qui ospite da noi e ovviamente il tema della nostra conversazione sono le prossime elezioni. Ma l’inizio è obbligato. L’abbiamo conosciuto come militante del Partito Democratico, c’è una novità che la riguarda.

“In effetti ho deciso di tirare una riga rispetto ad un partito pieno di persone in gamba ma con tanti, pesanti difetti che non tolleravo più, e soprattutto con un gruppo dirigente che non mi rappresenta. Ho aderito ad Azione, per la nettezza delle sue posizioni riformiste. Forse un giorno tornerò su una esperienza comunque importante. Ora preferirei andare avanti con l’intervista su aspetti decisamente più interessanti”.

Va bene. Allora parliamo delle prossime elezioni. Quanto sono importanti?

“Né più né meno delle altre. La politica italiana versa in una situazione di grave crisi da decenni, il paese trova sempre il modo di restare a galla ma un altro Draghi non c’è”.

Una sola battuta su questo. Chi ha la responsabilità delle crisi di governo?

“Ripeto quello che ho detto più volte. Nell’ordine: Cinque Stelle, destra intera e Partito democratico. Praticamente a parte Renzi e Calenda nessuno voleva più Draghi o era disposto a tenerlo lì a condizioni che Draghi fosse disposto ad accettare”.

Quindi anche il PD? Non è stato un difensore fino all’ultimo?

“No. Perché Draghi e “campo largo” per il Partito democratico erano i due punti fermi. Ma quando si è trattato di scegliere il Pd ha scelto il campo largo accettando ineluttabilmente la fine dell’esperienza di governo. Poi si è visto come è andata. Dico con i Cinqhe Stelle. Una storia d’amore non corrisposta. Minimo, se lo spasimante strizza l’occhiolino alla malevola ex amica dell’aspirante fidanzata. Il PD ha invogliato la scissione di Di Maio, ovvio che Conte abbia fatto le barricate. Ma il fidanzamento tra i due partiti è stato sempre e solo nella testa del PD. Uno dei mille errori di strategia”.

Il Partito democratico appare in grande difficoltà, anche se parla di rimonta. Cosa avrebbe dovuto fare?

“Ricordo De Luca, parlò del partito unico con i Cinque Stelle. Non aveva tutti i torti, oggi sostiene Di Maio. O sposi fino in fondo la linea o ti volgi dall’altra parte, verso i riformisti, ma poi non puoi mettere i veti come Letta ha fatto, al di là delle apparenze, con Renzi. E’ rimasto con il cerino in mano. Il Pd ormai è un macigno che impedisce una ristruttuzione del centro-sinistra, ne riparliamo dopo le elezioni”.

Non c’è una colpa anche di Calenda?

“In effetti in Italia la coerenza è vissuta come una colpa, lo comprendo. Seriamente, confondiamo facilmente l’apparente incoerenza di un passo, con la coerenza di un percorso. Se trovo una grossa pietra sul mio cammino, devio e riprendo il percorso. Il percorso è sempre quello. Ma questa opinione pubblica, a paritre dalla stampa, è messa maluccio”.

Si ma Calenda non lo sapeva da prima?

“Questo è un argomento diverso. Sono stati giorni convulsi. Letta parlava di un’intesa politica con Calenda e di un diritto di tribuna per altri alleati. Poi è andata diversamente. Quando al programma con Azione si è giustapposto un seecondo programma con Bonelli e Fratoianni Calenda ha capito che in una campagna elettorale così impostata avrebbe perso ogni credibilità. Ora un Letta disperato si ricorda che l’intesa con Verdi e Sinistra Italiana è solo elettorale. A una settimana dal voto. Tardi. Tornando alla sua risposta: forse Calenda ha peccato di ingenuità fidandosi di Letta”

Forse. In definitiva la destra stravince. Altro che “noi o loro”

“Sulla carta sì. Ogni elemento va in questa direzione. Tranne uno: questa legge elettorale è imprevedibile e ci sono quattro aggregatori, cosiddetti poli”

In che senso la legge è impevedibile?

“E’ stata utilizzata una sola volta e la parte uninominale non ha contato nulla. Tutti i voti sono stati orientati dalle liste di partito, in particolare dal plebiscito ai Cinque Stelle. Ora è un’altra partita. Secondo gli analisti i nomi nei collegi contano poco, ma non ne sono così sicuro. L’assenza di voto disgiunto tra le due componenti del voto può creare soprese. Come anche le specificità territoriali. Al Sud si gioca una partita più aperta, per la forza dei Cinque Stelle. I risultati non sono, almeno per me, prevedibili. Ma il segno generale è quello. La destra già si sente al governo. Ma ha paura. Si sente palpabilmente che Giorgia Meloni ha paura. L’hybris è schiacciata da un contesto socio-economico per cui ci vogliono spalle larghissime. Questa destra non ha idee su come affrontarlo, salvo la minestra riscaldata di Tremonti. La destra non ha classe dirigente, basti guardare Forza Italia”.

Quali saranno i dati salienti dell’elezione.

“A parte l’astensionismo, che crescerà in modo importante a scanso del fatto che esiste ogni tipo di offerta politica, ma evidentemente ritenuta complessivamente insoddisfacente, i dati da guardare solo i tre duelli: Pd-FdI, Lega-Cinque Stelle e Terzo Polo-Forza Italia. Sulla carta i primi due mi sembrano ormai segnati, il terzo il più incerto”

Il Terzo Polo ha molto corteggiato il personale di Forza Italia. E’ partita l’operazione moderati?

“Quando ho aderito ad Azione Calenda parlava di un partito liberalsocialista e riformista. Un partito moderato è un’altra cosa. Non so se è cambiato qualcosa. Capisco la tentazione, che è una scorciatoia, di corteggiare pezzi di gruppi dirigenti per lanciare segnali, ma il paese cambia se cambiano idee e persone. I partiti devono rivolgersi agli elettori. Al di là di tutto ho qualche perplessità a registrare che il Terzo Polo eleggerà probabimente solo parlamentari uscenti, salvo rarissime eccezioni. Un progetto nuovo non si fa se non con una classe dirigente nuova. Ma questo è un paradosso ricorrente in politica. Da questo punto di vista i Cinque Stelle hanno fatto eccezione, indicando una via cornata da successo: alla prima prova presero il 25%. La gente non voleva sapere neanche i loro nomi. Bastava il progetto”

Ma non è che è già deluso del partito a cui ha aderito?

“Per nulla. Mi riconosco al cento per cento nel programma e Calenda è un leader che stimo. Mi chiedo solo se le scelte fatte in particolare sulle candidature siano state le più felici. Ma il messaggio funziona abbastanza bene. L’accordo con Renzi era doveroso ed è stato fatto con molta lungimiranza e i gruppi parlamentari unici un fatto di serietà. Certo non tutto va bene, penso ad esempio alla Campania”

Cioè?

“Il discoreso non vale solo per Azione. La Campania è terra di conquista di nomi nazionali. Dove sta la classe dirigente campana del futuro? Era così necessario candidare campani fuori regione – come Amendola e Scotto, del PD – e poi candidare in Campania solo non campani da rieleggere o minestre riscaldate che non hanno dato nulla alla regione? Ediventemente c’è un problema di crediblità, o forza, di chi fa politica in Campania”.

Andiamo sui contenuti. E’ una campagna elettorale dignitosa?

“Per la verità anche finora abbiamo parlato di contenuti. Le formule politiche, le strategie elettorali, i nomi sono contenuti. Chi dovrebbe portare avanti le cose da fare? Comunque comprendo. Dico subito: i programmi sono libri dei sogni. Nessun partito tranne – parzialmente – Azione indica minimamente le coperture, mancano indicazioni di priorità. Ma si capiscono bene tre cose: i Cinque Stelle sono il partito dei bonus, il Terzo Polo della sicurezza energetica e dello sviluppo, la destra del calo delle tasse. Peraltro in quei termini impossibile. La verità è che mai come in queste elezioni ci si muove su binari abbastanza definiti”

Definiti da chi?

“Intanto molte decisioni vengono prese in sede europea. In secondo luogo l’Italia ha preso impegni pluriennali che disattendere sarebbe disastroso. In terzo luogo la situazione economica e politica internazionale restringe gli spazi per una politica nazionale autoreferenziale e, diciamo così, fantasiosa. Ma molte scelte andranno fatte, in ogni caso”

La destra reggerà?

“Intanto vediamo se e come vince. La destra è parecchio divisa ma non vedo quelle forze potenziali che potrebbero far cadere un governo. Posso immaginare fatti interni ai partiti, come un cambio di vertice alla Lega o congiunture internazionali che non mi auguro. Il rischio peggiore è una destra inadeguata che trascini a lungo un governo inadeguato. Ma non so se il contesto potrebbe consentirlo. In ogni caso, sarà fondamentare ricostruire completamente il rapporto del centro-sinsitra con la società e prima ancora ricostruire il centro-sinistra, perché è un cumulo di macerie”.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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