Daniele ai Nick falsi: “Uagliu’ miettitc semp ‘a facc e o nomm.. Solo i pagliacci usano false identità, forse si vergognano di sé stessi”. Ecco l’esempio lampante di un Nick falso

Ci segnalano questo profilo falso.

By Rosa Di Maggio

Imbattersi in profili falsi sui social? Un fatto quasi normale, almeno per i ragazzi italiani. La maggioranza (6 su 10) ci ha avuto a che fare almeno una volta, quasi la metà (il 44%) ne ha creato e utilizzato uno. Perché? Per divertimento (27%), per sentirsi più liberi di scrivere, pubblicare e commentare (14%), per timidezza (8%). Una non trascurabile minoranza lo ha fatto con intenti discutibili: il 5% per aumentare like e commenti sul proprio profilo personale (quello, per intenderci, con il nome vero) e il 2% per sparare a zero sugli altri. In sostanza, per fare l’hater. Sono i risultati di un’indagine condotta da Kaspersky e Giffoni Innovation Hub sul Catfishing, il nome con cui, in gergo, si identifica l’uso ingannevole di profili social fittizi (reso popolare anche in Italia dalla trasmissione di Mtv Catfish: false identità, dedicato alle truffe sentimentali).

Tipico messaggio intimidatorio di un profilo falso .

Il fenomeno degli account falsi non è nuovo: si può dire, al contrario, che sia vecchio quanto i social. Anzi, in alcuni casi si deve proprio alla sopravvivenza di un modo di stare su Internet che li precede..

Ed era considerato una buona pratica: fornire la propria reale identità agli sconosciuti della Rete sembrava, ai più, sconsiderato e rischioso. Facebook e poi LinkedIn, Instagram e in alcuni casi Twitter, hanno imposto, lentamente, un nuovo paradigma: i social come vetrina riconoscibile della propria persona. L’anonimato ha così ceduto il passo all’uso di nomi, cognomi, fotografie. La maggior parte delle persone si è adattata. Ma qualcuno ha mantenuto l’abitudine di aprire account social usando un nome falso (o un nickname storico con cui è ormai identificato online). Ma queste persone, ormai, sono una minoranza. Oggi la maggior parte dei profili pseudonimi che si incontrano su Facebook, Instagram, TikTok eccetera sono nati per altri motivi.

Gli account falsi come “maschere” per celare un’identità insoddisfacente
Come attirare i polli: mi piacciono gli uomini e le donne. Gli uomini vengono attirati da questo genere di donne… vengono presi mentalmenti.

Gli utenti più giovani non hanno fatto in tempo a sperimentare la Rete pre-social. Per loro, stando ai dati raccolti a Kaspersky e Giffoni Innovation Hub, la creazione di account con nomi falsi ha a volte a che fare con il desiderio di mascherare un’identità che non li soddisfa. In particolare, il 22% dei ragazzi intervistati crede che dietro a un account falso possa esserci la vergogna per il proprio aspetto fisico. E, come già detto, l’8% confessa di avere un profilo fittizio per timidezza. Il motivo sembra legato all’importanza da sempre attribuita dagli adolescenti al giudizio dei coetanei. Un fenomeno normale, che però i social possono amplificare a livelli pericolosi: per il Tg3 rilevava, ad esempio, come per l’87% dei ragazzi i like siano molto importanti nella vita quotidiana.

Gli account falsi come valvole di sfogo

Ma c’è anche chi, semplicemente, crea account falsi perché vuole divertirsi (27%), oppure sentirsi più libero (14%). Libero di postare contenuti umoristici, spontanei e disimpegnati senza essere giudicato. Oppure, ancor più semplicemente, libero di non essere trovato da chiunque digiti su Google il loro nome: datori di lavoro del futuro, parenti impiccioni, ma anche conoscenti cui non si vuole dare accesso alla propria vita social. Un fenomeno, anche in questo caso, tutt’altro che nuovo. Già nel 2015 il New York Times segnalava l’esistenza dei Finstagram, ovvero di account Instagram registrati con nomignoli o pseudonimi, spesso paralleli a quelli con nome e cognome, creati (soprattutto dai più giovani) per procurarsi una valvola di sfogo social più libera e disimpegnata. «Sono account privati seguiti solo dai tuoi amici più stretti» spiegava Amy Wesson, 18 anni, al quotidiano Usa, «su cui puoi postare cose che non vorresti far vedere ad altre persone, come foto in cui non sei uscito tanto bene, Storie random o immagini di una festa a cui ti sei un po’ ubriacato». Qualunque sia la ragione per cui i ragazzi creano account falsi, resta un dato: il fatto che le regole di alcune piattaforme proibiscano, sulla cartadi farlo – la policy di Facebook, ad esempio, recita in modo inequivocabile che il social «è una comunità dove le persone usano le loro identità autentiche» – non sembra frenare nessuno, o quasi.

Accanto agli account falsi creati per divertimento, timidezza o desiderio di libertà, e che possiamo considerare innocui, ce ne sono anche di più sinistri, realizzati per ingannare, infastidire o prendere di mira il prossimo. Il 2% dei ragazzi coinvolti nell’indagine ammette di averne creato almeno uno per diffondere odio, ma, come sempre in questi casi, è lecito chiedersi se la stima non sia al ribasso. Il fenomeno del catfishing in questi casi si va a sovrapporre a quello del cyberbullismo, perché un account falso può essere usato per perseguitare in forma anonima un compagno. Oppure per ingannarlo, convincendolo di avere a che fare con una persona di cui può fidarsi, come nelle truffe sentimentali o nei casi resi celebri da Catfish: false identità, ma anche in alcune sfide online dai contorni non sempre chiari (la più recente delle quali sembra coagularsi attorno al personaggio di Jonathan Galindo). Se si considera la giovane età di alcuni dei ragazzi e delle ragazze coinvolti (Kaspersky e Giffoni rilevano, tra le altre cose, che il 40% degli adolescenti italiani ha aperto il suo primo profilo social prima dei 12 anni e oltre l’80% prima dei 14) risulta chiaro quanto sia importante non sottovalutare il fenomeno, pur senza scivolare in inutili allarmismi. Anche se va evidenziato un altro aspetto importante: dietro alle truffe sentimentali, si possono nascondere anche vere forme di prostituzione. Addirittura c’è che mette foto (vedo non vedo – reali) falsificando però il nome e cognome, esclusivamente per adescare uomini.

Le truffe sentimentali e la prostituzione attraverso social e molto alta tra gli adulti, compresi da una fascia di età che va dai 25 ai 55 anni.

Il loro linguaggio ormai è comune (i soldi vengono chiamati rose e/o regali).

Quello che ci colpi fu un articolo che citava proprio una truffa sentimentale ai danni di un malcapitato. La donna, appariva agli occhi della povera vittima, sensibile. Umana. E, con artifizi, faceva credere lui di regalie alla figlia per natale, quando in realtà, non la vedeva e non la chiamava da mesi. Il fine di queste bugie, di queste truffe, è sensibilizzare la vittima. La loro tripla personalità, riesce, in ognuna della sue maschere, a mantenere freddezza, consapevolezza di quello che si sta facendo, e fine ultimo. Tipico atteggiamento dei bugiardi patologici. Molti cadono nella rete perché realmente credono ai loro tristi racconti. Altri, perché soli. Facili prede. E i truffatori del web sanno riconoscere alla perfezione le loro prede. Una prostituta con vari reati per truffa, anni fa, raccontava ad un sito online, che riusciva a riconoscere un pollo soltanto guardandolo in faccia.

Sul tema è intervenuto anche Gaetano Daniele. “Chi dice una bugia non commette quasi mai reato, ma se lo fa sui social network può rischiare un processo penale. Anche se i profili social falsi vengono spesso creati per proteggere la propria privacy, in alcuni contesti possono diventare fonte di responsabilità penale. Non è solo il caso del pedofilo che si nasconde dietro le foto rubate a un giovane di bell’aspetto per farsi mandare scatti hot dalle ignare ragazzine (fattispecie giudicata proprio pochi giorni fa dalla Cassazione), ma anche quello di chi si finge capo del personale di un’azienda per ingraziarsi le simpatie di un’aspirante candidata o si spaccia per single quando invece è sposato o magari sta tentando di carpire informazioni segrete dal responsabile di un’azienda non rivelando di essere un concorrente o è il caso di chi si appropria dell’identità di un noto personaggio dello spettacolo per prendere in giro qualche amico. La Cassazione ha però avvertito: chi usa il profilo social falso rischia grosso anche quando in gioco non ci sono reati di particolare gravità come quelli a scopo terroristico. Sempre la Corte, peraltro, ha di recente ritenuto possibile identificare i profili fake solo sulla base di prove indiziarie quale il semplice indirizzo IP, benché la connessione a internet sia condivisa da più membri della famiglia. Insomma, il web sta diventando un luogo pericoloso per chi non sa come funziona la legge. Quando si pensa al profilo falso non si deve immaginare solo quello “rubato” a un’altra persona realmente esistente. Nelle maglie della magistratura penale può cadere anche chi crea un’identità di fantasia, che non esiste con l’obiettivo di avere più visibilità, di ingannare gli utenti, estorcere denaro, denigrare qualcuno o sedurre qualcun altro. Il reato, in tutti questi casi, è sempre lo stesso: la sostituzione di persona che il codice penale punisce con la reclusione fino a un anno. In particolare la condotta vietata è quella di chi, per procurare a sé o ad altri un vantaggio o per danneggiare altri, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, oppure una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici (ad esempio quella di celibe o nubile)”.

Prima di stabilire cosa si rischia a creare un profilo social falso, vediamo quali sono le condotte sanzionate penalmente.

Non si può rubare la foto presa da un profilo social di un’altra persona realmente esistente e metterla sul proprio, anche se il nome dell’account è diverso. È proprio il furto di immagine ad essere sanzionato penalmente. Il reato di sostituzione di persona scatta anche se l’intento non è illecito ma solo scherzoso. Infatti il vantaggio che il codice penale richiede per configurare l’illecito può essere anche solo quello di avere più visibilità nelle rete.

Non si può neanche usare il volto di una persona famosa, fingendo di essere lui. Si può però creare un profilo fan usando l’immagine di una star. In tale ipotesi, infatti, è chiara la finalità che non è quella di far cadere gli altri in inganno ma di celebrare un personaggio.

Usare una foto immaginaria è vietato?

Si può utilizzare una foto di un personaggio immaginario, ad esempio elaborata al computer e frutto di una grafica 3D a condizione però che ciò non serva per commettere reati o per truffare le persone o farle cadere in errore.

Mentire sul sesso

È infine vietato dire di essere un uomo quando invece si è una donna o viceversa. La legge punisce infatti chi tradisce la fiducia di coloro che navigano in rete. Per i giudici il reato scatta anche se non c’è un finalità economica: il vantaggio descritto dalla norma può essere dato anche semplicemente dalla visibilità, nuovo patrimonio degli utenti della rete.

Come scoprire un profilo falso social

Nel risalire all’autore del reato, il Pm che indaga può farsi rilasciare informazioni dai provider e dai social network

La Cassazione ha di recente ritenuto legittimo risalire all’autore del reato di sostituzione di persona tramite l’indirizzo IP con cui questi si è collegato alla rete internet. Difatti, oltre agli accertamenti tecnici sui dispositivi, pesano anche gli elementi indiziari che, se precisi, gravi e concordanti, possono portare alla condanna. Risultato: l’indirizzo IP può identificare il colpevole, anche se proviene da un router aperto, ovvero non protetto da password, se altri elementi fanno convergere verso l’identificazione del profilo fake, come i pregressi rapporti con la vittima, l’età e il contesto in generale.

Per questo, non creatè profili falsi, potrebbe essere molto pericoloso. Un boomerang. E anche su questo, Daniele nota: “Non amo i profili falsi, ma soprattutto chi li crea facendo passare quel personaggio per altri… Uagliu’ mttitc semp a facc in quello che fate. E non vergognatevi del vostro cognome. Siate sempre voi stessi. Fate come me, quando volete esternare un pensiero, scrivetelo. E sotto apponete la vostra firma, vera. Lo dice stesso la parola: Profilo Falso. Se uno è falso, può mai dire cose vere?. Uagliu’ sntit a me.. mttitc semp a facc”.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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