Gaetano Daniele: “Discoteche chiuse? Ecco qual è la differenza tra Politica, Magistrati e Ristoratori. Tutto il resto è fuffa”

By Gaetano Daniele

Prima di scrivere questo post sui garantiti e i non garantiti, mi piace ricordare due motti che fanno parte del mio vivere quotidiano. Il primo: “O signore preservami dal giudicare un uomo se non ho prima percorso un miglio nelle sue scarpe”. Ovviamente la citazione non è farina del mio sacco, ma di Cavallo Pazzo. E la seconda: “Non legare mai ad un albero un Leone con una pecora”. La pecora potrebbe darsi false speranze e costruire altre chiacchiere interpretative, invece di ringraziare il Leone. Un po come la nostra Nazionale di calcio che, sotto di un gol dopo appena 4 minuti di gioco aveva acceso quella speranza nei tifosi inglesi, poi sbranati dagli azzurri ai rigori. Tutto sta nel conoscere le proprie capacità. iI resto è fuffa. E i ristoratori come gli imprenditori sono Leoni, legati ad un albero con dei rappresentanti politici, le pecore.. E non vedono l’ora di veder sfilare i responsabili del disastro.

Dopo le due citazioni. Vengo alle due scene. Scena numero uno, la protesta dei ristoratori. Sono scesi in strada e in tutte le piazze d’Italia con le mascherine e i cartelli, Come i proproetari di discoteche che, dopo 18 mesi sono ancora col culo per terra. Protestano perché non lavorano da circa due anni, e dicono, non è questione di irresponsabilità ma di sopravvivenza. Non chiedono né sostegni né vaccini, chiedono di lavorare..

Scena numero due, la protesta dei magistrati. Il loro sindacato ha diffuso una nota per esprimere “disagio e sconcerto” poiché l’illustre corporazione non è stata inserita fra quelle da vaccinare prioritariamente e pertanto saranno costretti a rallentare lo svolgimento delle mansioni, o in casi estremi a sospenderle. Come del resto è avvenuto e lentamente riprese. Per dirla in breve, i ristoratori e gli imprenditori titolari di locali e discoteche sono alla canna del gas e chiedono di lavorare di più, anche senza vaccino; i magistrati continuano a ricevere lo stipendio e, senza vaccino, vogliono lavorare di meno..

Era difficile descrivere meglio il concetto di diseguaglianza fra i garantiti e i non garantiti, fra chi non mangia se non si rimbocca le maniche e chi mangia comunque ma lo stesso si lagna e con accenti di protervia.

Era difficile immaginare un’esemplificazione più spettacolare della Giustizia che non sa che cosa sia la giustizia. Era difficile trovare due immagini così simili e così distanti a rappresentare la tragedia nella tragedia del nostro disgraziato Paese.

Ne volete sentire un’altra? Provate ad andare a fare una querela di sabato. Se siete sfortunati, trovate il sergente Grassia, Il piantone. Giustamente, tra un video su YouTube e una vacanza da scegliere su booking.com, vi invita a ripassare il lunedì successivo. Ma vi cita anche il codice penale: “ha 3 mesi di tempo per depositare una querela”. Se poi vi capita di seguire il consiglio del sergente Grassia, cioè del piantone, e di ritornare dopo 45 giorni, la prima cosa che vi domandano è: “ma perché siete venuti dopo 45 giorni?”. Ma ciò non significa che siamo contro il Sergente Grassia, perché alta è la considerazione delle Forze dell’Ordine. Soprattutto quelle impegnate in prima linea.

Quando prestavo servizio all’Ispettorato RFC, anche li c’erano i garantiti militari e i garantiti civili. Ogni tanto mi assentavo per mangiare pane e sabbia, e quando ritornavo negli uffici tra ferma carte e aria condizionata, c’era un civile, molto simpatico, un toscanaccio di Scandicci, è ancora li, mi diceva: beato te, hai fatto soldi. Cosa rispondergli? Ridevo e la buttavo in caciara. Del resto anche lui era li per svolgere il suo compito. Quale? A distanza di anni non l’ho ancora capito. Forse a scaldare la sedia. O a consumare giga tra un solitario e una immagine di una bella donna pronta a sfilargli 50 euro per un massaggio corpo a corpo.

E forse proprio per questo che dopo 18 mesi di chiusure arriva ancora un no alla riapertura delle discoteche. A fronte degli ultimi giorni di festeggiamenti di piazza e caroselli nelle strade per la vittoria agli Europei. Ma anche in seguito ai casi di raduni clandestini affollati, oltre che in considerazione dello stato di crisi in cui versa un settore messo in ginocchio dalla pandemia. Ma l’intero comparto non demorde e torna a chiedere al governo un provvedimento di riapertura dei locali e risarcimenti per il danno subito a copertura dei 18 mesi di chiusura forzata delle aziende, mentre quel mio caro amico civile dell’Ispettorato è ancora li, forte del suo stipendio garantito, forse con in mano quel solito cellulare, giocando la sua solita partita a solitario. E perché no, magari dicendo che sia giusto tenere tutto chiuso per evitare ulteriori contagi. Però se poi muoiono di fame, daremo la colpa al destino: cosi doveva andare.

Anche perché, come riportava nei giorni scorsi una nota dei rappresentanti di settore, “il 25 giugno il Comitato Tecnico Scientifico ha dettato la linea per riaprire le discoteche e locali da ballo”. Sono passati 20 giorni e ancora tutto tace. Nel frattempo, in ogni città d’Italia milioni di ragazzi ballano e festeggiano nelle piazze e in luoghi abusivi. Senza controlli, né protocolli di sicurezza sanitaria.

Non solo: lamentando lo stallo di governo sul punto, gli imprenditori delle discoteche, in un incontro a cui hanno partecipato diverse sigle del settore, hanno ribadito come, al contrario, “le discoteche e i locali da ballo possono essere dei presidi di sicurezza. Garantendo l’accesso con il green pass”. E dunque, stallo e incertezze sono solo per i rappresentanti di categoria.

A volte mi capita di sognare i garantiti nei panni dei non garantiti, una tragedia. Figuriamoci in prima linea. Dovrebbero introdurre i “Pampers” d’ordinanza. In una fondina a parte sulla gamba sinistra.

Tanto che gli operatori del comparto rivendicano: “Abbiamo bisogno di una data certa per ripartire con la nostra attività. E ne abbiamo bisogno subito”. Cazzo, come dargli torto. Mica il loro è un hobby per uscire di casa e farsi i cazzi loro? Quello è il loro lavoro.

E invece ieri in Aula c’è stato l’esame degli ordini del giorno al decreto “Sostegni bis”. Sol perché lo chiedeva un partito, di cui non cito, perché dare diritto al lavoro non deve avere appartenenze politiche o di colore.

Ma la certezza è che tutti i partiti che sostengono il Governo Draghi. hanno votato contro la proposta dell’unico partito di minoranza che avrebbe consentito la ripartenza di un settore allo stremo.

Insomma, meglio un ferma carte che un giro di ballo….

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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