[L’uomo della Guerra] Capitan Nessuno, l’eroe delle TF-45 a ith24: “A volte si calpesta la testa del serpente senza volerlo…”

A volte, quando mi chiedevano cosa fare, non l’ho detto mai a nessuno, ma non lo sapevo nemmeno io, improvvisavo. Questa vita sapeva esser un serpente velenoso. Ma poi ho capito che anche gli altri, tutti gli altri, tutti quelli che sembravano sicuri, alla fine facevano come me perché nemmeno loro sapevano sempre cosa fare.
Poi c’è chi è più bravo di altri a non far capire che sta improvvisando…e riesce a pestare la testa del serpente anche senza averlo programmato.

Ci avevano passato una informazione, uno dei “signori della guerra”, uno dei più feroci e sfuggenti, sarebbe stato in un villaggio in mezzo ai monti per andare a trovare una donna. Non si sapeva bene chi fosse la donna, amante, moglie, sorella, parente…si sapeva che era vedova, che stava con due figli piccoli e che questo tipo andava a trovarla regolarmente. Quindi ci attivammo. Due mezzi, una decina di uomini in tutto, arrivammo al paese e contattammo il capo villaggio che confermò che sì, quell’uomo potente andava a visitare la donna, quasi in modo regolare. E no, non avevano intenzione di difenderlo, supportarlo, sapevano bene chi era, a loro bastava che non facesse del male a nessuno nel villaggio e che se ne andasse velocemente. Gli dissi che volevamo neutralizzarlo e lui annuì, gli occhi neri da falco che valutavano tutti noi, gli stava bene. Ci aiutò a mimetizzare i mezzi, alla fine sembravano due capanne per le capre, ci fornì anche capre vere e uomini del villaggio che stazionarono lì intorno, da fuori noi risultavamo invisibili. E aspettammo. Sono i momenti peggiori. Quando non sai cosa succederà e devi in ogni caso non fare nulla.

Col binocolo seguii un paio di volte la donna che, avvolta nel burka, usciva e rientrava in una casetta un po’ discosta, i due ragazzini al fianco, un maschietto e una bambina piccola. Usciva a distendere il bucato, a prendere cibo dall’orto, nessuno del villaggio la guardava nemmeno o la salutava o si fermava da lei.

Restammo lì due giorni e poi, come per incanto, una nuvola di polvere sulla strada del deserto ed ecco apparire un fuoristrada. Sul retro era piazzata una mitragliatrice e c’erano due uomini in piedi, oltre all’autista e a un uomo seduto davanti. Il capo villaggio me lo indicò, una venatura di disprezzo nella voce.

Quello è l’uomo che cercate.
Bene, ora sapevamo cosa fare. Diedi disposizione ai miei, nessuno altro del villaggio doveva essere toccato, doveva essere una cosa veloce e pulita, senza strascichi e senza vendette future. L’uomo doveva essere neutralizzato, assieme ai suoi accoliti e il fuoristrada sarebbe stato portato nel deserto e bruciato, un fatale incidente, nessuno da colpevolizzare, anche i “signori della guerra” a volte muoiono in banali incidenti.

Tanta attesa e poi fu questione di minuti. Degli spari ben diretti, gli uomini alla mitragliatrice non ebbero neppure il tempo di rendersi conto di cosa stava accadendo e tutto era finito. Quattro uomini a terra e i nostri tutti salvi. La donna uscì dalla casa e corse verso l’uomo disteso a terra, sembrava quasi in festa, agitava le braccia, gridava ma non erano grida di dolore. Mentre la guardavo, un colpo secco arrivò da non so dove e la donna cadde a terra, accanto all’uomo. Guardai i miei che negarono, sorpresi. Non siamo stati noi, capo. Il capo villaggio disse, sibillino. Non aveva una vita facile, qui. E poi uscirono i due bambini e di nuovo due colpi precisi, rapidi, vidi il riflesso del fucile in una casa poco lontana e di nuovo ci furono due corpicini in terra e il capo villaggio, si strinse nelle spalle e disse. Inch Allah…è il volere di Allah…nemmeno per loro la vita sarebbe stata facile, qui al villaggio.

Avevano detto tutto. Approfittato di noi per eliminare tutta la famigliola, forse colpevole di aver portato lì tra loro quel “signore della guerra” che spaventava e uccideva contadini inermi.
Nel giro di mezz’ora avevamo smontato le baracche create intorno ai mezzi e ci rimettemmo in viaggio. L’uomo ci accompagnò fino all’uscita del villaggio, guardando criticamente i miei uomini che avevano caricato i quattro uomini sul fuoristrada e lo stavano guidando lungo la pista. Io indicai la donna e i bambini, ancora a terra. Quelli? Che ne dobbiamo fare? Lui scosse il capo. Facciamo noi. Erano gente del villaggio. Un concetto un po’ difficile da capire…da morti facevano parte del villaggio, ma da vivi non li avevano voluti…comunque fosse, un pensiero di meno per noi. Decisi che non avrei messo nel rapporto questa conclusione, in fondo a noi interessava solo che il nostro bersaglio fosse stato colpito ed eliminato, delle faide di paese se ne potevano occupare al villaggio.
Lungo la strada, ripensai a quando mi ero detto che in realtà, spesso non sapevo cosa fare e improvvisavo. Apparentemente anche il capo villaggio aveva improvvisato, aveva colto una occasione per rendere il villaggio più vivibile. Già avevano tanti problemi. Aveva schiacciato la testa del serpente, anche se non era stato programmato. Ed era andata bene.

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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