Afghanistan, Capitan Nessuno e la donna col Burka….

Era arrivato al campo spingendo davanti a sé tre caprette e trascinandosi dietro un asino con sopra una donna col burka blu scuro e due bambini piccoli.

Viso duro, chiedeva solo del “doktor” e così dopo aver controllato che non avesse bombe addosso, né lui né i bambini né le capre, lo lasciammo passare e gli indicammo la tenda dove c’era il nostro ospedale, il nostro medico. L’uomo legò il mulo fuori ad un paletto, fece scendere la donna ed entrò nella tenda, lasciando fuori capre e bambini che rimasero immobili come pietrificati, gli occhi che seguivano ogni nostro movimento, chissà cosa gli avevano detto che facevamo, noi, i diavoli stranieri.

Io avevo seguito la scena da sotto la mia tenda, non c’era bisogno del mio intervento, i miei uomini sapevano esattamente come comportarsi in ogni situazione e quella non mi sembrava pericolosa. Una decina di minuti e il medico schizzò fuori dalla tenda urlando: C’è un interprete da qualche parte??? sì, ne avevamo due o tre che stazionavano intorno al campo, pronti a tradurre in inglese, un paio persino in italiano, lo avevano imparato in quel periodo ed erano bravi. Così seguii con gli occhi uno degli interpreti che si fece avanti e seguì il medico di nuovo sotto alla tenda. Un’altra decina di minuti e di nuovo il nostro medico venne fuori, chiaramente incazzato e adesso si diresse a grandi passi verso la mia tenda, voleva parlare con me: Capitano, qui non ne andiamo fuori! Il marito non vuole che visiti la donna, non la devo toccare, non la devo neppure guardare in faccia e come cazzo faccio a dirgli che cosa ha? Lei si lamenta, sembra che soffra, ma se almeno non gli fa togliere quel sacco che ha addosso, non posso sapere cosa ha!

Lo sapevo, era una delle cose contro cui dovevamo combattere più aspramente. Le donne non si devono vedere, toccare, specialmente uno straniero. Ma capivo perfettamente la frustrazione di un medico che deve poter guarire, curare, un paziente che non vede nemmeno in faccia… così mi avvicinai alla tenda ospedale e cercai di parlare con l’uomo, che, rigido, se ne stava in un angolo, diffidente. Con l’aiuto dell’interprete gli spiegai che il medico doveva poterla almeno vedere in viso, fargli tirare fuori la lingua, chiederle dove aveva male o non sarebbe stato in grado di fare nulla. L’uomo ascoltò intento e poi disse alcune parole e l’interprete ci tradusse. Dice che dovete darle delle pillole, che se le prende poi sta meglio…di bene in meglio. Il dottore alzò gli occhi al cielo. E che razza di pillole le do? Un’aspirina ecco cosa le do! E che vada affanc…Sapevo che era solo incazzato e che avrebbe fatto il possibile, così rimasi a tiro, niente altro potevo fare. Le trattative andarono avanti per quasi un’ora. La donna si lamentava, si era seduta a terra e sembrava piangere e l’uomo continuava a dire che nessuno avrebbe visto il suo viso, il suo corpo e che voleva solo le pillole…a quel punto mi venne in mente una cosa e così lo dissi sottovoce al medico. E se ci fosse una donna? Una donna che possa stare con lei? Farla spogliare? Lui guardò l’uomo e poi guardò me. Chi? Abbiamo una donna al campo. Un Marines americano, è rimasta qui perché serviva per la prossima operazione ma sono sicuro che sarà felice di aiutare.

Il Marine arrivò dopo pochi minuti, era una ragazza bionda e sembrava fragile ma io l’avevo vista in azione e se la cavava magnificamente. Le spiegai la situazione, lei acconsentì a provare e così il circo si allargò…ora l’interprete doveva parlare con l’uomo, col dottore, con la ragazza…dopo una estenuante trattativa, finalmente l’uomo acconsentì, la sua donna sarebbe stata dietro ad una tenda, con la ragazza, si sarebbe tolta il burka e la ragazza avrebbe detto al dottore quello che voleva sapere, senza che lui la vedesse o la toccasse mai…Preparammo la tenda, dietro la ragazza e la donna in burka, davanti il medico e il marito e l’interprete e cominciammo la visita…surreale! Togli il burka e chiedile dove ha male – La ragazza riferiva, diligentemente – Ha male al ventre, allo stomaco – ha vomitato? Da quanto tempo? Domande e risposte, andavano veloci, il medico si stava facendo un quadro della situazione e alla fine annuì. Bene, ora dovrei palparle la pancia…che si appoggi alla tenda…la ragazza la convinse ad appoggiarsi alla tenda e lui la palpeggiò fino a che la donna fece un grido e lui annuì, contento.

Bene, niente di grave, ha solo un blocco intestinale, chissà che cazzo ha mangiato, adesso le dò io qualcosa che le disintasa la pancia!!! Mezz’ora dopo l’uomo, col suo mulo, la sua donna, i figli e le capre, se ne stavano andando, soddisfatti, con una purga da cavalli che avrebbe ridato vita all’intestino intasato di quella donna per i prossimi giorni.

Il medico venne a sedersi accanto a me, era esausto. Ma si rende conto, capitano? Come, come possiamo aiutarli, se nemmeno si lasciano vedere, toccare? Sa quante donne muoiono nei villaggi in queste condizioni? Con le malattie più stupide…una bronchite non curata, un’ernia strozzata, una appendice infiammata…ne muoiono meno di parto, per quello ci sono le levatrici che le seguono. Ma se solo prendono un raffreddore, non c’è modo di far niente per loro. Rimase in silenzio fissando il nostro campo, un’oasi di serenità e di progresso per quella gente. Poi scrollò il capo e si alzò con un sospiro. Mi saluti il Marine, è stata brava, calma e senza isterismo, se vuole può darmi una mano qui…sapevo che non sarebbe stato quello il suo compito ma dissi di sì lo stesso. Una normale giornata in un avamposto in Afghanistan… niente da segnalare, per oggi…

Pubblicato da edizioni24

Per info e segnalazioni: [email protected] Fondatore Sito: Gaetano Daniele, già editore de "Il Fatto" e "Il Notiziario"

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