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Capitan Nessuno e gli uomini del Mossad in Afghanistan… Benvenuto nel Club, Capitano…

By Capitan Nessuno

Noi facciamo parte di un club. Un club privato, dove nemmeno i soci si conoscono tra di loro, dove non c’è bisogno di tessera d’ingresso e dove si entra e si esce a seconda dei momenti.

Una prima volta mi sono imbattuto nel club in Iraq, ci eravamo lasciati alle spalle un conflitto piuttosto cruento che aveva messo a terra uomini e mezzi e ce ne stavamo tornando a casa, malconci. Uno degli uomini disse tra i denti. Poveri cristi, a quelli chissà se viene qualcuno a prenderli. E così mi accorsi che distesi a terra tra la sabbia erano rimasti degli uomini, feriti. Feci fermare il convoglio, chiamai il comando ma mi dissero di lasciar perdere, non erano dei nostri, qualcuno sarebbe andato a prenderli, prima o poi.

Non ci misi molto a decidere, stava venendo notte e di sicuro i nemici si sarebbero accorti che c’erano ancora soldati tra la sabbia, soldati abbandonati e forse senza più munizioni. Mandai avanti due dei nostri mezzi e tornai indietro con quello dove stavo io, caricammo su i feriti e ripartimmo, al diavolo gli ordini ricevuti, non si lascia nessuno indietro anche se non è dei nostri.

Ma al comando mi diedero una lavata di capo di quelle da ricordare per sempre. Capitano, quelli sono uomini del Mossad. Lei lo sa cosa è il Mossad, vero? E noi non vogliamo avere nulla a che fare con loro. Ho già mandato a chiamare chi se li porterà via, ma dovremo dire che è stato una sua idea, che non volevamo interferire, chiaro? E non lo faccia mai più. Chiarissimo. Uno dei feriti quando gli passai davanti disse sottovoce Grazie, a buon rendere…e dentro di me mi dissi che ovviamente non avrei mai dato modo a nessuno di loro di aiutarmi, mai…Invece, meno di due anni dopo, per una serie di circostanze mi trovai abbandonato in mezzo al deserto in Afghanistan, con solo un ultimo colpo in canna e la prospettiva di finire o tra le mani dei talebani o morto. Chiamai e chiamai ma la mia radio era stata colpita e sembrava che nessuno mi sentisse. Poi c’era stata una voce, come dall’oltretomba. Una voce che aveva chiesto in inglese. Ma tu chi sei? Non sapevo chi fossero, di certo non dal mio comando perché altrimenti avrebbero risposto prima, così dissi che ero un soldato di una TF Interforze, che ero rimasto solo, che la radio non mi funzionava granchè.. La voce tacque per alcuni minuti, pensavo mi avessero abbandonato anche loro e poi invece tornò, pressante. Togliti dalla pista, spara un colpo in aria e aspettaci. Tempo di avvicinamento 30 minuti, da est. Feci come mi ordinavano di fare, non avevo molte altre alternative, sparai l’unico colpo al cielo e mi nascosi tra le dune aspettando per i più lunghi trenta minuti della mia vita, gli occhi a controllare che nessun altro avesse sentito quel colpo e non mi piombassero addosso, ora ero totalmente disarmato, a parte un coltello. Poi, da est, il rumore di un elicottero, nero e senza contrassegni, che rimase a mezz’aria sopra di me mentre mi recuperavano. Non erano dei nostri…a bordo tre uomini, mimetica e kefiah, senza gradi, senza contrassegni di paese, come me, come noi, fantasmi… e mi portarono fino al nostro avamposto, in perfetto silenzio. Si fermarono in mezzo al campo, e quando stavo per scendere, l’uomo che mi aveva tirato su mi disse, un mezzo sorriso sul viso abbronzato e nascosto dalla kefiah, le buone azioni vengono sempre ricompensate, capitano…tu hai fermato un convoglio e disobbedito agli ordini per salvare me e i miei uomini e oggi ti abbiamo restituito il favore. Ora siamo pari. Se ne andarono e di nuovo mi fecero un mazzo tanto al comando, come diavolo avevo fatto a chiedere aiuto al Mossad, perché erano venuti a salvarmi, che contatti avevo con loro…alla fine si convinsero che in realtà non li conoscevo, non sapevo nulla di loro, che era stato solo perché la radio aveva funzionato solo verso di loro e che sì, io avevo salvato loro una volta e ora si erano sdebitati….

Ma da quel momento capii che ero entrato a far parte del club. Quel club senza nomi dei soci, senza tessera, senza regole…un club dove contava di più la parola d’onore che le regole scritte, un club dove ognuno lavorava per il suo paese ed era pronto ad ucciderti se facevi qualcosa contro di esso, ma nello stesso tempo non tradiva gli amici, un club dove per mantenere una parola data si va contro ad ordini e regole e si segue la coscienza e l’umanità. Ecco, in certi momenti mi sento onorato di essere entrato a far parte di questo club d’elite…

Pubblicato da edizioni24

Gaetano Daniele già Editore de Il Fatto e Il Notiziario (Settimanali per la distribuzione gratuita) Amministratore Il Notiziario e ith24.it Per contattare ith24 scrivere a: [email protected]

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